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Linda Fregni Nagler e Rebecca Agnes

Dal martedì 16 dicembre 2003
al venerdì 30 gennaio 2004

Gli artisti correlati Linda Fregni Nagler, Rebecca Agnes

Comunicato stampa evento: Linda Fregni Nagler e Rebecca Agnes

Rebecca Agnes
Le città che ci aspettano

Linda Fregni Nagler
Bambini

a cura di Gabi Scardi

dal 16 dicembre 2003 al 30 gennaio 2004
inaugurazione: martedì 16 dicembre ore 18
orario: dal martedì al sabato dalle 15 alle 19

Il 16 dicembre Viafarini inaugura due mostre personali delle giovani artiste Rebecca Agnes e Linda Fregni Nagler, a cura di Gabi Scardi.

Linda Fregni Nagler presenta una serie di fotografie di forte matrice cinematografica attraverso la quale trasmette ansie contemporanee.

Rebecca Agnes realizza con il coinvolgimento di conoscenti e amici una serie di planimetrie di città immaginarie che rispecchiano sogni e desideri.


Rebecca Agnes “LE CITTÀ CHE CI ASPETTANO"

i lavori che saranno in mostra sono tre:

1_“Città" : le 10 stampe 100x140 delle città pensate per dieci persone in
particolare con i loro interventi sulle stampe...
2_ “Viafarini 16/12/03" : la grande stampa (sui 4 m circa) su cui le persone
che verranno alla mostra potranno intervenire.
3_ “Il Giardino Sospeso" : installazione sospesa di alberi di carta
(seguono spiegazioni)



“LE CITTÀ’ CHE CI ASPETTANO"

“Le Città che Ci Aspettano” è il titolo di una antologia di fantascienza americana edita per la prima volta in Italia da Urania nel 1974. Il titolo originale dell’opera è “Future City” (a cura di Roger Elwood, 1973). Il senso dei due titoli differisce come accade spesso nelle traduzioni di titoli di film e libri. La traduzione finisce per indicare qualcosa di diverso dall’originale. Il problema è sempre nella traduzione e nella impossibilità della stessa.
“Le Città che Ci Aspettano” è quindi un’antologia in cui (come indicato dal titolo) il denominatore comune dei vari racconti è che tutti riflettono all’interno delle proprie tematiche fantascientifiche il tema della città.
Il titolo è quello che mi ha attirato di questa antologia, trovata ad un euro su una bancarella del libro usato in questo mese di novembre, in cui insieme al progetto delle “mie città” dovevo anche trovare un titolo a questa mostra e dovevo pure distanziarmi dalle città invisibili che ogni giorno venivano a squotermi, ricordandomi quanto esse sono state (e sono?) presenti nel mio lavoro. Ipazia, Leandria, Cloe tentavano sempre di infiltrarsi nei miei pensieri, e a niente valeva ricordargli che io già le avevo collocate nella mia “Mappa” e che quindi era ora di prenderci un po' di respiro.
Parlando con le persone a cui sono dedicate le “Città” una delle cose che si sta delineando è il fatto che esse vengano prese in parte come una soluzione “se io abitassi qui, tutto sarebbe risolto” è stata una frase che è divenuta inaspettatamente parte del lavoro, che io, però, non avevo contemplato prima. Perché si, ho tentato di progettare qualcosa fatto su misura per ognuna di queste 10 persone, ma allo stesso tempo la città era lo specchio in cui rifletterle, in cui rivederle in forma di “ritratto” concreto e della superficie, era un po' come la casa in cui si abita, o i vestiti che si indossano o i libri che si leggono. Il tutto occhieggiando al fatto che comunque queste città nascono dalla mia idea e visione che ho di queste 10 persone, e che è quindi tacciabile di imprecisione, manchevolezza oppure travisamenti e interpretazioni soggettive.
Un altro problema nel dare un titolo ad una mostra che ruota attorno a 3 differenti lavori complementari è quello di riassumere quello che capiterà nello spazio di Viafarini senza evidenziarne un unico aspetto. E qui mi è venuto incontro il titolo di questa antologia ingiallita
ed impopolare. Perché in se per se non indica esattamente i lavori, che comunque hanno tre titoli propri e distinti...e allo stesso tempo
si collega di rimando al titolo di uno dei tre. “Il Giardino Sospeso” se da una parte è un tentativo di catalogazione delle varie speci di
alberi, di enciclopedia delle mie relazioni, di antologia a sua volta sospesa fra rappresentazione del segno, dell’albero e dell’individualità che ha scelto l’albero, e che lo ha ricreato secondo il proprio personale codice, dall’altro canto prende il proprio titolo da un mio errore di traduzione di cui non mi sono resa conto fino a poco tempo fa. Difatti il giardino sospeso è “The Hanging Garden” dei The Cure (“Pornography” 1982). Ascoltando questa canzone ho sempre inavvertitamente tradotto quel hanging come appeso/ sospeso, senza mai realizzare che la traduzione corretta è giardino pensile. Così ho sempre caricato questo titolo di un intento immaginario e poetico senza rendermene conto. Così il mio errore di traduzione ha trasfigurato il titolo di una canzone in qualcosa che non le apparteneva. La
canzone è sempre bellissima, ma ora è una canzone diversa da quella che ho ascoltato per tanti anni.
E così l’elemento unificatore di questa mostra è la transizione immaginaria e concreta dei processi presenti nell’ esecuzione di ognuno dei tre lavori. La partenza è una richiesta, una raccolta di materiale che non posso controllare fino in fondo, in cui gli interventi di altri si inseriscono nelle mie architetture, oppure è dai loro interventi che io costruisco.
E poi perché le città non aspettano noi, le città non aspettano nessuno.
Aspettano e basta.


“IL GIARDINO SOSPESO”

La partenza è un libro sugli alberi, che per sua natura è un tentativo di catalogazione universale delle varie tipologie di albero esistenti in natura. Ogni enciclopedia è anchevole a suo modo ed in continuo aggiornamento e assestamento. Alla fine ogni enciclopedia finisce per essere credibile come l’enciclopedia degli animali dell’imperatore cinese di Borges...

L’idea è quella di realizzare un giardino ideale, che non cresce per terra, ma è sospeso nell’aria. In cui non esiste stagione di fioritura o inverno. Ma si pone lì, richiuso in se stesso, fluttuante e girevole un pò come quei giochi che girano nell’aria e che si appendono sopra le culle dei bambini per farli dormire.

Poi ho preso questo libro sugli alberi e sono andata dai miei parenti e dai miei amici e gli ho chiesto se avrebbero disegnato degli alberi per me.
Gli ho mostrato il libro con l’elenco di tutti gli alberi e gli ho detto di scegliere quali alberi volevano disegnare. Ognuno ha scelto i suoi alberi, ci sono delle ripetizioni, ma sono ammesse, perchè alcuni alberi sono amati più di altri. Gli alberi scelti sono circa 200, gli alberi reali sono molti di più. Anche questa enciclopedia è parziale, e contempla solo alcuni alberi disegnati dalle persone che sono in relazione con me.
Ho creato una nuova antologia, in cui ognuno racconta un albero, se stesso e qualcos’altro...

Ognuno ha disegnato i propri alberi come voleva, ma ci sono ovviamente delle regole. C’ è un perimetro in cui disegnare l’albero, il tipo
di foglio su cui disegnare è uguale per tutti, così come i pennarelli, in sedici gradazioni stabilite.


Finiti gli alberi ogni albero viene ritagliato dal foglio e appeso al soffitto con filo da pesca trasparente secondo una precisa disposizione.

( il giardino sospeso dovrebbe occupare all’incirca un area di due metri per cinque)