Teatro Massimo Bellini - Dettaglio evento

Via Perrotta 12, Catania 95131
Tel +39 095 7306111
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Catania
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Carmelo Bongiorno - NOTE DI LUCE. Viaggio nell’anima del Teatro Massimo Bellini

Teatro Massimo Bellini

Sede Via Perrotta 12, Catania 95131
Altre informazioni Tel +39 095 7306111 | http://www.teatromassimobellini.it/

Data di apertura mercoledì 23 aprile 2008
Data di chiusura venerdì 30 maggio 2008

Gli artisti correlati Carmelo Bongiorno

Comunicato della mostra : Carmelo Bongiorno - NOTE DI LUCE. Viaggio nell’anima del Teatro Massimo Bellini

Scheda tecnica del volume:
Volume formato cm 30 x 28, cartonato con sovraccoperta, stampa in quadricromia più vernice, 120 pagine, 77 fotografie Bianco Nero e a Colori in grande formato, testi di Giovanni Chiaramonte e Carmelo Bongiorno in Italiano/Francese/Inglese, editore ITACA ULTREYA Milano.

Scheda tecnica della mostra:
N. 30 opere fotografiche in Bianco Nero e a Colori formato cm. 85x80 e 100x70, allestita nel foyer del Teatro, successivamente itinerante (già previste in autunno Madrid e Parigi nei rispettivi Istituti Italiani di Cultura).

Date:
Il volume e l’omonima mostra verranno presentati a stampa e pubblico nel grande foyer del Teatro Massimo Bellini di Catania il 23 Aprile 2008, Giornata Mondiale UNESCO del Libro (sin dal 1995) alla presenza di personalità del mondo dell’arte e della cultura. La mostra di Catania resterà aperta al pubblico fino al 30 Maggio 2008.

Cenni sull’opera:
NOTE DI LUCE è il nuovo lavoro fotografico di Carmelo Bongiorno, artista catanese noto in Italia e in Europa con 25 anni di mostre, pubblicazioni e riconoscimenti; il lavoro è composto da 77 immagini inedite in bianco nero e a colori realizzate nell’arco di un anno.
NOTE DI LUCE è un viaggio nell’anima del Teatro Massimo Bellini, uno sguardo d’autore che oltre a mostrarne lo splendore architettonico si spinge in profondità per svelarne aspetti sconosciuti e coglierne lo spirito, la vera essenza: attraverso istanti fortemente simbolici e un linguaggio colto racconta quanto avviene prima, durante e dopo un’opera, un concerto, un recital, un balletto.
In mezzo all’orchestra e al coro, tra gli artisti, dietro le quinte, l’autore da posizione privilegiata crea un inedito racconto sul Teatro, scrive una nuova storia attraverso il potere evocativo delle sue immagini, trasforma note musicali e sublimi armonie in impalpabili note di luce.
NOTE DI LUCE diventa quindi un lavoro sull’intero mondo dei teatri lirici e dei suoi artisti, sul mondo della grande musica: un’opera di grande respiro che attraverso l’autore Carmelo Bongiorno diventa opera sui teatri del mondo, attraverso un linguaggio contemporaneo si apre ad un pubblico universale.

Brevi cenni sull’autore:
CARMELO BONGIORNO (Catania 1960) nel 1983 crea il Gruppo Fase e dopo varie esperienze artistiche si dedica alla Fotografia, vincendo ad Arles nel 1989 l’European Kodak Award for Photography. Ha pubblicato Luoghi Privati, Les Routes du Lait, L’Isola Intima (Premio del Libro, Mois de la Photo à Paris), Teatro della Visione con Wim Wenders e Ugo Mulas, Bagliori, Images Parallèles, ParolaVisioni. Sue immagini sono conservate presso collezioni pubbliche e private e sono state pubblicate dalle più autorevoli riviste, testate internazionali e in vari volumi. Ha tenuto vari stage in Europa e realizzato oltre 60 mostre nelle manifestazioni e luoghi espositivi più prestigiosi, tra le più recenti “I Maestri della Fotografia” al Guggenheim di Venezia.
info@carmelobongiorno.com - www.carmelobongiorno.com

IL BIANCO E IL NERO, IL ROSSO E IL GIALLO
Nel rimanere specchio della realtà visibile, nel porsi come riflessione della luce che illumina il mondo e il cuore dell’uomo, la fotografia di Carmelo Bongiorno ha sempre superato la superficie di ciò che appare per cercare il centro nascosto, il punto palpitante nel buio dell’essere, per trovare l’immagine dell’uno che coincide con l’infinito.
Nello scegliere e nel mettere a fuoco un dettaglio nel caotico scenario dell’esistere e nell’intrecciarlo col sentimento della meraviglia, dello stupore e dell’amore in cui è generata la persona, Bongiorno, sin dall’inizio della sua attività artistica, ha sviluppato il proprio lavoro in lunghe sequenze, capaci di rendere testimonianza all’armonia complessa e alla verità sinfonica che reggono e sostengono le forme e le figure che stanno di fronte ai nostri occhi, in cerca di un destino definitivo, duraturo, eterno.
La fotografia in bianco e nero di Carmelo Bongiorno si è quindi sempre contraddistinta per la sapienza delle tonalità con cui ogni singola immagine si rapporta alla totalità dell’opera: il bianco assoluto, la nota più alta del visibile, si declina nella fuga senza fine attraverso la gamma dei grigi verso il nero, la nota più bassa dell’invisibile.
E’ la struttura linguistica della fotografia di Bongiorno a porsi nello stesso punto in cui è scaturita la visione della genealogia di Stieglitz, Strand, Weston, Adams, White, Caponigro. Come Stieglitz, ogni fotografia di questo volume è, a suo modo, un canto del cielo e Bongiorno di ogni immagine può dire, come Weston, di essere sulla giusta via, perché si accorda con la sinfonia sonora di una fuga di Bach.
La comune origine genera, nella storia dell’Occidente, il teatro e la fotografia ed è proprio un grande uomo di teatro di inizio Ottocento, il francese Daguerre, erede della tradizione italiana, a fissare per sempre nella luce l’ombra scura dei corpi umani che appaiono per un istante sulla scena del mondo, per svanire irrimediabilmente nel buio.
L’opera di Carmelo Bongiorno nel Teatro Lirico di Catania diventa quindi un drammatico racconto sull’uomo che cerca di trarre accordi armonici e dolci melodie dalla dissonanza e dall’orrido rumore che avvolge le città e gli uomini di questo tempo. Come già Tarkovskij nel film Lo specchio, e poi Wenders nel film Il cielo sopra Berlino, il fotografo catanese decide finalmente di aprirsi al colore. Robert Frank diceva che le tonalità del bianco e del nero, come i quadrati della scacchiera, parlano sempre delle dimensioni estreme e ultime della peripezia umana. Il colore sembra accendersi invece nell’originario scaturire della vita, nella dimensione dell’inizio, nella infinita possibilità che ogni principio apre. Eppure, una profonda corrispondenza sembra esserci tra il bianconero e il colore di queste immagini: il rosso, la tonalità cromatica di una stella che si allontana da noi per perdersi nell’immutabile fondo oro dell’eterno.
Giovanni Chiaramonte

23 aprile - 30 maggio 2008

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