a cura di Chiara Canali
Inaugurazione: giovedì 14 giugno 2007, ore 19.00
La ricerca dell’artista bulgaro Kiril Cholakov si sviluppa attorno al concetto di “spaesamento” interiore vissuto in rapporto alle esperienze sociali e politiche che hanno portato alla disgregazione dell’Est europeo e alla formazione di una nuova identità nazionale.
Da una posizione decentrata, Kiril ricostruisce il mondo intimo e domestico della casa, lo scenario delle relazioni private e familiari – camera da letto, cucina, bagno - e lo ambienta in scatole di legno interamente rivestite da tappezzerie elaborate sul motivo di un bulbo oculare riprodotto e moltiplicato all’infinito in file simmetriche orizzontali, verticali e oblique.
Queste scatole ottiche, molto vicine ai primi esperimenti visivi del cinema, utilizzano l’espediente della Lente di Fresnel per ricreare gli effetti di una visione tridimensionale che dà vita a una dimensione psichedelica di ossessione. La sensazione finale è dunque quella di uno “spaesamento” ottico che corrisponde allo “spiazzamento” percettivo dell’individuo e dell’artista contemporaneo nell’era digitale, dove l’essere ha perduto la propria dimensione personale e identitaria e si ritrova catapultato in una società tecnologica e globalizzata in cui è perennemente osservato, scrutato e ispezionato da altri “occhi”, reali o meccanici.
Nei disegni a matita e acrilico su tela la presenza dei bulbi oculari non è riprodotta con mezzi digitali e non si configura più nella ritmicità e nella moltiplicazione di un pixel geometrico, ma l’occhio diventa forma grafica e scultorea che si muove liberamente nello spazio della casa, ne ricopre le superfici e si accumula casualmente negli interstizi restituendo un’impressione di claustrofobia e disorientamento. Il bombardamento di queste forme oculari nei luoghi del vissuto diventa per Kiril una riflessione ulteriore sull’intrusione del pubblico nella sfera del privato che in epoca contemporanea, dominata dalla psicosi collettiva del “Grande Fratello” di orwelliana memoria, circoscrive le fasi di una progressiva alienazione psicologica.
L’illusione ottica, l’inganno visivo e la ripetizione infinita sono meccanismi utilizzati dall’artista anche nella recente serie di lavori sulle scacchiere, che raffigurano corpi umani ricurvi su se stessi in pose da contorsionista, disposti sulle tavole secondo strane “figure” di ruolo. Il principio della traslazione, della rotazione e della simmetria, abbinato al gioco degli opposti – uomo/donna, bianco/nero, positivo/negativo – sembrano a prima vista richiamare le metamorfosi di M.C. Escher, tuttavia la ricerca di Kiril non è mai unicamente un virtuosismo grafico e visivo fine a se stesso.
L’artista bulgaro piuttosto costruisce strutture modulari e dinamiche che indagano con ironia il tema della sessualità e dell’erotismo, esplorano con leggerezza il voyeurismo nelle relazioni amorose, si interrogano sul senso dell’intimità e sull’esibizionismo dei sentimenti ridotti oggi alla mercé di un qualsiasi prodotto mediale e commerciale.
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