Accademia di Ungheria - Dettaglio evento

Sede Via Giulia, 1, Roma -  Mappa
Informazioni Tel info 066889671 | austrianculturerome@rmnet.it




Áron Gábor

Dal giovedì 25 marzo 2004
al domenica 18 aprile 2004

Gli artisti correlati Áron Gábor

Comunicato stampa evento: Áron Gábor

L’Accademia d’Ungheria in Roma

Il Cafè Europe – Centro di Arte Contemporanea
inaugurazione della mostra
del pittore e scultore

Áron Gábor

Giovedì 25 marzo – 0re 18 .00
Accademia d’Ungheria In Roma
Palazzo Falconieri
Via Giulia 1- Roma

Inaugurazione a cura di Maria Angela Piga, storico d’arte.

Pittore, scultore, disegnatore e grafico, video artist: dai primi anni ’80 l’ungherese Áron Gábor si cimenta in diverse forme espressive, rivelando un radicale eclettismo. Il metodo dell’artista di sovrapporre differenti strati ed esperienze, di combinare vari simboli, riflette un gusto e un’inclinazione tipica della fine del millennio. Egli non riconosce un sistema chiuso ed omogeneo come l’unico possibile, e non accetta alcuna riduzione della forma. Piuttosto che dalle possibilità dell’immateriale, egli è attratto dalla ricchezza dell’espressione sensorial-.materiale, dall’ornamento opulento ed esuberante. La metamorfosi perenne è il tema dominante in ogni forma di arte in cui Gábor si cimenta.
In occasione della sua mostra presso l’accademia d’Ungheria, Áron Gábor propone una selezione di circa 50 dipinti e alcune sculture in metallo, che trasmettono il messaggio di una storia personale, intima, ma che rappresentano anche un’importante testimonianza dell’arte contemporanea ungherese, una realtà che dalla fine degli anni ’70 si evolve con entusiasmo ed energia.
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Parallelamente, presso la Galleria del Cafè Europe - Centro di Arte Contemporanea (Roma, via dei Prefetti, 46) dalle ore 19,30 saranno visibili altre opere di Áron Gábor.

Al termine dell’inaugurazione sarà servito un rinfresco.



Per informazioni e conferma partecipazione:
Ufficio Stampa: Cristiana Persia cristianapersia@tiscali.it




Personale di Áron Gábor, 25 marzo-18 aprile 2004
Accademia d’Ungheria in Roma, Palazzo Falconieri- via Giulia 1, Roma Tel. 06.6889671
Orario: dal Lunedì al Venerdì 10-13 e 16-19.30; Sabato 16.30 – 19.30
Ingresso libero.


Nato a Budapest nel 1954, Áron Gábor si è laureato all’Accademia di Belle Arti, ed ha avuto l’opportunità di studiare in Finlandia, Germania, Svizzera, Canada, Gran Bretagna e Italia.
Dal 1982 ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive in Europa e in tutto il mondo.

Vortice….
di Lóránd Hegyi

Dai primi anni ’80 Áron Gábor lavora come pittore, scultore, disegnatore e grafico, video artist.
Un radicale eclettismo ha sempre caratterizzato il suo concetto di arte. Sebbene sia contrario al concetto di unità della forma, il suo stile, il suo particolare mondo di forme e figure è facilmente riconoscibile.
Il metodo dell’artista di sovrapporre differenti strati ed esperienze, di combinare vari simboli, riflette un gusto e un’inclinazione tipica della fine del ventesimo secolo, la fine del millennio.
Nel caso di Áron Gábor, artista tanto prolifico e istintivo, la concezione del mondo e il senso artistico sono elementi strettamente correlati. Egli non riconosce un sistema chiuso ed omogeneo come l’unico possibile, e non accetta alcuna riduzione della forma. Piuttosto che dalle possibilità dell’immateriale, egli è attratto dalla ricchezza dell’espressione sensorial-.materiale, dall’ornamento opulento ed esuberante. Utilizza ogni mezzo come fosse il più ovvio, il materiale più facile da applicare in un unico modo, senza inibizioni, soltanto per rappresentare la sua visione del mondo.
Non rispetta il singolo mezzo nella sua autonomia, né differenti forme omogenee e modelli nella loro sterilità visuale. Al contrario, è fortemente attratto dalle possibilità di ammucchiare, mischiare, mescolare e
combinare questi elementi. È interessato nella sovrapposizione di differenti simboli.
Tuttavia, la sua arte rivela un’iconografia particolare e individuale: nuovi segni, segnali e motivi; ripropone costantemente situazioni spaziali, che riappaiono in una lunga “auto-creazione”, una storia eternamente ripetuta.
Si potrebbe affermare che l’arte di Áron Gábor possiede una mitologia intima, personale. Questo non significa semplicemente una storia visuale, un mondo compatto di elementi ricorrenti, ma si allaccia al valore che Gábor attribuisce alla tecnologia, agli strumenti e ai mezzi, che diventano parti integranti della storia, come esperienza personale. La creazione di questa serie di opere diventa il loro argomento. Questo è ciò che lega le diverse esperienze, impressioni e quantità di esperimenti tecnici. E questa storia collega tutti i simboli che si riferiscono all’esperienza dell’artista e i motivi basilari della storia dell’uomo.
La natura “narrativa” è particolarmente evidente nella produzione video dell’artista. La tecnica video, comunque, diventa una nuova fonte di ispirazione per altri esperimenti spaziali. Quindi la ripresa di un quadro, il freddo video di un quadro statico, comunica sempre più interpretazioni pittoriche.
La pittura mista, riapparirà di nuovo nel ricco tessuto ornamentale di quadri e disegni, soltanto per iniziare una nuova vita come un ingrediente di un decorativismo meramente sensuale, vibrante, talvolta drammatico ed espressivo.
Questa metamorfosi perenne è fiorente in ogni forma di arte in cui Gábor si cimenta. Le sculture di Áron Gábor possono essere definite come interpretazioni delle scene di una storia personale. Infatti, la sua scultura spesso ricorda la scena teatrale, un palcoscenico dipinto, davanti il quale il dramma prende forma, o che diventa esso stesso una cosa viva, capace di generare intrecci sempre nuovi. E’ il palcoscenico stesso che agisce. Non esiste una separazione fra attori, spettatori, palcoscenico e platea. Lo spazio che circonda la scena non viene inteso come un elemento passivo, ma come ciò che dà corpo e vita alla Storia. Una storia misteriosa, piena di vitalità e di conflitti, in cui un antico mondo vegetativo fatto di formazioni organiche è espresso da forme antiche e piene di energia. Sono forme antiche: corpi reattivi ed elastici, come serpenti o vermi, vibranti, arti che si contorcono e strisciano ciecamente annusando la loro strada, mentre mostrano una grande forza. Dall’apparentemente impenetrabile, intricata come una jungla fabbrica di elementi, dalla vegetativa tensione si materializzano strade, percorsi, tendenze, interpretazioni e obiettivi ben definiti, che danno a questo impulso elementare forza e intenzione. Tutto qui è nella fase della transizione.