Elisabetta Tolosano / Dettaglio evento





Andrea Giuseppe Marte - No-Identity

Dal martedì 11 marzo 2008
al mercoledì 30 aprile 2008

Orari:
mar/sab h. 16.00/19.30; o su appuntamento
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Comunicato stampa evento: Andrea Giuseppe Marte - No-Identity

A cura di Elisabetta Tolosano

Andrea Marte “utilizza” la fotografia senza essere un fotografo. Le sue tecniche miste sono il risultato d’alchemici passaggi che coniugano la riproducibilità dell’immagine al gesto pittorico.

Ogni opera della serie intitolata “No-Identity” ha origine da una fotografia, una vecchia fotografia analogica, stampata in bianco e nero su carta baritata da un anonimo professionista. Le fotografie che Marte sceglie per i suoi lavori sono vecchie d’almeno trent’anni. Sono una sorta d’objet trouvè proveniente da qualche solaio, da antichi album di famiglia, da scatole polverose o da qualche bottega di brocante.
Non importa chi sia la figura rappresentata, una suora, una bambina, un militare in un momento di pausa, un ragazzo che esce dall’acqua del mare, un uomo con papillon e cilindro. L’importante è che sia un ritratto singolo in posa; in interno o in esterno, non importa.

Le colle, gli oli bruciati distesi sulle copie fotografiche stampate su carta da pacco diventano metafora di una tecnica che ”imprigiona lo spirito nella materia”, che cancella il superfluo e fa emergere l’essenza della forma originaria. Un’immagine nuova rinasce con diverse luci e colori sotto il gesto dell’artista.

Il suo segno personale, ricrea un contesto all’immagine, la reinventa, ne fa emergere il fascino misterioso del tempo; il suo intervento trasforma con il nero o con velature di colore l’ambiente o il paesaggio che circonda il soggetto.

ANDREA GIUSEPPE MARTE
Andrea Marte “utilizza” la fotografia senza essere un fotografo.
Le sue tecniche miste sono il risultato d’alchemici passaggi che coniugano la riproducibilità dell’immagine al gesto pittorico.
Ogni opera della sua serie intitolata “NoIdentity” ha origine da una fotografia, una vecchia fotografia analogica, stampata in bianco e nero su carta baritata da un anonimo professionista. Le fotografie che Marte sceglie per i suoi lavori sono vecchie d’almeno trent’anni. Sono una sorta d’objet trouvè proveniente da qualche solaio, da antichi album di famiglia, da scatole polverose, da qualche bottega di brocante.
Non importa chi sia la figura rappresentata, una suora, una bambina, un militare in un momento di pausa, un ragazzo che esce dall’acqua, un uomo con papillon e cilindro. Deve essere un ritratto singolo in posa; in un interno o all’esterno è indifferente.
Nei suoi lavori Marte vuol evidenziare il senso del passato che traspare nella contemporaneità.
Attento al recupero e alla tutela dei beni culturali, Marte, come un “archeologo della fotografia”, recupera immagini fuori moda.
E’ attratto da immagini desuete, dimenticate, accartocciate, non ancora storiche e nemmeno attuali, quelle che si trovano “nella zona crepuscolare dell’obsolescenza”. La storica dell’arte Rosalind Krauss, nel saggio “Reinventare il medium”, ritiene che il mezzo fotografico, proprio quando raggiunge l’apoteosi commerciale, accademica e museologica, “diventa al tempo stesso uno di quegli scarti industriali, come il jukebox o la trolley car”.
Il suo amore per l’antico, per la conservazione ed il restauro lo portano a creare opere in cui bisogna scoprire le tracce di quel che c’era prima della corrosione operata sui materiali.
Le colle, gli oli bruciati distesi sulle copie fotografiche stampate su carta da pacco diventano metafora di una tecnica che ”imprigiona lo spirito nella materia”, che cancella il superfluo e fa emergere l’essenza della forma originaria. Un’immagine nuova rinasce con diverse luci e colori sotto il gesto dell’artista.
Le sue riproduzioni fotografiche hanno una gestualità pittorica.
Marte, mescolando solventi vinilici, colle di coniglio e pigmenti distende con un pennello l’alchemica miscela sulle immagini da elaborare, disposte orizzontalmente sul tavolo dello studio. L’artista, con un gesto manuale, unico e irripetibile interviene su un supporto riprodotto con tecniche seriali.
Il suo segno personale, ricrea un contesto all’immagine,
la reinventa, ne fa emergere il fascino misterioso del tempo; il suo intervento trasforma, con nero e velature, l’ambiente, il paesaggio che circonda il soggetto. Quando interviene, invece, con colori brillanti e contrastati, cancella prospettive e sfondi e crea un vivace effetto neo-pop. Antico, desueto, contemporaneo coesistono nei suoi trittici, tre tavole con tre diverse variazioni luministico cromatiche generate da un’unica fotografia.
Il suo procedimento tecnico aggiunge all’opera l’elemento della casualità. La parte coperta dalla colla fa da mascherina all’olio esausto di macchina che penetra invece nelle zone scoperte, creando il chiaroscuro.
L’effetto finale non può essere determinato a priori. Insieme all’operato dell’artista interviene il fattore caso che conferisce all’opera una vita autonoma.
L’olio assorbito dalle zone non trattate dalla mascherina di colla, muta in lucentezza e sfumature conferendo all’opera un intrinseco carattere processuale.
Come un work in progress, la sua ricerca indaga le forme e le soluzioni coloristiche; l’uso della colla rende i colori cangianti e mutevoli alla luce. Il soggetto rivela differenti contrasti luministici secondo le ore del giorno o del posizionamento della luce artificiale.
La materia si trasforma in luce, i riflessi creano metamorfosi impreviste, le figure si caricano d’inquietudine enigmatica, infondendo una nota di misterioso lirismo nell’operato dell’artista.
Elisabetta Tolosano

Andrea Giuseppe Marte, nato a Locri (RC), vive e lavora a Torino. Laureato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, insegna educazione artistica e storia dell’arte.

Mostre personali:
2007, “Andrea Giuseppe Marte”, Circolo degli Artisti, Palazzo Graneri de la Roche, Torino, a cura di Vittorio Falletti.
2008, “No-Identity”, Galleria Dieffe, Torino, a cura di Elisabetta Tolosano.

Mostre collettive:
2005, “Come natura crea”, Castello dei Conti di Modica, Alcamo (TP), a cura di Davide Bramante, testo di Elisabetta Tolosano.
2006, “Daimon 1”, Cimitero in San Pietro in Vincoli, Torino,
a cura di Antonio Arevalo, da un’idea di Simona Galeotti.
2007, Circolo degli Artisti Palazzo Graneri de la Roche, Torino, collettiva.
2007, “Anatema”, Quarter Apartment, Teramo, a cura di Francesca Referza, con testo di Sergio Risaliti.
2007, “Daimon 2”, Certosa di Collegno, Collegno Torino, a cura di Paradigma.

Inaugurazione 11 marzo 2008 alle ore 18.30

11/03/2008 - 30/04/2008

Catalogo con testo critico di Elisabetta Tolosano

Galleria Dieffe
Via Porta Palatina 9
Torino
+39 011 4362372
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www.galleriadieffe.com