Haraszt˙, l’arte in movimento.
In mostra all’Accademia d’Ungheria sculture cinetiche e quadri “please touch”.
Nelle opere di István Haraszt˙ si materializzano le sue diverse nature e inclinazioni: Homo faber, in quanto artista che crea e modella diversi materiali; Homo ludens, nelle sculture che richiamano il mito del gioco; Homo moralis, quando associa ad un’opera un concetto e una veritŕ; Homo aestheticus, perché le sue opere devono principalmente essere una gioia per gli occhi.
Da sempre attento alle nuove tecnologie e ai nuovi materiali, Haraszt˙ si cimenta nella scultura, pittura, arte decorativa, costruzione di mobili.
Di grande rilievo le sue “sculture cinetiche”, opere realizzate in metallo, plexiglas, plastica, caratterizzate dal movimento, impresso semplicemente dalla mano dello spettatore, che con un gesto innesca il meccanismo, o che spingendo un pulsante porta l’elettricitŕ al congegno.
L’interazione proveniente dall’esterno trasmette vita e significato all’oggetto, trasformandolo in opera d’arte e rendendo lo spettatore che ha avviato il dinamismo un inconsapevole co-autore. L’artistico movimento suscita piacere estetico e stimola la riflessione. Il pendolo, i cerchi, le carrucole: sono gli elementi ricorrenti nelle sculture di Haraszt˙.
“Si prega di toccare”: č quanto comunicano le sue sculture cinetiche, contrariamente alle opere d’arte piů tradizionale, esposte al pubblico. Ed č il motto che accomuna le opere da lui realizzate dalla fine degli anni ’60, le cosiddette “sculture cinetiche a mano”.
Haraszt˙ ha definito il suo operato come arte-gioco, nel senso che intende rievocare con le sue sculture dinamiche e divertenti l’atmosfera e il significato piů recondito del momento ludico dell’infanzia, come parentesi di ricreazione e rigenerazione. E non solo. Le opere cinetiche di Haraszt˙ invitano lo spettatore a rivalutare e rispettare le macchine e i macchinari che lo circondano nella vita quotidiana. Il pubblico si avvicina al marchingegno di Haraszt˙ con curiositŕ e serenitŕ: lo stesso atteggiamento che secondo l’artista tutti noi dovremmo adottare nei confronti degli oggetti meccanici della nostra routine, con cui spesso entriamo in conflitto.
A queste opere si affiancano quelle relative alla fase concettuale, dove al mero divertimento e intrattenimento si sovrappone un elemento ideologico. In questo caso il dinamismo della scultura diventa veicolo di una visione della realtŕ, spesso nichilista. Come nel celebre Snocciolatore di fichi (1970), un marchingegno che attraverso una vera e propria “parabola cinetica” tende a svelare quanto ci sia di effimero e inconsistente nella societŕ odierna.
Nei Saloni dell’Accademia si tiene in contemporanea la mostra fotografica di János Dobra, una collezione di scatti che riprendono dettagli molto ravvicinati del mondo contemporaneo.
Personale di István Haraszt˙, 22 aprile - 22 maggio 2004
Accademia d’Ungheria in Roma, Palazzo Falconieri- via Giulia 1, Roma
Tel. 06.6889671
Orario: dal Lunedě al Venerdě 10-13 e 16-19.30; Sabato 16.30 – 19.30
Ingresso libero
Ufficio Stampa: Cristiana Persia
cristianapersia@tiscali.it