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Kenny Random-Play/Rec/Pause/Stop

Dal giovedì 15 febbraio 2007
al domenica 18 marzo 2007

Orari:
Inaugurazione: giovedì 15 febbraio 2007, alle ore 19.00
Periodo: dal 15 febbraio al 18 marzo 2007
Orari: Lunedì-Sabato 10.00-12.30/15.30-19.30
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Comunicato stampa evento: Kenny Random-Play/Rec/Pause/Stop

KENNY RANDOM
Play/Rec/Pause/Stop

Inaugurazione, giovedì 15 febbraio, ore 19.00
Via Dante 15/19 - Padova

Play/Rec/Pause/Stop
Ovvero: azione/memoria/riflessione/fine.
La mostra personale di KennyRandom presso lo SPAZIOTINDACI a Padova prende il nome dai quattro tasti che si usano generalmente per registrare un video o una canzone. Elementi che sintetizzano metaforicamente ogni momento della vita o della singola giornata di ognuno di noi: tempo che scorre e che si ferma, frammenti che tornano alla memoria o che inevitabilmente giungono alla fine.
L’esposizione di KennyRandom, già noto ai padovani per gli enormi personaggi che da anni popolano ogni angolo della città, in questa sede si caratterizza per le diverse tipologie di lavori, appositamente pensati per SPAZIOTINDACI: si va dai dipinti nei quali l’artista consolida la cifra stilistica già nota, alle nuove tele del 2007 in cui lo stile, i personaggi, l’uso del colore cambiano totalmente. Ma non solo: nello spazio saranno esposti anche elementi installativi e stampe a tiratura limitata.
L’occasione che SPAZIOTINDACI offre all’artista ha dato vita all’ideazione di un catalogo, che contiene le opere esposte e ci guida nel suo multiforme percorso artistico, che va dalla pittura, alla grafica, ai graffiti, alle installazioni, sfociando nelle importanti collaborazioni con MTV, 55DSL, MARTINI e DAINESE.

Di sogni, asfalto e lampadine.
Il lavoro di Kenny Random si dipana da una massa caotica di esperienze, viaggi, lavori, passioni, idee. Difficile rintracciare un percorso organico nel suo essere e nella sua produzione. I riferimenti possono essere tanti, tutti validi ma non fondamentali.
La verità è che qualunque spiegazione alle sue opere risulta difficile se non del tutto superflua.
Nel cercare di parlare dei lavori di Kenny Random si giunge quasi a perdere di vista il “tutto”, e il punto di approdo è parlare delle sue opere come creature autonome dotate di una propria vita, di caratteristiche peculiari solo in parte legate a colui che le ha create.
Alcuni elementi - la street art, la passione per lo skate, la “formazione” da writer - emergono consciamente o inconsciamente nel suo lavoro rendendolo inconfondibile. E’ impossibile infatti non ritrovare in queste tele le figure silenziose che da molti anni ci scrutano da ogni angolo della città, a caratterizzare sottoportici, muri, impalcature e colonne. Talvolta qualcuno di loro scompare e si ha l’impressione che si assenti solo per un po’, per ritornare poi in altra forma o in un altro punto della città.
A differenza di molte altre tipologie di graffiti, i personaggi di Kenny Random si differenziano l’uno dall’altro e possiedono ognuno caratteristiche proprie: hanno i capelli lunghi o il cappello, la giacca o una maglietta, stringono in mano una bandierina o un animale di pezza.
Ognuno di loro ha però elementi simili e inconfondibili: i lineamenti spesso solo suggeriti, la forma allungata della testa, il collo lungo, le labbra serrate e prominenti, le spalle quasi inesistenti. E’ così che Kenny Random vede l’uomo e la donna nelle loro infinite variazioni. Gli occhi, soprattutto, colpiscono: spesso sono chiusi, nascosti da un ciuffo di capelli o dal cappello, o addirittura mancanti. Talvolta di grandezze diverse l’uno dall’altro, o segnati da profonde occhiaie, quasi a pensare che queste creature non possano dormire. Del resto “chi ama non dorme”, recitava una di loro qualche anno fa.
La sensazione più forte tuttavia è che nonostante questa cecità loro possano in qualche modo vedere, vedere tutto ciò che li circonda, vedere le persone passare loro accanto.
Kenny Random non crea esattamente queste creature.
Sembra piuttosto che dia loro vita unicamente per lasciarle libere. Spesso non sa nemmeno bene lui cosa stringano in mano o perché siano così malinconiche, sembra che lui stesso non abbia alcun potere su di loro, che non possa controllare le loro azioni. Quando ne parla sembra che esse siano da sempre nelle sue mani, gli stiano appiccicate addosso da una vita, e attendano solo che lui decida di liberarle con un tratto di matita o di spray.
Figure che sembrano spesso ottenute per sottrazione di elementi piuttosto che per accumulazione, con una semplificazione estrema e lasciando che talvolta sia l’ombra a disegnare.
Nonostante l’aria malinconica e silenziosa, a tratti quasi incantata, si ha l’impressione che questi personaggi tentino di dire qualcosa, e ciò che cercano di comunicare sta tutto nei gesti minimi che compiono: un dito che indica qualcosa, una mano che stringe una testa, un fiore che perde petali, due figure che si cercano a vicenda in un desiderio di contatto che forse parla d’amore o di qualcosa di molto simile. Personaggi che sfuggono, o che al contrario si stringono, senza bisogno di spiegare nulla.
Figure che sembrano talvolta stilizzate, definite, essenziali. Altre volte invece il tratto è ridondante, il colore cola in lunghi rivoli che assumono una forma quasi intenzionale, voluta. Alle loro spalle esplodono stelle, si disegnano parole che spesso sembrano poesie, frutto ancora una volta di un istinto, una pulsione che si traduce quasi in scrittura automatica, quasi come “automatica” si potrebbe definire la sua pittura.
Il colore che li circonda racconta ancora di loro. Talvolta un verde acido, una rosa, un azzurro acceso sembrano aggredire gli occhi, altre volte la malinconia negli occhi chiusi di un angelo si spalma in pennellate grigie dietro le sue spalle alate.
I nuovi lavori di Kenny Random, prodotti negli ultimi mesi, rappresentano una sorta di variazione sul tema, quasi un divertissement giocoso in cui i personaggi a cui siamo abituati assumono nuove forme.
In una prima serie gli sfondi si fanno più tenui e ordinati, quasi decorativi grazie ai colori pastello che disegnano intrecci simili a puzzle.
Le figure in primo piano sembrano ancora più stilizzate rispetto al solito, e circondate da una serie di piccoli elementi dal sapore simbolico, alcuni già presenti in altri lavori (la bandiera, le lampadine, i fiori) e altri del tutto nuovi come i serpenti e gli uccelli. Un’altra sequenza, l’ultima prodotta dall’artista, ci presenta nuove creature dai lineamenti vagamente distorti che emergono da arabeschi di linee bianchi, neri e oro, in una drastica riduzione del colore. Non è possibile capire immediatamente dove inizino e finiscano gli agglomerati di elementi sulla tela, ma si intuiscono intrecci di braccia e mani, righe, animali e motivi geometrici. In altri casi le linee sono così essenziali da rendere impossibile l’emergere di qualsiasi figura.
C’è in Kenny Random però una forte volontà di non legarsi ad una sola forma. Il suo percorso artistico non vuole arrestarsi, non vuole identificarsi con quei personaggi che fino ad oggi sono stati il tratto più peculiare della sua produzione.
Loro sono soltanto il risultato di alcune esperienze, eventi multiformi che rendono possibile parlare di tutto ciò che ha fatto fino ad ora, ma molto difficile immaginare quali saranno i suoi prossimi passi.
Accostarsi ai suoi graffiti come alle sue tele non vuol dire cercare di spiegarle, ma semplicemente sentirle. Loro sanno benissimo come parlare.
Teresa Iannotta

La mostra rimarrà aperta fino al 18 marzo 2007.
Lunedì – sabato: 10.00/12.30 – 15.30/19.30



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