M-Multimedia-2
Dal mercoledì 16 gennaio 2002
al giovedì 24 gennaio 2002
Comunicato stampa evento: M-Multimedia-2
La rassegna di video M-Multimedia progettata da Lorenzo Taiuti arriva quest’anno alla sua seconda edizione, questa volta curata da Mario Gorni e Elena Volpato e costituita da una serie di video selezionati dall’archivio del Care/of & Viafarini di Milano.
Ponendosi sulla scia del crescente interesse per la videoarte, M-multimedia è pensata con l’intento di indagare i nuovi linguaggi visivi e il loro significato all’interno dell’attuale panorama artistico. Il progetto, che sarà completato da alcuni eventi successivi sempre ospitati nei locali dell’Amantes, si muove soprattutto con l’obiettivo di mettere in luce le nuove modalità linguistiche proprie della produzione artistica più recente. Il titolo prende spunto dal film M-for murder di Fritz Lang, ed è stato scelto per indicare il nuovo rapporto creatosi, secondo l’interpretazione di Taiuti, tra le nuove arti tecnologiche e i linguaggi artistici tradizionali, rapporto che si configurerebbe nei termini di un delitto compiuto per amore, in una sorta di ambiguo double bind.
La rassegna è stimolante, e consente al pubblico di conoscere molti lavori d’interesse e qualità. Il progetto nel suo insieme offre inoltre, anche a un pubblico che normalmente non s’interessa direttamente all’arte contemporanea e ai suoi sviluppi, la possibilità di confrontarsi con questa espressione artistica. Sono presenti in mostra i lavori di diversi artisti, nell’ordine di programmazione: Bert Theis, Brigata Es, Barbara Brugola, Sara Rossi, Barbara Brugola, Simonetta Fadda, Paolo Chiasera, Manuela Cirino, Marzia Migliora, Elisabeth Aro, Paola Di Bello, Tessa Den Uyl, Alicia Erba, Francesca Seteria, Elena Arzuffi, Valentina Cocetti, Vedova Mazzei, Giuseppe Vicenzo, Letizia Galli e Meri Gorni. I lavori sono accompagnati dalle schede tecniche di Mario Gorni e Elena Volpato.
Seguendo l’interpretazione fornita dal testo di presentazione dell’intero progetto, pare però quasi che l’introduzione delle nuove tecnologie nell’arte sia da considerarsi come l’avvio di un processo secondo cui un nuovo linguaggio figurerebbe destinato a soppiantarne un altro in maniera più o meno definitiva.
C’è da chiedersi invece se non si tratti piuttosto, e più semplicemente, dell’introduzione (per altro già accettata anche a livello istituzionale) di un nuovo mezzo espressivo, da collocarsi accanto a quelli tradizionali con pari dignità.
Forse, piuttosto di parlare di una collisione di linguaggi dal sapore un po’ futurista, che parrebbe porsi a discapito delle espressioni artistiche diverse o semplicemente tradizionali, bisognerebbe soltanto godere pienamente di una nuova possibilità espressiva. E intanto, soprattutto, riflettere sulle differenze che un diverso linguaggio introduce a livello percettivo e linguistico (anche al di là di una prospettiva semiologistica anni sessanta), con tutte le nuove sfide interpretative che questo comporta.
Magari anche per imparare a leggere ogni prodotto dell’espressione artistica e creativa come il risultato epocale dell’attività “troppo umana” di saper sempre creare nuove metafore.