A cura di Alberto Zanchetta
La pittura è una Maddalena, disonorata e vergognosa? equivoca e adescatrice? A parte le contumelie del secolo appena trascorso (alterchi che ritemprano le energie dell’artista e conflitti che ne irrorano l’immaginazione), la pittura continua ad ammaliarci, mostrando di sé un “qualcosa” di lusinghiero, tal’altre abbagliandoci con un “qualcos’altro” che non è meno persuasivo: something or something else!
Nella sede di AndreA Arte ContemporaneA prendono posto le opere il cui accento è posto su quel “qualcosa” che ci è familiare e che siamo portati a concupire con maggior facilità. Ne è un esempio l’atteggiamento linneano di Beatrice Pasquali; ammettendo la possibilità di essere artefice e al contempo collezionista delle varietà animali da lei dipinte, l’artista crea per sé un personalissimo gabinetto di curiosità e preziosità che intendono raggiungere l’evidenza delle cose stesse. Diverso è l’immaginario di Ana Bagayan, la cui cristallina naiveté-pop mescola il folklore alla citazione sullo sfondo di paesaggi solo in apparenza idilliaci. Dalla fusionalità di fascino-orrore, seduzione-paura, glamour-morte, prende forma un “realismo magico e fabulistico” in cui l’inconscio entra a far parte della coscienza collettiva che (come risvegliata dal torpore di un lungo sonno) non sa distinguere il sogno dall’incubo. Il linguaggio di Elena Rapa usa invece toni più morbidi e sereni. A metà fra narrazione ed evocazione, le sue opere raccontano i ritagli di vita di Lucilla Testagrossa, figura macrocefala che vive in un mondo incantato, popolato da creature antropomorfe con cui condivide la propria quotidianità. In un gioco di rimandi, analogie, occultamenti e straniamenti, Gaia Carboni indaga il rapporto mimetico che esiste tra i vestiti dei suoi personaggi e le inflorescenze delle piante, così come tra gli oggetti d’uso comune e le tovaglie o i tappeti su cui sono adagiati; colori e geometrie finiscono così per con-fondersi tra loro, sfiorando i limiti dell’astratto.
Gli spazi della A2 accolgono la seconda parte della mostra, ma questa volta è il “qualcos’altro” a tradire/a trarre in inganno lo sguardo. Come afferma Debora Romei: «La pittura si richiama autonomamente, non rappresenta qualcosa, più semplicemente segue la sua necessità di “fare”». Nelle tele dell’artista la libera proliferazione della forma non è mai esplicita, è anzi soggetta a segrete corrispondenze (con le passioni, i desideri, le emozioni). Proprio come gli aruspici, Romei scruta all’interno di un paesaggio fisiologico che si regge su delicati equilibri, in una costante fluttuazione del tempo e dello spazio. Organici e voluttuosi, anche i lavori di Elena Brazzale attingono alle segrete energie del mondo; su grandi fogli di carta prendono vita stravaganti ed effimere specie botaniche che tentano di allignare nel vuoto, in una pruriginosa coesistenza che non appartiene solo alla forma ma anche e soprattutto alle sfumature del colore, alla varietà e alla sensibilità tecnica e umorale dell’acquerello.
Elena Brazzale, Debora Romei
Inaugurazione 15 marzo 2008 ore 20.00
Dal 15 marzo al 17 maggio 2008
Andrea Arte contemporaneA - Spazio Sperimentale A2
Via dell'Edilizia 56
Vicenza
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