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Artigiano Metropolitano - Eccentricity

Dal domenica 08 dicembre 2002
al domenica 23 febbraio 2003

Comunicato stampa evento: Artigiano Metropolitano - Eccentricity

A cura del Seminario Superiore di Arti Applicate
Congregazione dell'Oratorio di Torino
Curatori: Enzo Biffi Gentili, Francesca Comisso, Luisa Perlo
Main Sponsor: Città di Torino

EccentriCity, sin dal suo titolo, vuole contestare l'idea di una città tradizionalista, conformista, contraddetta solo marginalmente da alcune "eccellenze" espressive. Per raggiungere quest'obbiettivo storicamente revisionista si è deciso di uscire dal ghetto delle cosiddette "arti maggiori", e magnificare le "minori".
E' stata ad esempio incredibile la fioritura di fuoriserie nella città della "grande serie": lo stesso Savonuzzi autore della Cisitalia "scultura in movimento" poi entrata al MOMA di New York presentò al Salone dell'Automobile di Torino del 1955 la Gilda in esemplare unico, vera star il cui nome era un omaggio a Rita Hayworth. Uno dei più grandi designer del XX secolo, Raymond Loewy, quando volle realizzare per sé un'auto artigianale, in un unico esemplare, fece costruire alla Lancia la sua Loraymo, che sarà un "pezzo forte" della mostra.

Lo stesso fenomeno di design for delight va oltre il settore strettamente automobilistico contagia i veicoli speciali e il motociclismo, dal pullman Golden Dolphin di Umberto Mastroianni per Viberti agli scooter Picot Falco e Alcione.
Ma sono altri i settori d'arte applicata che riservano le maggiori sorprese.
Per quanto riguarda la moda uno straordinario materiale - quasi completamente inedito - è costituito dalle fotografie tratte dall'archivio dei raffinati negozi di biancheria molto intima di Visetti, di Asti e di Torino, a suo tempo allestiti dal grande scenografo Eugenio Guglielminetti. Una "moda colta" si noterà invece nel "Tiger shop" di Carlo Tivioli e nelle sfilate-performance al Piper Club come Beat Fashion Parade del 16 maggio 1967, con modelli di abiti di Alighiero Boetti, Enrico Colombotto Rosso, Piero Gilardi.

Dal femminile al maschile: nel 1958 a Torino nasce il primo negozio-laboratorio fotografico specializzato in culturismo, in corso Palermo. La breve vita di quell'atelier, che chiuse nel 1961, rappresenta a livello internazionale un'esperienza coeva e simile a quella degli studi californiani recentemente celebrati dal film Beefcake. L'archivio dello studio è stato recuperato e sarà possibile in mostra ricreare quegli ambienti e quei sudori…

L'arredo, quindi, urbano e domestico. Per quanto riguarda il primo pochi hanno sinora rilevato la straordinaria concentrazione di "ceramiche architettoniche" e di decorazioni musive che negli anni '50 per opera di artieri come Victor Cerrato - scoperto nella sua bottega al Borgo Medievale al Valentino da un altro grandissimo designer americano, Walter Dorwin Teague - hanno trasformato Torino in capitale di una ornamentazione a suo modo avanguardista.

Per quanto concerne il secondo occorre raccogliere i pezzi prodotti dalla ditta Steffenino e da quella di Cumino, con tavolini, piani per tavoli, forme libere e pannelli decorativi, su disegno di artisti di rango internazionale come Fontana o più subalpini come i Decalage, che anticiparono ricerche "postmoderne" sui laminati plastici come quelle della Abet Print.
Ma è sui cosiddetti complementi di arredo, sugli articoli fantasia che la vocazione spregiudicatamente decorativa della Torino del dopoguerra esplode anche quantitativamente. Nella ceramica, i subalpini furono tra i più grandi produttori al mondo di free-forms, qualche volta nate da un pretesto funzionale (si pensi alle "lampade da televisione"), con manifatture come Vi-Bi, Ariele, Aldebaran, e decine di altre. Per quanto riguarda gli smalti su metallo, più controllati formalmente ma cromaticamente ricchissimi, prima l'esperienza della Comunità Artistica di Idro Colombi poi quella dello Studio Del Campo vanno riconsiderate come equivalenti a quelle più accreditate, e storicizzate, di De Poli a Padova o di Bucci a Pesaro.

Questa parzialissima campionatura di tipologie e artefatti consente di far comprendere l'obbiettivo radicalmente "revisionista" della mostra, che porta a sintesi un impegno pluriennale di ricerca di Enzo Biffi Gentili e dei suoi collaboratori: la prova dell'esistenza di una città che non conosceva l'understatement e che fu in grado di produrre una sorta di "avanguardia di massa", nella quale figure come quella di Mollino rappresentavano solo la punta di un iceberg ed erano e sono spiegabili solo in relazione a un molto caldo brodo di coltura.
Certo, anche all'epoca queste espressioni di creatività in parte "selvaggia" non erano considerate tutte molto presentabili. La loro eversività, il loro antagonismo, anche inconsapevoli, sono oggi divenuti attuali. Il carattere paradossale di quelle prove non sta solo infatti nel loro appeal da "modernariato", ma nel poter rappresentare un modello "mitico" e un deposito attivo di progetti per un nuovo artigianato metropolitano.
Orari:
Lunedì 14.30 - 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10 - 19.30