Edoardo Di Mauro

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Edoardo Di Mauro / Dettaglio evento

Controfigure e affini - Paolo Maggi

Biblioteca del Museo Civico

Sede Piazza Zanardelli, Altamura
Altre informazioni Tel +39 080 3111708

Data di apertura venerdì 24 novembre 2006
Data di chiusura venerdì 29 dicembre 2006

Orari:
16.00/19.00
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Curatori Edoardo Di Mauro

Comunicato della mostra : Controfigure e affini - Paolo Maggi

A cura di Edoardo Di Mauro


Paolo Maggi è un autore ancora giovane ed in grado di inserirsi con autorevolezza tra i talenti emergenti della nuova pittura italiana, sulla scia della linea “mediale” della seconda metà degli anni ’80 e di quella più marcatamente simbolica e narrativa del decennio successivo. Seguo il lavoro di Maggi da alcuni anni, ed ho avuto modo di notare come esso sia stato in grado di evolversi gradualmente e con costanza, pur in presenza di un’ispirazione sin dall’inizio coerente ed unitaria, fino ad approdare alla consapevolezza dei mezzi di cui questo artista certo non è sprovvisto, in termini di fantasia e duttilità creativa. L’artista elabora della immagini abilmente campionate con l’ausilio della grafica computerizzata, in questo caso impiegata come agile ausilio dell’immaginazione, che poi colloca su tela avvalendosi della pittura acrilica. Quanto mi ha subito colpito del lavoro di Maggi è la sua abilità nel dare vita ad iconografie dotate di un alto grado di suggestione, capaci di colpire per la loro carica di fresca ironia. L’ironia e lo spiazzamento visivo del fruitore non sono affatto sinonimo di superficialità, è assai più impegnativo affrontare i grandi temi con una superiore levità e leggerezza mentale, come è tradizione della parte migliore dell’arte italiana, dalle avanguardie storiche al concettuale, piuttosto che indulgere ad un atteggiamento di impegno serioso e spesso poco sincero, confinato in un ripetitivo ed autocompiaciuto manierismo formale. Le icone di Maggi, per la loro carica di atipica surrealtà, in grado però di far pensare, di non indurre ad una visione affrettata, ma semmai di suscitare un desiderio di riflessione, mi hanno fatto ricordare le prove di un artista torinese di cui fui tra gli scopritori, Bruno Zanichelli, morto purtroppo a soli 26 anni, che fu tra i principali esponenti dell’arte italiana della seconda metà degli anni ’80, con uno stile in grado di mescolare abilmente cultura “alta” e “bassa”, uno sguardo rivolto alle fascinazioni metropolitane ed al fumetto, e la dote di saper creare composizioni con folgorante spirito intuitivo, in grado di gettare luce sulle angosce e le speranze di una inquieta generazione. Anche i lavori di Maggi presentano caratteristiche di indubbia attrattiva. L’artista estrapola frammenti di quotidianità, immagini di normale routine, tratte da fotogrammi cinematografici e televisivi, dalla pubblicità, in generale dall’immenso repertorio iconografico della contemporaneità, anche in un’accezione di citazione “old fashioned”, dove l’apparente piattezza e banalità dei temi prescelti viene riscattata dall’emanazione tenue, da parte di questi ultimi, di un significato “altro”, assai più sottile ed inquietante rispetto all’apparente normalità dell’iconografia. Questo senso di divertito mistero è accresciuto dalla costante apparizione di personaggi appartenenti ad una variopinta fauna fantastica, umana, zoomorfa ed ibrida, un popolo di strani mutanti, militari, vecchiette, animali, che paiono approdati a noi da una dimensione parallela, da un mondo immaginato in una condizione di psichedelica eccitazione. Maggi appare quindi come un eversore dell’ordine costituito dei linguaggi della comunicazione, falsi e monotoni nella loro lucente artificialità, e ci induce ad indagare i significati riposti, posti a margine delle cose, in una zona d’ombra di solito poco frequentata. I lavori recenti, oggetto di questa mostra personale, segnano un ulteriore progresso nel cammino dell’artista, accrescono il tono di tenue sospensione metafisica, sempre attraversato da una punta di ironia, che è tipico suo, si dotano di ulteriore originalità e riconoscibilità, candidandolo per quello che sarà, penso, un promettente futuro prossimo.
Edoardo Di Mauro, ottobre 2006.