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L’allodola e gli specchi. Dùsciana Bravura

CatARTica Arte Contemporanea

Sede Via Garibaldi, 9/bis, Torino 10122
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Data di apertura giovedì 15 dicembre 2005
Data di chiusura domenica 26 febbraio 2006

Orari:
martedì, giovedì e venerdì 15.00/19.00 e su appuntamento
Gli artisti correlati Dusciana Bravura

Comunicato della mostra : L’allodola e gli specchi. Dùsciana Bravura

Dùsciana Bravura, di origine veneziana, si è formata alla Scuola di Mosaico di Ravenna, manifestando nel suo “fare” artistico le maggiori tradizioni musive del nostro Paese. Ed é proprio nella capitale dell’Impero Romano d’Occidente che l’artista rimane affascinata dalla grandiosità dei mosaici del passato, appropriandosi della tecnica per applicarla con attitudine contemporanea ai suoi lavori.

Opere di bellezza frammentata e ricomposta, per creare forme nuove, scintillanti e intimiste al tempo stesso, a metà strada tra preziosità simboliste e geometrie etniche, sono il risultato di un lavoro creativo e meditativo che può concedere un momento di riflessione e poesia anche alla più curiosa delle allodole.

Scrive di lei Sabina Ghinassi sul magazine >bmm: “Nel suo atelier-laboratorio di Ravenna produce tessere e murrine in vetro che utilizza nelle sue opere con la stessa sapienza di un’alchimista medievale. Scrupolosissima ed esigente nella realizzazione dei suoi lavori, siano essi oggetti e complementi d’arredo (tavoli, cornici, specchi in mosaico) oppure opere fini a se stesse, Dùsciana produce sempre mantenendosi in equilibrio tra eleganza e fascinazione, tra favola e raffinatezza formale. (…) I suoi lavori sono piacevoli e insieme restano complessi, nel loro essere progettati e studiati con cura, nella perizia del dettaglio, nell’attenzione e cura progettuale. E pur essendo pesanti, hanno la stessa levità e grazia di un sogno infantile. Sono il segreto, forse, di questa giovane e insieme antica alchimista.”


L’ALLODOLA E GLI SPECCHI
Il riflesso di un’altra dimensione

In un’epoca come la nostra, in cui pare che tutto sia stato detto, tutto sia stato fatto, che ogni possibile variante, ogni gradazione, sia stata toccata, che ogni tradizione sia stata trasgredita ed ogni trasgressione tradita; un’epoca in cui il concetto stesso di “contemporaneità” sfugge al nostro controllo perché la ratio collettiva è costretta a ritmi troppo rapidi per riuscire cogliere quell’attimo; un’epoca in cui anche la percezione soggettiva del tempo subisce l’influsso di una globalizzazione in grado di conformare le sensazioni più disparate; un’epoca in cui il “movimento” – virtuale o reale che sia – diventa conditio fondamentale per esistere e requisito essenziale per sentirsi vivi…

Ecco, in quest’epoca appena descritta può apparire assurdo, anacronistico, raccogliere piccoli frammenti ormai rassegnati al loro destino, assemblarli armoniosamente e delegarli ad un compito di grande responsabilità: essere arte.

Parliamo dei mosaici di Dùsciana Bravura, perché è proprio nel più piccolo frammento di un mosaico che è possibile leggere il segno rivoluzionario della sua opera: decine, centinaia, migliaia di minuscole tessere e murrine preparate dall’artista stessa, ognuna di vitale importanza, poi selezionate, collocate in una precisa posizione per dar vita a geometrie, sfumature, sensazioni, tenendo sempre a mente il risultato finale e attribuendo la massima dignità ad ogni più piccolo protagonista di questa lenta e affascinante tecnica di creazione. Follia, secondo alcuni; poesia, secondo noi.

Oltre alla tecnica ed agli strumenti di lavoro, altri sono gli ingredienti necessari per il “fare” artistico di Dùsciana: l’esigenza della spinta creativa (fondamentale per cominciare), la passione sincera (carburante essenziale per ogni atto rivoluzionario); la consapevolezza del concetto personale di tempo (per entrare in una dimensione meditativa lontana anni luce dalla frenesia dei nostri giorni) e, ça va sans dire, la bravura…

Ma allora, come fondere il gesto artistico della millenaria tecnica musiva in un contesto contemporaneo?

E’ nella contrapposizione, delicata e radicale, che va cercato il senso dell’opera di Dùsciana Bravura: un mondo, il suo, che pare appartenere ad un’altra dimensione. Ed il ruolo simbolico dello specchio, materialmente e concettualmente protagonista del suo lavoro, è di illustrare l’universo visibile analizzandolo da un punto di vista distaccato, “altro”, mostrandolo riflesso pur tenendolo costantemente in contatto con l’osservatore.

Lo specchio, quindi, come rivelazione di purezza, mezzo all’apparenza vacuo ma al tempo stesso fonte di suprema conoscenza, così come per la tradizione Indù è rivelatore del Karma e per il Buddismo riflesso diretto della natura del Budda – senza spostarci troppo ad oriente, basti pensare all’uomo creato ad immagine e somiglianza, quindi riflesso, di Dio.

Lo specchio, dunque, come più elevata esperienza spirituale perché invita all’analisi esteriore ed interiore, avvicinando l’uomo ad un senso di integrità con l’universo ma ricordandogli costantemente la successione delle forme, la durata limitata e sempre mutevole degli esseri.

Ma anche l’illusione, la menzogna (il proverbiale “specchio per allodole”) ha una sua importanza in questo rovesciamento delle forme, in questo confronto tra identità e differenza: d’altronde è pur evidente che nel riflesso di una superficie specchiante si invertono le direzioni (l’alto sta in basso, la destra a sinistra); ne consegue che l’approccio migliore è quello passivo, quello che non giudica, che riflette la cosa senza esserne influenzato, l’atteggiamento infantile della non-attività – quella che per i cinesi è peculiarità del Saggio.

Così Dùsciana con il suo lavoro ci invita a regredire ad uno stato di ingenuità che inconsciamente sappiamo di aver già vissuto, anche se il disincanto del mondo adulto ci ha convinti che sia ormai un paradiso perduto. E l’allodola che dà il titolo a questa mostra, una grande e surreale allodola mosaicata, non è più vittima di una menzogna, bensì metafora dell’innocenza fanciullesca, un’esortazione a curiosare in profondità ed abbandono, con la consapevolezza di intraprendere l’esplorazione di un paradosso sensoriale, insieme semplice e tortuoso: il riflesso di noi stessi.
V.R.


DUSCIANA BRAVURA
Nata a Venezia nel 1969, vive e lavora a Ravenna.
Dopo il diploma dell’Istituto d’Arte per il Mosaico “G. Severini “ di Ravenna,ha frequentato il corso di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna ( Prof. Mascalchi ).
Ha collaborato con il padre, Marco Bravura, per la realizzazione di nove fontane in mosaico, opere pubbliche per le città di Ravenna, Beirut, Rimini, Forlì, Pesaro-Urbino, Sogliano.

OPERE PUBBLICHE
Piazza Dora Markus, Marina di Ravenna: Pannello musivo su disegno di Bruno Ceccobelli
Historical Diving Museum, Ravenna: Logo del Museo

MOSTRE PERSONALI
1998 Palazzo della Provincia,Ravenna
1999 Ex Chiesa in Albis, Russi ( RA )
2001 “Specchio delle mie brame “ Palazzo delle Prigioni”-Venezia

MOSTRE COLLETTIVE
1990 Trentennale Istituto d’Arte, Chiostri Francescani, Ravenna
1994 Palazzo della Provincia,Ravenna
1996 Concorso Internazionale “Picassiette” ’96, Chartres ( 1° premio)
1997 Biennale d’Arte Romagnola, Palazzo del Ridotto, Cesena ( 2° premio under ’30)
1998 “White and Bright” Salone del Mobile, Milano
2001 “S..Trani Sensi “ Castello Svevo - Trani
2002 Biennale Postumia Giovani - Museo d’Arte Moderna - Gazoldo ( Mantova)
2003 “Suggerimenti di Tonino Guerra” Magazzini del Sale - Cervia ( Ravenna)
2004 “Sailing to Byzantium” S.Maria delle Croci - Ravenna
2005 “Ceramicamosaico” Galleria Oriani – Ravenna



Inaugurazione: Giovedì 15 dicembre 2005, ore 18.00
La mostra proseguirà fino al 26 febbraio 2006


Nel periodo olimpico la galleria comunicherà l’orario di apertura straordinaria in concomitanza con gli eventi di Torino 2006.



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