Inaugurazione alla presenza dell’artista : giovedì 17 gennaio, ore 18.00 – 21.00
Luogo : Galleria del Centre culturel français de Milan, corso Magenta 63, Milano
fino al 16 febbraio 2008 – Ingresso libero - Orari : dal lunedì al venerdì ore 10.00 – 19.00
Da oltre dieci anni, Sergei CHEPIK, pittore franco-russo, viene salutato dalla stampa come « uno dei più grandi pittori viventi della Russia », « un visionario folgorante » e « uno dei maggiori artisti della nostra epoca ». Questa visione eroica e vertiginosa della spiritualità, questa pittura che affonda le proprie radici nell’enfasi dell’arte russa del periodo fra le due guerre è presente nelle grandi collezioni britanniche e americane. L’artista « che non si può inquadrare », che ha dipinto il ritratto di Rudolf Nureiev e di Margaret Thatcher e che ha realizzato per la Cattedrale St Paul di Londra quattro grandissime tele inaugurate nel gennaio 2005 e intitolate La Voie, la Vérité, la Vie (La Via, la Verità, la Vita), vive e lavora a Parigi dal 1988.
Dal 17 gennaio al 16 febbraio 2008, Chepik esporrà per la prima volta in Italia, al Centre Culturel Français de Milan, nel Palazzo delle Stelline che fronteggia la Basilica di Santa Maria delle Grazie, dove fu dipinta la celebre Ultima Cena di Leonardo Da Vinci.
Per l’occasione, Chepik ha scelto di presentare prevalentemente opere di ispirazione religiosa, fra cui le “Esquisses per La Voie, la Vérité, la Vie”, opere in tecniche miste su tela e una Ultima Cena dipinta proprio in omaggio al capolavoro Leonardesco che verrà svelata per la prima volta al pubblico il 17 gennaio.
Ufficio stampa
Rosette Ciola
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CHEPIK
Nato a Kiev nel 1953, da padre pittore e madre scultrice, cresciuto in una famiglia attenta alla conservazione dei valori e della cultura della Russia quale era prima del 1917, Chepik ha iniziato a dipingere a cinque anni. Ammesso nella prestigiosa Accademia delle Belle Arti di San Pietroburgo, si diploma brillantemente nel 1978 e lavora subito alle prime opere, attraversando in lungo e in largo la Russia e perfezionandosi al corso dell’accademico Andreï Mylnikov, allievo di Igor Grabar che fu, con Alexandre Benois, uno dei teorici del prestigioso movimento del Mondo dell’Arte animato da Serge de Diaghilev. Dei lunghi anni di apprendimento presso maestri liberali ed esigenti, Chepik conserva il gusto per l’eccellenza e il rispetto dell’eredità artistica lasciata dai secoli precedenti.
Il suo capolavoro, La Casa dei Morti, vietata in URSS, ha determinato l’esilio volontario in Francia ed ha ricevuto nel 1988 il Grand Prix del Salon d’Automne. L’anno seguente, L’Albero riceve il premio della Città di Monaco. Nel 1990, la prima retrospettiva di Chepik a Londra, presso la Roy Miles Gallery, riscuote uno straordinario successo. Il Daily Telegraph titola « E’ nato un nuovo genio russo » e Margaret Thatcher, allora Primo Ministro, riceve Chepik al Parlamento. Da allora, egli espone ogni anno a Londra, alla Roy Miles Gallery e, dal 1997, alla Catto Gallery, ma anche a Parigi, dove l’Espace Pierre Cardin accoglie una sua retrospettiva nel 2004.
Le composizioni monumentali per la Cattedrale St Paul sono state il risultato di un’ispirazione nata sin dai primi anni di studi all’Accademia delle Belle Arti di San Pietroburgo, dove Chepik studia dal 1973 fino al diploma nel 1978. Tale ispirazione fu all’origine, nel corso degli anni 1987-1988, del trittico Crocifissione, Pietà, Apocalisse, una riflessione sulla storia tragica della Russia nel XX° secolo attraverso l’iconografia cristiana, e, nel 1999, di un imponente polittico intitolato La Russia Crocifissa, quattro opere che saranno presentate nella mostra milanese. L’opera La Via, la Verità, la Vita è stata anche il punto di partenza di una nuova ispirazione religiosa dalla quale sono nate, tra il 2005 e il 2007, tre opere maggiori : Il Profeta, La Redenzione e L’Ultima Cena.
Chepik ama ricordare i papi mecenati i quali, come Giulio II, ponevano con intelligenza il talento dei grandi artisti al servizio della Chiesa. Che intenda forse dire che si sarebbe visto volentieri dipingere all’epoca del Rinascimento italiano e che si sente estraneo al proprio secolo ? No di certo! Egli stesso confessa che la nostra epoca lo affascina di più a causa della sfida che essa lancia a qualsiasi artista, non solo cristiano ma, in generale, a chiunque sia fedele alla tradizione culturale che ha fatto la grandezza dell’Occidente : « Certo rimpiango la scomparsa degli uomini eruditi e raffinati che incoraggiavano le arti, come accadeva durante il Rinascimento, ma trovo ben più interessante vivere nel nostro tempo. Forse era più facile per un artista lavorare in quelle società omogenee e unite dalla stessa fede e dagli stessi principi, mentre oggi, il vero artista libero deve lottare controcorrente, il che rende questi tempi altrettanto affascinanti … »
Avvezzo a tutte le tecniche - acquarello, pittura ad olio, acquaforte, ceramica, scultura -, Chepik ha una perfetta padronanza di tutti i generi, dal ritratto in cui eccelle alla composizione che predilige, dal paesaggio alla natura morta e alla scena di genere. Ama misurarsi con i grandi maestri che egli ammira piuttosto che cedere alla tentazione della tabula rasa. Decisamente figurativo, egli deplora la soggettività sbrigliata e il dilettantismo che, secondo lui, hanno condotto l’arte occidentale contemporanea in un vicolo cieco. Chepik fa parte di quel genere di artisti scrupolosi ed esigenti per i quali l’arte è un mestiere difficile che non si improvvisa e che richiede, oltre a talento e immaginazione, anche lavoro, pazienza e volontà.
I temi che tratta sono molto vari ma compongono un universo particolare immediatamente riconoscibile. Vi sono certo le vaste composizioni istoriosofistiche sulla Russia nelle quali Chepik continua, tela dopo tela, ad interrogarsi sul destino tragico del suo paese nativo; vi è la pittura monumentale religiosa che occupa un posto privilegiato in questo artista cristiano ortodosso; ma vi sono anche temi nati dall’esilio in Francia, dalla vita quotidiana a Montmartre e dai numerosi viaggi attraverso l’Europa : Parigi e le guglie di Notre-Dame, Venezia e il Carnevale, Siviglia e le processioni religiose, Arles e le corride, il circo di sempre e il mondo dello spettacolo, il ring del pugilato o il dietro le quinte del Moulin Rouge.
Marie-Aude Albert, 2007