Le Centre culturel français de Milan
presenta
nell’ambito delle giornate della moda maschile a Milano,
« danser sa peau (I’m my biggest fan »
una mostra immaginata dai creatori Thierry Rondenet, Hervé Yvrenogeau e dallo scrittore Guillaume Le Touze
curatore : Marie Ann Yemsi
inaugurazione : martedi 28 giugno, ore 20.00 – 24.00
Centre culturel français de Milan, la galerie, C.so Magenta 63, Milano
Dj sets Optimo e Fany (Kill the Dj), il chiostro, 20.00-24.00
La mostra sarà aperta fino al 20 settembre
dal lunedì al venerdì ore 10.00 – 19.00, sabato ore 15.00 – 19.00
(chiusura estiva dal 25 luglio al 29 agosto)
Negli ultimi due anni, il Centre culturel français de Milan ha scelto di esplorare i territori della creazione contemporanea senza trascurare naturalmente quello che Christian Dior chiamava «il laboratorio del mago»: la moda.
Dopo il « dietro le quinte » di Anne Valèrie Hash nel 2004, la galerie del Centre culturel français de Milan accoglie un’opera di OWN, che riunisce gli stilisti francesi Thierry Rondenet e Hervé Yvrenogeau, realizzata con la complicità dello scrittore Guillaume Le Touze.
Thierry Rondenet e Hervé Yvrenogeau, oggi impegnati a rinnovare la linea maschile per Cacharel, si sono infatti interessati, sin dalle origini del loro “laboratorio di moda”, alle varie espressioni creative, invitando spesso musicisti, scrittori, videasti o fotografi a condividere le loro esperienze in occasione di progetti a metà tra creazione di moda e arte contemporanea, creando costumi per la danza e non disdegnando incursioni nel design.
“I’m my biggest fan” ou danser sa peau, un’installazione che mescola realtà e fiction, coinvolgendo video, fotografia, musica e letteratura, si iscrive in questa dinamica.
Un dispositivo semplice, forte e ludico nel quale il vestito non è l’elemento centrale ma “costituisce un eccellente oggetto poetico perché, legato al corpo, funziona come il suo sostituto e la sua maschera” (Roland Barthes)
Guillaume Le Touze, chiamato dal duo a partecipare al progetto, coglie così l’essenza dell’opera: “racconteremo storie di mute, di mutazioni, di strati, di corteccia… parleremo del dentro attraverso il filtro del tessuto, opaco o trasparente, impermeabile o poroso, ci saranno onde, materia, soffio”. Una mostra quindi tutta da scoprire che antepone, come già accade nelle creazioni di moda di Thierry Rondenet e Hervé Yvrenogeau, l’uomo ancor prima che l’oggetto “vestito”.
Ufficio stampa
Rosette Ciola 02 48591928
presse@culturemilan.it
Il Centre culturel français de Milan ha scelto di esplorare tutti i territori della creazione contemporanea senza trascurare quello che Christian Dior chiamava «il laboratorio del mago»: la moda.
Ha così proposto nel 2004 a Anne Valèrie Hash, giovane stilista di talento, di svelare il suo “dietro le quinte”, mostra dedicata alla decodifica di materiali intimi e d’immaginari nel cuore di un processo creativo.
Nel giugno 2005, OWN rinnoverà il guardaroba maschile e ci offrirà un altro punto di vista fertile sulla moda.
Nato a Bruxelles nel 1998, il gruppo OWN riunisce i due stilisti francesi Thierry Rondenet e Hervé Yvrenogeau.
Lontanissimi da una concezione elitaria della moda, i due descrivono così la propria sorgente d’ispirazione : « Il mondo ci nutre; tutte quelle molteplici piccole cose che incrociamo per caso, che sentiamo senza prestarvi attenzione, i dettagli che ci cambiano impercettibilmente la vita ».
Il loro interesse non si rivolge tanto alla ricerca della forma spettacolare e del corpo idealizzato quanto ad una riflessione, in continuo divenire, attorno al vestito, confrontato al corpo che lo indossa e ai piccoli avvenimenti della vita quotidiana. Partire dalla realtà, sempre, prendere ad esempio un vestito da lavoro, conservarne la funzionalità ma farlo risaltare in un altro modo, introdurvi con grande sottigliezza un pizzico di fantasia, di humour e un qualcosa che lo rende diverso. Rimodellare i codici classici e creare mescolanze per disegnare guardaroba intelligenti, maschili e ultimamente anche femminili.
Non senza ironia, definiscono il proprio lavoro creativo, « l’incontro tra l’avanguardia e la cultura popolare». Un ibrido (rivendicato) quasi come un marchio di fabbrica, un incrocio sempre possibile con nuovi territori di sperimentazione e di scambio.
E’ così che si è delineato, sin dalle origini, il loro “laboratorio” della moda : attraverso l’esperienza collettiva e l’apertura verso altre discipline avviate tramite la loro prima impresa UNION POUR LE VETEMENT, proseguite poi con successo nella nuova società OWN. Possiamo citare le creazioni di costumi per la danza contemporanea, alcune incursioni nel design, l’invito e il sostegno a stilisti giovanissimi. Fotografi, videasti, musicisti o scrittori sono stati invitati a condividere le proprie esperienze in occasione di progetti a metà tra creazione di moda e arte contemporanea.
(I’M) MY BIGGEST FAN OU DANSER SA PEAU, opera che verrà presentata in giugno 2005 nella galleria del Centre culturel français de Milan, s’iscrive in questa dinamica. Creata in collaborazione con lo scrittore Guillaume Le Touze, l’installazione mescola realtà e fiction, coinvolgendo video, fotografia, musica e letteratura.
Un dispositivo semplice, forte e ludico nel quale il vestito non è l’elemento centrale ma “costituisce un eccellente oggetto poetico perché, legato al corpo, funziona come il suo sostituto e la sua maschera” per citare R. Barthes.
CALL ME : l’ingiunzione luminosa interpella immediatamente il visitatore e interroga d’acchito la disposizione a sedurre(si). Tra il «je (io)» il « jeu (gioco) », com’essere se stessi ed essere al mondo? Come esprimere la parte autentica di noi stessi, come dire tramite il corpo e il vestito ciò che siamo, ciò che sentiamo, ciò che viviamo? Se la risposta non viene da sé, siamo però pronti a scommettere che alcuni frammenti ci saranno segretamente svelati nell’incontro intimo e originale con i personaggi di quest’opera.
Marie Ann Yemsi @ agent créatif(s)/ commissaire de l’exposition
Il duo « OWN » mi ha contattato alla fine dell’inverno 2003 con la scusa di un progetto di mostra. Sin dall’inizio, mi sono sentito libero. Di accettare, di rifiutare, di essere me stesso. E’ la prima cosa che ho voglia di ricordare del mio incontro con Hervé e Thierry.
Avevano un progetto, molto chiaro, già ben delineato e, in questa architettura, mi avevano riservato un spazio vergine tutto per me. Meraviglioso regalo quello di poter entrare in un universo diverso dal proprio senza dover sgomitare per trovare il proprio spazio dato che quest’ultimo esiste già, luminoso e chiaro in mezzo al resto: una pagina da riempire a mio piacimento.
Ho subito percepito che il terreno non era quello della moda – così come la carta non è il mio – bensì l’umano. Insieme, racconteremo storie di mute, di mutazioni, di strati, di corteccia… parleremo del dentro attraverso il filtro del tessuto, opaco o trasparente, impermeabile o poroso, ci saranno onde, materia, soffio.
Hervé e Thierry mi hanno fatto scoprire il loro lavoro in quanto “OWN” e ho sentito che non avevo nessun obbligo a parlarne, ma dovevo soltanto guardare, lasciare vibrare le sensazioni, ascoltare in me, nella carne, l’eco di ciò che sta sotto queste pelli successive che sovrapponiamo per diventare noi stessi agli occhi degli altri.
Grazie a « OWN », ho capito che vestirsi è un’esperienza, un faccia a faccia con il proprio corpo. Insaponarsi, asciugarsi, nutrire la pelle, sbarazzarla del superfluo, lustrarla. Di fronte allo specchio, ciascuno interpreta una danza rituale sulla musica segreta della propria anima. Nell’intimità del bagno privato, un individuo si prepara ad esistere nel mondo. E quando siamo pronti, possiamo uscire da noi stessi.
Guillaume Le Touze