Edoardo Di Mauro / Dettaglio evento





Vinicio Momoli - Nexiture : opere dal 1987 al 2007

Dal sabato 31 marzo 2007
al martedì 01 maggio 2007

Orari:
10.00/12.30 e 15.00/18.30
chiuso il lunedì
Gli artisti correlati Vinicio Momoli

Comunicato stampa evento: Vinicio Momoli - Nexiture : opere dal 1987 al 2007

A cura di Edoardo Di Mauro e Javier Hernando Carrasco

La poetica artistica del Novecento, a partire dall’avanguardia storica, in questo caso non solo l’organico ed anticipatore Futurismo, ma soprattutto Dada, con l’intuizione oggettuale di Marcel Duchamp, orinatoi e ruote di bicicletta investite di aura artistica dalla forza sciamanica dell’artista e gli assemblaggi di Kurt Schwitters, si è cimentata con una concezione nuova dell’arte, un’arte che fosse in grado di aprirsi al mondo, contaminarsi con il quotidiano tramite l’acquisizione di reperti di realtà secondo la logica dell’ “objet trouvè”. Queste tematiche hanno trovato una diffusione su larga scala, nell’ambito di un concetto e di una pratica di avanguardia “normalizzata” a partire dal secondo dopoguerra. La lunga e composita stagione dell’Informale verteva attorno ad un tema prevalente, quello di un’azione artistica intesa come manifestazione di energia vitale, apertura nei confronti dei fenomeni, dialettica tra interno ed esterno. Il limite comune alla maggior parte di quegli artisti fu di carattere oggettivo, quello di non avere violato, nella maggioranza dei casi, quel tabù bidimensionale che appariva ormai come un limite da superare, stante i presupposti teorici. Presupposti, comunque, estremamente avanzati. Già nella seconda metà degli anni ’50 si sviluppano le linee guida di quella che sarà la successiva stagione del Concettuale. Tra le molte correnti di pensiero fortemente venate di profetica utopia che agitano il dibattito culturale di quegli anni si distingue il Situazionismo di Guy Debord. Predicando un nuovo concetto di arte, svincolata da qualsiasi principio di valore e dall’inserimento in quel sistema borghese che finiva per neutralizzarne l’eversione linguistica, riducendola sostanzialmente a prezioso bene di consumo, merce tra le merci, i Situazionisti sostenevano l’esigenza di un’arte puramente comportamentale, da viversi e consumarsi nel “qui ed ora”, indistinguibile da qualsiasi altra azione esistenziale. In particolare la teoria del “detournement” prevedeva la realizzazione di opere costruite seconda la tecnica dell’assemblaggio di materiali ed oggetti recuperati, scorie tratte dall’opulenza della società industriale e vivificate, fatte assurgere a nuova vita e significanza dall’atto creativo. Nell’eterno gioco di rimbalzi e rimandi che caratterizza il ciclo dell’arte, questi temi si ritrovano “tout court” all’interno del concettuale di matrice “mondana” quello, per intenderci, aperto al contatto con il mondo dell’esperienza, che in Italia ha trovato la sua sublimazione nell’Arte Povera. Già il titolo coniato da Germano Celant per etichettare la sua intuizione critica stava ad indicare la volontà di svalutare il lato “ricco” ed esclusivo dell’arte in virtù dell’impiego di materiali archetipi e primari, lasciati liberi di modificarsi seguendo il loro ciclo naturale di metamorfosi chimica e fisica, alla ricerca di un dialogo tra natura e cultura perseguito anche tramite l’impiego di tecnologie duttili ed elementari come la luce al neon. Con l’avvento del successivo ciclo caratterizzato dall’ingresso in una fase di post modernità i temi relativi ad un utilizzo dell’arte contemporanea come viatico per una migliore qualità della vita hanno assunto, specie nell’ultimo quindicennio, una evidente centralità. Tutto ciò non ha mancato di provocare un serrato dibattito attorno al ruolo ed alla funzione del linguaggio della scultura all’interno dello scenario contemporaneo. Dibattito già esordiente nell’800, quando, agli spiriti più sensibili, iniziava ad apparire con chiarezza come l’arte,
dopo la Rivoluzione Industriale, stesse velocemente ponendosi su di un sentiero di superamento di canoni formali plurisecolari ed al centro delle accuse, come fu per Baudelaire, si poneva proprio la scultura, accusata di staticità e monumentalismo retorico e manierato, inadatto ormai ad esprimere i nuovi ritmi e le sensibilità della vita moderna. Dibattito che proseguirà anche nei primi decenni del Novecento, basti pensare ad un grande protagonista come Arturo Martini che, in finire di carriera, seppe, con un saggio come “La scultura lingua morta”, mettersi in discussione prefigurando i futuri sviluppi di questo linguaggio e redigendo pensieri di notevole lungimiranza come “fa che io non sia un oggetto, ma un’estensione”. Come già citato in apertura, nel secondo dopoguerra l’avanguardia artistica radicalizzerà ulteriormente i termini della questione, proponendo un’installazione vista come puro prolungamento della corporalità fisica e mentale, oltre la tradizionale dialettica inerente il rapporto tra l’oggetto e lo spazio. Lo scenario attuale, posto all’interno di una stagione di avanzata post modernità, ha ulteriormente rimescolato le carte, con un eclettismo stilistico dove la rivisitazione dei modi e delle maniere dell’avanguardia novecentesca ed il ritorno alla manualità pittorica, tipici della fase tra il 1975 ed i primi anni ’90, sempre più si abbina al rapporto con la tecnologia ed i media, sia dal punto di vista del confronto teorico ed iconografico che dell’ausilio di questi nuovi strumenti nella costruzione dell’opera. Negli ultimi anni, in Italia, si è assistito ad una forte incentivazione nei confronti dell’annosa questione dell’arte pubblica, fondamentale viatico didattico e divulgativo per avvicinare il pubblico dei non addetti ai lavori alla fruizione del contemporaneo, nel tentativo di colmare il gap che ci separa, da questo punto di vista, dalla maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale e dagli Stati Uniti, tramite la realizzazione di numerosi musei d’arte contemporanea all’aperto e parchi dedicati alla scultura, nella quasi totalità dei casi in affascinanti centri della cosiddetta “provincia”, più raramente all’interno di grandi centri metropolitani. La premessa storica che di solito traccio quando frequentemente mi capita di dedicare un testo alla figura di un artista contemporaneo, per calarlo in contesto storico che renda il suo percorso meglio assimilabile da parte dei fruitori, si addice in pieno alla poetica di Vinicio Momoli. Momoli è stato capace, con il suo lavoro, di visitare molte voci dell’avanguardia artistica novecentesca, andando oltre una ridefinizione convenzionale e stereotipata di queste, al modo dei “temini” più o meno diligenti di tanti giovani artisti, per attraversarle con un progetto “dolce” in grado di restituircele ammantate dalla capacità di reinventarle pur non tradendone la storia e l’insegnamento. Il prologo dedicato a concetti quali “objet trouvè”, “detournement”, installazione, quindi rinnovamento del tradizionale linguaggio della scultura è affine al suo stile, si manifesta come primo riferimento istintivo ma non è sufficiente per spiegare la “semplice complessità” del lavoro di Momoli che, per citare quanto scritto per lui da Pierre Restany nel 1994, “approccia la materia nella sua collisione fra la scultura e la pittura”. L’artista esordisce in età relativamente matura rispetto ai parametri statistici ma la sua apparizione sulla scena è quella di un soggetto che ha già sedimentato dentro di sé un percorso esistenziale e creativo tale da rendere la sua proposta immediatamente competitiva perché dotata di solide basi, e non a caso il suo curriculum si arricchirà rapidamente di importanti partecipazioni italiane ed internazionali . La sua formazione di architetto, attività che tuttora conduce in armonico parallelismo con quella di artista tout court, per quanto ai tempi nostri questi steccati appaiano ormai labili, si evince sia dall’ attenzione per la plastica regolarità delle forme e per il loro concatenarsi in insiemi dotati di senso, sia per la capacità di immaginare l’opera come calata in un contesto abitativo, urbano od ambientale, quindi relazionato con l’elemento umano. È senz’altro logico inserire il lavoro di Momoli, soprattutto quello che scorre lungo il crinale degli anni ’90, nella scia dell’esperienza minimalista. Ma si tratta di un minimalismo oltre che collegato alla sensibilità del presente ed estraneo al vasto alveo della citazione stereotipata, in buona parte diverso da quello della tradizione statunitense. Quest’ultima trova le sue radici nel costruttivismo, mediato dalle lezione di Albers, esponente del Bauhaus trasferitosi negli Stati Uniti nel 1933 e caratterizzato da una energica riduzione delle forme, con una prevalenza di figure geometriche elementari e strutture primarie. L’orizzonte estetico di Momoli affonda saldamente le radici nel “genius loci” italiano e mediterraneo, non a caso è la Spagna la sua seconda patria artistica. Il suo è un minimalismo “dolce” che può trovare semmai un riscontro di rilievo nelle “macchine inutili” di Gianni Piacentino, senz’altro l’esponente italiano “storico” di questa tendenza di maggiore interesse. Lungo tutto lo scorso decennio Momoli dà vita ad una produzione rigorosa e coerente ma al tempo stesso eclettica ed in grado, in forza di ciò, di non tediare il fruitore. Abbiamo quindi la realizzazione di una serie di oggetti di grande formato che ricordano da vicino il funzionalismo di elementi d’arredo, ed in parte potrebbero esserlo, ma sono in realtà costruiti secondo uno schema estremamente razionale e studiato nei minimi particolari, con un esito artistico ed antieconomico che li pone al di fuori di qualsiasi possibilità di serializzazione. La loro sostanziale inutilità, questa sì concreta, li dota quindi di una funzione liberatoria ed anticonsumistica. L’affinità con il design, e le contaminazioni con l’arte sono di questi tempi frequenti al punto, nei migliori casi ovviamente, di abbattere gli steccati linguistici, va verso le teorie più avanzate degli anni ’50, con particolare riferimento al “Movimento per un Bauhaus Immaginista” di Asger Jorn dove l’artista e teorico olandese, in polemica con il funzionalismo estremista del “Nuovo Bauhaus” di Max Bill, rivendicava il primato dell’immagine sulla forma e della creatività artistica sulla funzione. Sempre in quel periodo Momoli realizza opere bidimensionali spesso estese ad occupare ampie porzioni di spazio parietale, con composizioni dove fa capolino uno stile rigorosamente astratto, costruito su di un perfetto alternarsi di forme primarie e colori che coprono l’intera gamma cromatica, prodotte con l’impiego di materiali quali gomma, ferro, malta e pigmenti vari. Altra variante la realizzazione di parallelepipedi di gomma disposti serialmente a parete ed illuminati, con la luce a giocare un ruolo di elemento cooptante calore e vitalità, oppure disposti a suolo, ad assumere la forma di soffici tappeti. Poi le opere più recenti, che si innestano con precisione nel progetto artistico complessivo, ricongiungendolo per certi aspetti alla vocazione delle origini. In questi lavori, che mantengono un’impianto installativo seriale come strumento atto ad evidenziare per antitesi l’unicità dell’opera, fanno la comparsa forme atipiche, mosse, irregolari. Si tratta di un universo inconscio presente in Momoli fin dagli esordi, che in questa antologica sarà evidenziato anche dalla presentazione di raffinati disegni su carta, fatto di elementi biomorfici e sagome umane elementari, che possono ricordare il tracciato segnico di Capogrossi ed Accardi, o la consapevole regressione infantile dell’Art Brut di Dubuffet. Le opere sono realizzate con la modalità di smalti su plexiglas allestiti sempre con il dualismo suolo/parete, oppure in gomma, tramite equilibrate sovrapposizioni di piani. Infine un elemento di elevata spettacolarità, nonché di fondamentale opportunità divulgativa e didattica, è costituito dalla proposta di una serie di installazioni ambientali. Lo spessore e l’attitudine concettuale di Momoli non potevano esentarlo dal cimentarsi con l’arte pubblica, e qui si spiega l’ultimo riferimento della premessa, settore che lo ha visto proporsi, negli ultimi anni, con installazioni permanenti allestite in Spagna, a Leon, a Treviso ed in Canada, a Toronto. In queste imponenti strutture l’artista scava varchi che penetrano gli imponenti blocchi di pietra adoperati, realizzando le morfologie mosse e biomorfiche che contraddistinguono l’ultima sua fase. Momoli tratta la materia adoperata con il massimo rispetto collocandosi nella più alta tradizione classica della scultura. Esplicitata esteticamente da un gigante del pensiero protomedievale come Plotino che sosteneva come l’artista forte della sua carica spirituale dovesse intervenire sul corpo privo di vita della materia per dargli vita e forma, e divulgata praticamente da Michelangelo quando affermava che la scultura è quella che si fa “per forza di levare”.

Edoardo Di Mauro, marzo 2007.

VINICIO MOMOLI
PERSONALI

1989
Castelfranco Veneto (Treviso), Casa Giorgione.
Varese, Galleria Ghiggini.
Castelfranco Veneto (Treviso), Teatro Accademico scenografia “Effetto Kafka”.

1990
Portogruaro (Venezia), Galleria Crossing.
Monaco di Baviera, (Germania), Galleria Hartmann.

1991
Muggia (Trieste), Casa Veneta.
Parigi (Francia), Unesco, Espace Picasso.
Gorizia, Palazzo Lantieri.
Savona, Galleria II Brandale.

1992
Vienna (Austria), Galleria “Licandro”.
Valencia (Spagna), Galleria Rita García.
Bologna, Arte Fiera.
Taranto, Galleria “Extra”.
Palma de Mallorca (Spagna), Galleria Gianni Giacobbi.

1993
Bologna, Arte Fiera.
Portogruaro (Venezia), Galleria Crossing.
Roma, Galleria Fontanella Borghese.

1994
Milano, Diecidue Arte.
Torino, L’Uovo di Struzzo.
Steyr (Austria), Galleria Pohlhammer.
Treviso, Cà dei Carraresi.

1995
Palma de Mallorca (Spagna), Galleria Gianni Giacobbi.

1996
Reggio Emilio, Chiostri di S. Pietro.
Castelfranco V. to (Treviso), Teatro Accademico Scenografia “Il Pesco è Fiorito”.

1997
Torino, Galleria V.S.V.
Steyr (Austria), Galleria Pohlhammer.
Bassano del Grappa (Vicenza), Spazio Gili.
Parma, Galleria Alphacentauri.

1998
Verona, Galleria la Giarina.
Casas del Águila y la Parra, Santillana del Mar (Cantabria, España).

1999
Palma de Mallorca, Galería Giani Giacobbi.






2000
Bologna, Galería Studio g7 Ginevra Grigolo
Steyr, Austria, Galería Pohlhammer.
Museum Arbeitswelt.
Vienna. Austria. Galleria “Licandro”.
Treviso, Spazio Arte Contemporánea, Badoere.
Steyr, Austria Museum Arbeits.

2001
Sens, Francia “Insense” , Anciens Bâtiments Municipaux de la Ville.
Casier di Treviso (Tv). Spazio Juliet.
París, Galería Weiller.
Trieste, Juliet’s Room

2002
Paris, Galería Weiller
Sarteano , ( Siena), ” Parole nell’ aria”
Abazia di Spineto Italia.
Torrelavega (Spagna),” Parole nell’ aria”
Leon (Spagna), Università di Leon “Coin d’ aire”
Caceres(Spagna), “Coin d’ aire” Palacio de Ovanda.
2003
Madrid (Spagna), Galleria Tempios Modernos
Palma de Mallorca (Spagna), Galleria Gianni Giacobbi

2004
Leon (Spagna), Università di Leon

2005
Pechino (Cina), II Biennale

2006
Palma de Mallorca (Spagna), Galleria Gianni Giacobbi



PERSONALI IN PROGRAMMA

2007
Toronto (Canada), Istituto Italiano di Cultura ,”Contrappunto Project”

2007
Castelfranco Veneto (Italia), Palazzetto Preti “Retrospettiva 1985-2005”





OPERE PUBBLICHE

2003
Leon (Spagna), Università di Leon “25° anniversario”

2004
Somma Lombardo (Varese), “Misteriosa-mente”

2005
Riese Pio X (Italia), Centro culturale “Respirare accanto”

2006
Toronto (Canada),” Contrappunto Project” One City Hall Public Art







COLLETTIVE
1991
Parini (Francia), Grand Palais “Réalitées Nouvelles”.
Linz (Austria), Galleria Maerz.

1992
Vienna (Austria), Istituto Italiano di Cultura.
Vienna (Austria), Galleria “Licandro”.
S. Martino di Lupari (Padova), Museo Civico.
Parigi (Francia), Grand Palais “Réalitées Nouvelles”.

1993
Arbeitswelt Steyr (Austria), Museum Industrielle “Arie Italiane”.
Madrid (Spagna), Arco Galleria Rita Garcia.
Palma de Mallorca (Spagna), Galleria Gianni Giacobbi.
Parigi (Francia), Grand Palais “Réalitées Nouvelles”.
Fabriano (Ancona), Museo Della Carta.
San Donà di Piave (Venezia), Uno Per Uno.

1994
Perugia, Rocca Paolina.
Bologna, Arte Fiera.
Firenze, Palazzo Degli Affari.
Praia a Mare (Cosenza), Museo D’Arte Moderna.
Torino, Giardini Dell’ Arte ex Zoo.
Maccagno, Lago Maggiore (Varese), Esterni D’Artista.
Torino, Castello Di Rivara “Equinozio D’Autunno”.
Parigi (Francia), Espace Branly – Tour Eiffel.
Chions, Pordenone, Villa Perotti “Neosemplice”.
Treviso, Salone Dei Trecento Monumenti All’Alpino.


1995
Roma, Galleria Fontanella Borghese.
Bologna Arte Fiera.
Madrid (Spagna), Arco Galleria Gianni Giacobbi.
Bologna , Biblioteca Dell’Archiginnasio.
Basilea, Messe International.
Portogruaro (Venecia) Crossing.
Torino, Giardini D’Estate “2”.

1996
Parigi (Francia), Espace Branly – Tour Eiffel.
Bologna, Arte Fiera.
Castelfranco V. to (Treviso), Casa Giorgione “Ad Oriente”.
Madrid (Spagna), Arco Galleria Gianni Giacobbi.
Cittadella (Padova). “I Segreti Del Luogo”.
Roma, Fiera Riparte Galleria Pohlhammer.
Quarrata Pistoia, “Boarding 30”.
Parma. “Alphacentauri Estate Iº”.
Trnava, Slovacchia Zapadoslovenskè Museo.
Colonia (Germania), Meeting International.

1997
Madrid (Spagna), Arco Galleria Gianni Giacobbi.
Castel S. Pietro Terme (Bologna), “Critica In Opera”.
Torino, “Và Pensiero, Arte Italiana 1984-1996”.
Jesolo (Venezia), Sala Rossini, “Sinfonie spiate”.

1998
Caorle (Venezia), “Scultura viva”.
Olmi di Treviso (Treviso), “Tecnologia e leggerezza”.

2000
Bologna, Campo delle Fragole.
Kwait, Emirati Arabi, Bienale d’ Arte Contemporanea.

2001
Bologna, Arte Fiera, Galleria Pohlhammer.
Padova, Spazio Fotogramma.

2002
Lamezia Terme (Catanzaro), “Minimalia-Rei”

2003
San Donà di Piave (Venezia), Centro culturale Leonardo Da Vinci

2004
Castlbolognese (Ravenna), “Ars Captiva”
Somma Lombardo (Varese), “Misteriosa-mente”
Spoleto (Perugia) ”Festival dei due mondi”

2005
Spoleto Chiesa di S. Sempliciano libro d’artista


Vinicio Momoli nato il 10.12.42 a S. Giorgio delle Pertiche (Padova), vive a Vallà di Riese (Treviso) e Parigi.







Patrocinio : Assessorato alla Cultura Comune di Castelfranco Veneto

Sponsor :
Credito Trevigiano, Concessionaria De Pieri, Punto marmo Menini, Gili Arredamenti, Grafic Art

Inaugurazione sabato 31 marzo 2007 ore 17.30

31 marzo - 1 maggio 2007

Le sculture rimarranno esposte nei Giardini Castello fino al 26 agosto

Catalogo con saggio dei curatori e scritti di Tiziano Santi, Giorgio Ruggeri, Roberto Daolio, Giulio Ciavoliello, Omar Calabrese, Luigi Meneghelli, Pierre Restany, Boris Brollo, Martin Hochleitner, Ricardo Barnatan, Valerio Dehò, Mariano Navarro, Fernando Zamanillo, Peral Corominas, Emma Zanella

Sedi espositive :
Galleria Teatro Accademico, Spazio Gili, Sagrato del Duomo, Casa di Giorgione, Giardini Castello - Castelfranco Veneto (TV)

Info :
Manuela Martines martinesmanuela@libero.it