Antonella Marino

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Antonella Marino / Dettaglio evento

Mutation - Dario Agrimi

Varie Sedi


Data di apertura venerdì 07 aprile 2006
Data di chiusura venerdì 28 aprile 2006

Orari:
tutti i giorni 19.00/21.00
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Curatori Antonella Marino

Comunicato della mostra : Mutation - Dario Agrimi

Nel vocabolario degli ultimi anni una parola si è imposta tra le altre con invasiva e ambivalente centralità: mutazione. Dalla biologia, con i promettenti e minacciosi progressi della genetica, alla sociologia, antropologia o psicologia che indagano sugli influssi cognitivi delle tecnoscienze, la mutazione è diventata sinonimo di alterazione o cambiamento, negativo o positivo a seconda del punto di vista. Speranze ma soprattutto vecchie e nuove paure si condensano intorno all’immagine di corpi mutanti e ibridi o di nuove specie. Mentre le vecchie categorie di naturale e artificiale sono travolte, e dove non arriva la scienza è il fervido campo dell’immaginazione a formulare ipotesi, suggerire prospettive, favorire ampliamenti di visione. Tra Molly ( precoce cyber-protagonista di “Neuromante” di William Gibson) e Dolly ( la celebre pecora senza bisogno di presentazioni), le mutazioni segnano un percorso circolare, che dall’immaginario artistico si estende alle scoperte della scienza e viceversa. Non a caso letteratura, cinema, arti visive si popolano sempre più di creature meticce, o di nuovi mutanti teriomorfi che attualizzano mitici innesti uomo-animale.
In questo filone aperto appare perfettamente a suo agio il curioso uomo-cane a grandezza “reale” di Dario Agrimi, inedito e sbarbato “Man-terrier “ a quattro zampe ( pardon braccia/gambe), che sembra uscito fresco fresco da un laboratorio di strambi esperimenti post genetici. Servirà a far diventare più fedele e affidabile la razza umana? O renderà più versatile e sapiente quella canina? Non è facile dare risposte. Certo questo novello esemplare da circo Barnum ( pare che tra le attrazioni dello spettacolo, oltre al noto John Merrick uomo-elefante, ci fosse anche JoJo, acclamatissimo uomo-cane), sta lì a stupirci, risvegliando in noi un’atavica attrazione per le deformità. E ponendoci provocatoriamente alcune domande (come fanno del resto gli altrettanto spiazzanti piante/oggetti in vaso), condite però da quella peculiare dose di ironia che caratterizza il giovane artista di Trani. Complici le possibilità simulatorie offerte da un altro tipo di meticciamento, quello linguistico- con passaggi alternati di ripresa fotografica, manipolazione digitale e pittura- il terrier, tipica razza da caccia inglese, diventa così figura di uomo cacciatore. A ricordo delle nostre primordiali origini evolutive, che proiettate sulle tensioni d’oggi mettono in crisi pretese antropocentriche, proponendo un esercizio mentale di contaminazioni teso a suggerire modalità diverse di approccio al mondo circostante.
Più strettamente mutuato dal repertorio fantasy e fumettistico è invece il gruppo di buffi mostriciattoli messi in scena dal barlettano Raffaele Fiorella. Un’ intera famiglia tipo - padre, madre e tre figlioli al seguito - si para in posa fotografica come un allucinato team di fantasmi in cartapesta. La mutazione in questo caso è ormai totale. Impossibile distinguere tra sembianze ominidi ed animalesche, tra fantasia e realtà, nei caratteri somatici di questi pupazzoni bianchi con grandi teste e lunghissime braccia scimmiesche (una o due non fa differenza), occhioni senz’orbita o grosse orecchie, dentoni topeschi e protesi cornute...Sono personaggi alieni, venuti da un premondo fantastico e mediatico, ma proprio per questo in qualche modo familiari. Teneri più che minacciosi, sembrano piuttosto antieroi grotteschi, che attingono a fantasie adulte calate nel mondo dell’infanzia ( come i protagonisti dei film di Tim Burton, referente dichiarato per l’autore). Ma che, esibendo la propria diversità domestica, mettono anche il dito nella piaga di quell’ illusione di normalità che ognuno di noi cova nel profondo.
I “mostri” dunque sono tra noi, sembra il messaggio implicito negli scanzonati lavori di Fiorella e Agrimi. Divertenti piuttosto che inquietanti, essi ci parlano di una mutazione futuribile, ma soprattutto di un mutamento oggi più che mai auspicabile: la necessità cioè di fare i conti con l’alterità nelle sue diverse forme, contro pericolose barriere difensive e omologanti.
Antonella Marino