Venerdì 16 febbraio, Spazio Arte inaugura il nuovo spazio espositivo in via Salvator Rosa con una collettiva di sette artisti provenienti da diverse regioni italiane e portatori di esperienze personali e tradizioni artistiche diverse e tuttavia legati dalla comune appartenenza alla Nuova Figurazione. Artisti che attraverso stili e tecniche diverse delineano prospettive molto personali con le quali indagano sul rapporto tra sé e il mondo passando dal sensibile alla sensazione in maniera impalpabile e fortemente emozionale. A consentirlo è l’uso maturo e riflessivo della pittura che diventa lo strumento per superare la semplice lettura iconografica dell’immagine.
Il percorso della mostra parte dagli artisti Marco Mezzetta (vive e lavora in Francia) e Fausto Morviducci (Napoli) che adottano uno stile iperrealista col quale rappresentano la realtà nell’originaria e misteriosa percezione in bianco e nero; il primo tracciando una vera e propria scena urbana in cui predomina la figura in primo piano; il secondo esasperando quello stesso primo piano sui volti all’interno dei quali cerca di veicolare sentimenti e condizioni universali.
Nelle opere di Tina Sgrò (Reggio Calabria), invece, i contorni del realismo si perdono in vibranti pennellate che evocano l’esperienza sentimenti pregnanti nella cornice della riflessione introspettiva. Una introspezione niente affatto analitica piuttosto emotiva, poetica, al di là della contingenza, come avviene nella ricerca di Gabriella Gorini che invece si affida alla staticità della figura e alla quasi assenza degli oggetti per recuperare una dimensione dell’emozione piana, silenziosa, priva dell’eccitazione temporale. Il tempo è la nozione che avvolge ogni cosa ed è connaturata allo spazio come nel caso di Andrès Carrara, giovane artista di origine argentina che vive nell’alto veneto e che attraverso le sue architetture avvolte nella foschia delle velature affabula la realtà sospendendola in una atmosfera dolcemente misteriosa. Raffaele Minotto (Padova) si affida ad una tecnica particolare che è quella di dipingere direttamente con i tubetti di colore per ottenere con la matericità della superficie e toni brillanti una sorta di controllata confusione di segni, segmenti e sovrapposizioni dirette , in lontananza, a rendere la scena pura e forte, vibrante nella luce e nel colore. La mostra si chiude con i lavori di Stefano Bolcato, artista romano che proprio nel sogno, in una atmosfera quasi metafisica fa assorbire l’uomo e le cose, le architetture e i paesaggi creando i luoghi della memoria ideali per la meditazione.
Inaugurazione venerdì 16 febbraio 2007 ore 18.30
16 febbraio - 16 marzo 2007
Info: 081 296476 - 081 8949461
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