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Hometown - Krzysztof Zielinski , Dall’altra parte del balcone - Julia Saniszewska

Dal Friday 21 January 2005
al Friday 04 March 2005

Gli artisti correlati Julia Saniszewska, Krzysztof Zielinski

Comunicato stampa evento: Hometown - Krzysztof Zielinski , Dall’altra parte del balcone - Julia Saniszewska

Nell’ambito della serata la curatrice della mostra, Karolina Lewandowska, terrà la conferenza:

Tra arte e documento. La fotografia polacca dopo il 1945

L’esposizione dei progetti dei due giovani artisti, pone la questione della ricerca dell’identità attraverso, e rispetto, quel luogo speciale che è la casa famigliare. In un’epoca di globalizzazione, che muta radicalmente l’atteggiamento verso la tradizione locale, spesso lasciata cadere nell’oblio, tale ricerca appare più che fondata.

Krzysztof Zielinski, per quattro anni, ha scattato fotografie della sua città natale, Wabrzezno. Così è nato il ciclo “Hometown”- 64 fotografie a colori, che rappresentano in maniera semplice e poco sentimentale una piccola città, piuttosto brutta, poco conosciuta, situata nella Polonia settentrionale. Non una città qualsiasi, ma la città natale dell’autore; cioè il posto che, gli piaccia o meno, aveva formato la sua identità. Zielinski era ritornato a questo luogo dopo alcuni anni di assenza e, mentre lo esplorava attraverso l’occhio della macchina fotografica, si era ritrovato a ricostituire daccapo la propria identità, inscindibilmente legata a quella città. Il processo di rifiuto di quella realtà si trasforma prima in accettazione, poi in fascinazione. Si compie così la sua seconda, ma questa volta consapevole, assimilazione. Attraverso l’atto creativo ripercorre, in un ristretto lasso di tempo, l’intero processo di radicamento.

Il progetto dell’altra giovane artista, Julia Staniszewska, pone questioni similari. Si tratta di un ciclo di 14 foto a colori – i ritratti dei residenti in un caseggiato del quartiere Mokotow di Varsavia – intitolato “Gli abitanti della via Bryla”. Anche lei si era ritrovata nel luogo natale, dopo alcuni anni di lontananza per un soggiorno all’estero. Ritorna a quel tetro caseggiato, che fa parte dell’esperienza della maggioranza dei trentenni di Varsavia. E anche lei sembra rivolgersi al luogo, per ritrovare la propria identità. Nel caseggiato tutti vivono molto ravvicinati ma, allo stesso tempo, ognuno è ‘chiuso’ nei propri 30 mq, arredati con diligenza. La Staniszewska entra con la macchina fotografica in ognuna di queste gabbie e ne ritrae gli abitanti, i suoi stessi vicini di casa, inseriti nel “paesaggio” dell’alloggio. E anche lei, alla fine, rimane affascinata da questo microcosmo e, come Zielinski, torna a formarne una sua particella.

Questi lavori sono accomunati dall’appartenenza allo stesso tipo di espressione, identificato come filone del “nuovo documento”. Il fenomeno, che era inizialmente legato soprattutto agli allievi di Bernd e Hilla Becher, ha abbracciato la maggior parte delle scuole di fotografia europee e americane. Il documento non è più trattato come una semplice, neutrale registrazione, bensì come una registrazione che evoca significati. A supportare i significati è la realtà, registrata in maniera neutrale, ma con l’ingerenza dell’artista nella fase di costruzione del progetto.

Sono proprio le premesse consapevoli a rendere l’atto del fotografare un atto creativo, e non una semplice documentazione o un reportage. In primo luogo è determinante la scelta del tema che diventa il leit-motiv delle opere. Il tema viene quindi sottoposto a una serie di regole che impongono di “ritagliare” frammenti scelti della realtà in modo che tendano verso significati nuovi.

Questo tipo di approccio al documento compare già, verso la fine degli anni ’20 del XX sec., nelle opere del fotografo tedesco Albert Regner-Patzsch. In cima all’albero genealogico del “nuovo documento” viene posto spesso anche Eugene Atgeta – ma ciò deriva da un’interpretazione anacronistica dei suoi lavori, peraltro anch’essa risalente alla fine degli anni ’20. Nell’ambito di questo genere vengono distinti spesso i cosiddetti “nuovi topografi”, dei quali Zielinski potrebbe certamente fare parte.

Nel campo della fotografia polacca, tra i protagonisti del documento fotografico inteso come opera artistica, vanno nominati ancora: Jan Bulhak col suo programma della “Fotografia patria” e Leonard Sempolinski. Solitamente nello stesso genere viene inserito anche il lavoro di Zofia Rydet, autrice della famosa “Annotazione sociologica”, lavoro che è in rapporto diretto, su base analogica, con il progetto della Staniszewska. Possiamo quindi affermare che i giovani fotografi, che espongono in questa mostra, coniugano nelle proprie opere la tradizione europea con quella sensu stricte nativa.

Karolina Lewandowska è curatrice della galleria Zacheta a Varsavia, si occupa di fotografia contemporanea ed è dottorando presso l’Università di Varsavia, nel campo della fotografia contemporanea.

In apertura foto di Julia Staniszewska da “Gli abitanti della via Bryla”

Inaugurazione: venerdì 21 gennaio h. 19.00
Lunedì – venerdì, ore 10 - 18


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