Fabio Mauri
Varie Sedi
Data di apertura lunedì 12 dicembre 2005
Data di chiusura giovedì 12 gennaio 2006
Comunicato della mostra : Fabio Mauri
Le due mostre di Fabio Mauri propongono un percorso inedito, in due tappe di opere incentrate sul rapporto tra proiezione e spazio, tra memoria e oblio, narrazione dell’uguale e perdita.
Fabio Mauri è uno sperimentatore di molteplici linguaggi tra i quali la performance and il ready-made, il teatro, l’installazione, l’ambiente, gli scritti teorici.
Queste forme espressive tendono ad una presa di posizione nei confronti delle problematiche del mondo più difficili: l’ingiustizia , la manipolazione dei linguaggi troppo spesso mistificatori, i conflitti, l’importanza della memoria storica e della coscienza critica.
Nei suoi primi vent’anni sono presenti tutte le componenti e le esperienze alla base del suo lavoro, quali la seconda guerra mondiale, il dramma degli amici ebrei scomparsi, lo sconvolgente scoperta dei campi di concentramento, la follia, la conversione, la dolorosa e progressiva scoperta della guerra.
Mauri frequenta la cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo” e cominciano collages ed assemblaggi fino al 1957, quando nasce il primo Schermo:oggi lo schermo è l’emblema della comunicazione multimediale ,cinematografica , televisiva o di computer ; e proprio attraverso schermi si attuano le più diverse ed accanite guerre.
L’artista si interroga sul rapporto tra arte e comunicazione; è proprio questo rapporto che pone al centro della sua ricerca, attraverso l’analisi dei nessi e delle contraddizioni tra comunicazione e ideologia, manifestando una volontà di decostruzione critica dei meccanismi di manipolazione del pensiero. Senza, Senza Ideologia, Senza Titolo, sono alcuni titoli di azioni con proiezioni di film su oggetti e persone.
Linguaggio è guerra è una delle opere più significative di Mauri in cui emerge la stretta relazione tra uomo e linguaggio; (Mauri)
Questa contraddizione emerge nelle opere ideologiche degli anni ’70 come Che cosa è il Fascismo (1971) Ebrea (1971) Manipolazione di cultura (1973-76): l’armonia naturale degli esercizi ginnici della cerimonia di Ludi juveniles d’epoca fascista, la normalità degli oggetti-sculture di Ebrea, le fotografie serene e trionfanti di fatti della seconda guerra mondiale, si contrappongono alla tragicità che nasce dalla conoscenza di uno spettatore che guarda le immagini e rivive le azioni proposte con il consapevole senno di poi.
Nel Muro Occidentale o del Pianto : un alto muro di valigie, borsoni, bauli, oggetti di varia umanità unita nel destino di sradicamento e di esilio, l’elemento di ingombro fisico e di separazione, cioè il muro, diviene prevalente. Lo Spettatore si ritrova sempre immerso in una realtà in cui non può fare a meno di sentirsi partecipe e responsabile. I linguaggi come l’ideologia o i messaggi di prevalenza etica vengono considerati come cose, oggetti, con tutta la pesantezza e la corporeità.
Lunedì 12 dicembre 2005
ore 18:00
“CIELO VICINO”
VOLUME !
Via San Francesco di Sales 86/88
00165 Roma
Tel/Fax : 06/6892431
ore 19:30
“MURATO VIVO”
LA NUOVA PESA. Centro per l’Arte Contemporanea
Via del Corso, 530
00186 Roma