a cura di Alessandro Trabucco
Inaugurazione: sabato 8 Dicembre 2007, alle ore 17.30
Tra i principali artefici e protagonisti nel 1985 dell’esperienza milanese Brown Boveri, dalla metà degli anni ‘80 Garbelli comincia a realizzare i suoi primi interventi installativi. In seguito rivolge la propria attenzione al contesto urbano e compie i suoi primi interventi di ‘public art’. La segnaletica stradale, quella serie di segnali codificati che stabiliscono le norme per un ordinata viabilità automobilistica, è il primo e più vulnerabile bersaglio scelto dall’artista milanese. Ne stravolge i significati creando dei segnali nuovi dai contenuti inaspettati. Che siano pittogrammi o precise scritte, il significato che tali segnali assumono diventa ‘autonomo’, svincolato dalla logica della comunicazione informativa.
Per questa personale, dal titolo evocativo, Garbelli ha realizzato una sorta di campionario iconografico rivisitato della civiltà subacquea (monete, segnaletiche, vedute panoramiche) inventando di sana pianta ciò che la suggestione del mito e le assidue letture gli hanno ispirato.
Da sempre appassionato lettore dei grandi romanzi epici e d’avventura ambientati tra le acque tempestose degli oceani (Tifone di Conrad, L’Isola del tesoro di Stevenson, Moby Dick di Melville, Robinson Crusoe di Defoe, Il Vecchio e il mare di Hemingway...) Garbelli non vuole ricostruire fedelmente o provare, come un archeologo, l’esistenza della città sommersa, quanto proporre uno spunto di riflessione sulle condizioni attuali dell’ecosistema marino, con tutte le problematiche ambientali portate dal ‘progresso’ della civiltà occidentale e dallo sfruttamento “turistico” delle risorse marine.
L’artista vi immagina ed ambienta un viaggio, documentato da un proprio diario di bordo e da prove “tangibili” di questa fantastica avventura. Trova reperti che espone come reliquie di una civiltà subacquea pacifica ed immune dagli errori del popolo “terrestre”, che osserva e dal quale impara cosa “non fare”. L’idea del viaggio mentale, dello spostamento ideale, è quindi di fondamentale importanza per comprendere il significato di un lavoro che vuole recuperare quel senso, ormai completamente perduto, di purezza della vita condotta in completa armonia con l’ambiente circostante, in una sorta di ritorno alla verginità della natura incontaminata senza assumere atteggiamenti polemici, né esprimere una patetica retorica di tipo ambientalista.
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