A cura di ANGELA MADESANI
...quando l'economia diventa supporto dell'arte e quando l'arte riesce a dare un senso all'economia...
...when economics become the support of art and when art manages to give a sense to the same economics...
Ogni uomo vive all’interno di un sistema di relazioni che comunica attraverso segnali standard derivanti dai processi di semplificazione: nel suo rapportarsi con tali segnali non fa che misurare continuamente la propria distonia rispetto ad essi.
Il mondo ha scelto di rinunciare ad un’enorme ricchezza di contributi mentre è fortemente impegnato ad amplificarne soltanto alcuni, a dismisura. In qualunque contesto prevalgono le regole della competizione, della lotta per essere prescelti fra mille; ciò impoverisce, distorce, forse compromette una visione autentica del sentire poichè il campione selezionato è il meno distonico rispetto agli standard e si porta dietro il germe dell’aggressività.
L’interazione con i risultati dei processi di semplificazione è il momento in cui ciascuno percepisce e registra il proprio rapportarsi ad un intero sistema di relazioni, di regole codificate: il sentire individuale si proietta sui segnali e vi si fonde originando combinazioni uniche, incomunicabili.
Ciò che rimane - la forma dei segnali standard - è un denominatore comune, evocatore universale di singoli istanti, simbolo di una complessità insondabile ma potentissima, capace di attrarre e di raccogliere una grande energia.
La mia ricerca è rivolta al riconoscimento, al recupero di tutta questa ricchezza ignorata; vuole affermare e ricordare l’esperienza unica degli individui, dei pensieri, delle emozioni e soprattutto dei luoghi e delle forme ove questo sentire si proietta, si deposita, viene dimenticato.
La difficoltà di comprensione che caratterizza l’arte può essere vista come un riflesso di questa complessità e di questa energia nascosta, della unicità di ogni-singolo-uomo di fronte ad un mondo standardizzato. Sotto questo aspetto la relazione fra lo sforzo di sintesi, di riduzione che si consuma nella realizzazione di un’opera (e che la rende enigmatica) ed il desiderio di comunicare che ne costituisce un presupposto essenziale mi appare meno paradossale.
….. le caratteristiche delle forme geometriche utilizzate nei miei lavori non nascono dall’idea di una riflessione sull’interazione del singolo con segnali standard; al contrario è quest’ultima idea che deve il proprio riconoscimento alla ricerca sulle forme e sulle modalità di rappresentazione delle stesse. Ad un certo punto mi è risultata evidente l’influenza della semplificazione geometrica e contemporaneamente ho compreso che il momento fondamentale, il nodo essenziale non era nella forma ma nell’incontro, nell’interazione con la stessa….
Paolo Pessarelli
Quando l’economia diventa il supporto dell’arte e quando l’arte riesce a dare un senso all’economia
I recenti lavori di Paolo Pessarelli di Angela Madesani
La storia personale è il più delle volte fondamentale per cogliere in tutta la sua ampiezza la ricerca di un artista. A maggior ragione lo è per Paolo Pessarelli, di formazione e professione economista e che, per ovvi motivi, ha per le mani ogni giorno il Financial Times. Un giornale assolutamente incomprensibile per i non addetti ai lavori: scritto con caratteri molto piccoli, denso di lettere e cifre, che rimandano alla situazione e ai destini del mondo, stampato su carta rosa come altri quotidiani di quel genere.
In realtà quando i lettori li leggono, quei numeri e quelle parole sono già superati, non hanno più un valore oggettivo, sono testimonianza di ieri, l’oggi è in corso. Si viaggia in tempo reale.
La carta del quotidiano economico più autorevole del mondo è il supporto dei lavori di Pessarelli.
I numeri sono illeggibili, le lettere anche: diventano segni vuoti. La sua è una raccolta della memoria della macrostoria del mondo, quella della politica, dell’economia su cui pone le fotografie delle persone normali, raccolte nei mercatini. Centinaia di microstorie che ripesca dal nulla, da una sorta di oblio eterno. In realtà quelle persone vissute cinquanta, sessanta, settanta anni fa, probabilmente già morte, anzi sicuramente già morte, con le loro immagini sono più vive di quei fogli di carta. Così l’apparente non senso diviene operazione estetica stimolante, intelligente.
È un tentativo di conservazione, senza nessun intento archivistico o scientifico, piuttosto sentimentale.
Le persone, la gente comune, gli studenti, i militari, le ragazze, le sartine e gli impiegati passano dal suo lavoro che conferisce loro una piccola eternità. Gli oggetti, le fotografie, indici della realtà, sono l’unica cosa che rimane di una persona anche quando è finito il ricordo diretto.
Una riflessione la sua che richiama la ricerca di Christian Boltanski, anche se qui l’atmosfera è diversa, maggiormente legata alle contingenze del tempo nostro.
L’indagine è rivolta alla lettura della storia, quella in grande stile che non riflette il sentire di ciascuno di noi. Il destino è quasi sempre la dimenticanza. Si pensi al tempo senza la possibilità di registrazione delle immagini, alle centinaia di milioni di coloro, che sono transitati, dei quali nulla è restato, di loro, della loro esperienza. E ancora il rimando al mondo dell’economia, all’eterna lotta, alla competizione senza regole.
Viene a crearsi nel suo lavoro un interessante rapporto tra le immagini in bianco e nero delle fotografie e il colore della carta di giornale, a creare una sorta di contrasto pittorico, perché è dalla pittura che Pessarelli arriva.
Il nucleo del lavoro di Pessarelli è la riflessione sulla falsità della storia che rappresenta perlopiù l’aggressività umana, al di fuori dalla normalità. Così Perec e il suo concetto di infraordinarietà . Si parla dei treni solo quando deragliano, degli operai quando scioperano. Il tentativo è quello di ridare dignità a certi episodi. La sua diviene una grande biblioteca del ricordo alla Hrabal, dove i codici si confondono, mutano la loro prima destinazione e in fondo conferisce un senso, con ironia sottile e intelligente, all’inutilità. Riesce a regalare una nuova esistenza ai personaggi pescati alla rinfusa sulle bancarelle dei rigattieri, che sono chiamati a recitare ancora una volta e si prende gioco, mutandone il valore linguistico, delle seriose e, in fondo, insignificanti pagine dell’economia.
Fino al 7 marzo 2008
Dieci.due!
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Milano
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