A cura di Alberto Agazzani
Mostra d’eccezione: per l’autore (Pieter von Balthasar, recentemente salutato dalla critica come “Wundermeister del nostro secolo”, “maestro della meraviglia”), ma ancor più per la sede dell’esposizione, una luogo leggendario dove si mescolano scienza, bizzarria e polvere azzurra. E’ la prima volta, infatti, che viene concesso ad un artista contemporaneo di “innestare” le proprie opere nel cuore della Collezione Spallanzani, che abita attualmente in una delle Gallerie dei Musei Civici di Reggio Emilia. Illustre scienziato, tra i fondatori della biologia moderna, Lazzaro Spallanzani aveva raccolto - nella sua abitazione - un incredibile “mondo della meraviglia”; collezione appunto accolta, dopo la sua morte, nei Musei di Reggio Emilia.
Tra stipi vecchiotti, bacheche e vetri puligosi, si snodano le naturalia di questo scienziato-artista per davvero unico: un percorso ammaliante, tra “poppanti” e “nuotanti”, montoni a quattro corna, ramarri, tritoni e mostri; attraverso campionari di paesine, di stalattiti, di “fossili ambigui”; fino a sfidare la natura con fiori di conchiglie e meraviglie dell’abilità umana, oggetti degni di una principesca Wunderkammer.
Sullo sfondo di tali vetrine, in un simbiotico rispecchiamento, ecco le bacheche di Pieter von Balthasar, su un tema appositamente coniato per l’occasione: “Macchine per creare sogni agli insonni”. Punteggiate (come è ormai consueto nell’ispirazione di questo artista) di antiche incisioni olandesi, stelle marine e fossili, di tendine fiamminghe e insetti mostruosi, liuti in miniatura e piccole “anamorfosi”, le Wunderboxes di Balthasar sono un omaggio alle 31 Variazioni Goldberg di J.S.Bach (create, in effetti, per un capriccioso nobile che conviveva con l’insonnia), ai fantasmi della notte, al suono metafisico di un clavicembalo.
Un corto-circuito che non si potrà dimenticare.
PIETER VON BALTHASAR - Nome d’arte di un architetto contemporaneo, che alla professione di “restauratore di case e cose curiose” (mulini, torri, chiesette sconsacrate, case di fagiani ecc.) ha affiancato la produzione (appartata e segreta) di collezioni di “meraviglie domestiche” (esposte – quale evidente conseguenza - in luoghi privilegiati e inconsueti: piroscafi affondati, leggendari Musei di scienze naturali, biblioteche dei Gesuiti del settecento, gallerie d’arte nate su alberi (svedesi).
Fiorite all’ombra delle Wunderkammer dei principi cinquecenteschi e di furbi abati in odore di alchimia, le “bacheche Balthasar” raccolgono e mescolano un universo di segni, cose, relitti, “ciufe”: mirabilia che trovano pace nelle collezioni “a tema” di questo insolito artista (collezioni esposte con una cadenza di due-tre all’anno). Tra le quali si ricordano: i “Giardini parlanti” (labirinti costruiti con le foglie secche degli alberi in progetto), “Wundertypen” (profili di personaggi umili e meravigliosi), “Gioielli alchemici” (collane d’epoca con mostruosi insetti imbalsamati, a mo’ di pendentifs), “Planetari da viaggio” (pianeti e sfere in movimento, illuminati dalla suggestiva luce di una candela); per finire con i “Santi per il nuovo Millennio” (compagine di Santi ex novo, a protezione di oggetti quotidiani, con un nome coniato da un celebre onomaturgo); con “Pierres animées” (pietre paesine corredate da seicentesche incisioni e stralci di testi alchemici) e con le “Macchine per creare sogni agli insonni”. Quelle che oggi approdano al Museo di Reggio Emilia.
14 settembre - 7 ottobre 2007
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