A cura di Filippo Maggia
Inaugura sabato 18 febbraio 2012, nelle sale dell’ex ospedale Sant’Agostino di Modena, la mostra Decimo Parallelo. Fotografia contemporanea da India e Sud America.
Promossa da Fondazione Fotografia e a cura di Filippo Maggia, l’esposizione presenta le ultime acquisizioni della collezione internazionale di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, tappe di un percorso che dal 2008 ad oggi ha toccato Estremo Oriente, Europa dell’Est, Medio Oriente e Africa.
India e Sud America, continenti agli antipodi idealmente collegati dal decimo parallelo geografico, che ne delimita l’inizio – Madurai 9°55N - e la fine – Caracas 10°30N –, presentano una scena artistica profondamente influenzata dal rispettivo contesto storico, sociale ed economico. Se molti degli autori indiani, per esempio, dedicano il loro lavoro a elaborare un passato segnato fino a tempi recenti dal colonialismo britannico, molti artisti sudamericani pongono al centro delle loro ricerche la natura: intesa a volte come fonte ancestrale di vita, altre come specchio dei comportamenti umani, spesso infine come risorsa sfruttata irresponsabilmente da uomini senza scrupoli.
Con oltre cento opere – tra video, fotografie, animazioni e installazioni – riferite a ventuno artisti, la mostra presenta una pluralità di sguardi in grado di restituire la varietà culturale, naturale, storica e artistica che caratterizza le due zone, sottolineando punti di forza e criticità dell’una e dell’altra.
“Credo che, a differenza di quanto visto nelle precedenti mostre, il tratto comune a molti di questi artisti sia la naturalezza quasi imbarazzante con cui affrontano temi forti – commenta il curatore della mostra Filippo Maggia -, associata alla loro capacità di restituirci pensieri ed emozioni in forma di immagini con grande delicatezza, anche quando i soggetti o i contesti sono di sofferenza e dolore. Al rigore orientale, al concettualismo dell’Est Europa e all’immediatezza sfrontata di mediorientali e africani, indiani e sudamericani contrappongono passione e sentimento. Tutto ciò sullo sfondo di una natura generosa quanto spietata”.
Tra gli artisti indiani è presente Dayanita Singh (New Dehli 1961), già nota al pubblico italiano per il recente passaggio al Macro di Roma, della quale è stato acquisito il lavoro intitolato Myself Mona Ahmed (1989-2001). Si tratta del commovente ritratto di un eunuco – in indiano hjira, categoria temuta e al tempo stesso protetta dalla società –, amico di lunga data dell’artista. Attraverso ventun immagini in bianco e nero la Singh restituisce con estrema dignità la dimensione quotidiana della vita della transessuale Mona, un tempo anima delle feste e dei matrimoni, poi ridottosi a vivere in un cimitero dopo il grande dolore della perdita della figlia adottiva.
Ketaki Sheth (Bombay, 1957), allieva del maestro della fotografia indiana Raghubir Singh, anch’egli tra gli artisti in mostra, presenta alcuni ritratti tratti da Twinspotting, un lavoro in bianco e nero dedicato alle coppie di fratelli gemelli, oggetto di una minuziosa ricerca avviata sia tra la popolazione dei villaggi rurali indiani, sia tra le nuove generazioni di immigrati in Inghilterra.
L’opera di Vivan Sundaram (1943, Shibla), Re-take of Amrita, si basa sull’affascinante archivio fotografico familiare dell’artista, re-interpretato attraverso le tecnologie digitali. Le immagini originali scattate dal nonno dell’artista, un fotografo amatore che sposò una donna ungherese dalla quale ebbe due figlie, Amrita e Indira, divengono così l’emblema del passato che sopravvive nei ricordi: stratificato, compresso, avvolto da un’atmosfera di sogno.
Tra gli artisti indiani di giovane generazione si segnala Priyanka Dasgupta (1979, Kolkata), autrice del video Good girls cross their legs. L’opera intende denunciare l’ipocrisia che sottende ai costumi morali e alle attese della società, che impone alle brave ragazze di tenere le gambe incrociate, quando in realtà proprio ciò che viene celato suscita maggiormente il desiderio. Le immagini sono accompagnate dalla lettura di un passo tratto da Lolita di Nabokov, che accentua ulteriormente il contrasto tra desiderio e occultamento.
Tra gli artisti sudamericani presenti in mostra citiamo l’argentina Adriana Bustos (Bahia Blanca, 1965): i suoi due dittici Lydia y su ilusión e Anabella y su ilusión nascono sullo sfondo della crisi economica che ha colpito l’Argentina nel 2001 e ripropongono il tema dell’animale da soma – nella fattispecie cavalli, muli, asini – come simbolo di un lavoro di fatica che conduce allo sfinimento e alla morte. Lydia e Anabella sono due donne finite in prigione per traffico di cocaina, inseguendo il miraggio di facili guadagni e sogni mai realizzati: aprire un salone da parrucchiere per poter far operare la figlia, comprarsi una casa, viaggiare con lo zaino in spalla sino alla città sacra Inca Cichen Itzà. L’artista le ha intervistate e ritratte di spalle, di fronte a murales sui quali sono dipinte le loro illusioni. Gli animali da soma, l’altra faccia del dittico, fanno da amaro controcanto alla loro storia personale.
David Zynk Yi (Lima, 1973) presenta il video Huayno y fuga detrás, girato al mercato di Huancya, sulle colline peruviane. La telecamera ruota di 360° accompagnando il movimento di un musicista, ma mantenendosi fissa sui gesti delle sue mani. Il frastuono e i rumori del mercato vengono annullati da questo suono movimentato e suggestivo, le corde dello strumento diventano un filtro di separazione tra il nostro occhio e i volti della gente, un confine virtuale tra due diverse prospettive visive.
Per il lavoro Carrazeda+Cariri la brasiliana Rosângela Rennó (Belo Horizonte, 1962) ha raccolto dal web i ritratti di alcuni contadini scapoli residenti in un piccolo villaggio portoghese, Carrazeda de Ansiães, la cui comunità sta per scomparire a causa della mancanza di donne da sposare. I ritratti di questi scapoli in cerca di moglie sono stati ingranditi e ridipinti da pittori della regione brasiliana del Cariri secondo una tecnica tradizionale, che cristallizza la figura dei soggetti e ne sottolinea la precarietà. Anche se ogni ritratto ha una sua autonomia, l’effetto finale è quello di un “singolare plurale”, in cui l’identità di ciascuno si confonde con le altre.
Di Mauro Restiffe (São José do Rio Pardo, 1970) la mostra presenta una fotografia in bianco e nero, di grande formato, Mirante. Lo stile di questo artista, che ritrae soprattutto luoghi urbani e architetture, può apparire ad un primo sguardo documentaristico. Il punto di vista distanziato crea però un effetto di indeterminatezza e l’assenza di ritocchi digitali rende visibile una serie di dettagli che possono essere colti soltanto attraverso una lenta e paziente osservazione.
L’elenco completo degli artisti comprende: Samanta Batra Mehta (India), Nikhil Chopra (India), Amar Kanwar (India), Fariba Salma Alam (India), Ketaki Sheth (India), Sudarshan Shetty (India), Dayanita Singh (India), Raghubir Singh (India), Vivan Sundaram (India), Claudia Andujar (Brasile), Luz Maria Bedoya (Perù), Adriana Bustos (Argentina), Matias Duville (Argentina), Laura Glusman (Argentina), Marco Pando (Perù), Ishmael Randall Weeks (Perù), Sara Ramo (Brasile), Rosângela Rennó, Mauro Restiffe (Brasile), Sebastian Szyd (Argentina), David Zink Yi (Perù).
Conferenza stampa
venerdì 17 febbraio 2012, ore 11
Inaugurazione
sabato 18 febbraio 2012, ore 18
18 febbraio - 29 aprile 2012
Ex Ospedale Sant’Agostino, Largo Porta Sant’Agostino 228, Modena
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Skira, a cura di Filippo Maggia e Francesca Lazzarini.
Decimo Parallelo
Fotografia contemporanea da India e Sud America
promossa da
Fondazione Fotografia - Fondazione Cassa di risparmio di Modena
sede espositiva
Ex Ospedale Sant’Agostino
Largo Porta Sant’Agostino 228, Modena
ingresso gratuito
ufficio stampa
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