attraverso il Darsana
a cura di Francesca Pietracci
Inaugurazione: sabato 8 settembre 2007 alle ore 20.30
Il secondo appuntamento del progetto “Bibliothè Incontri” è dedicato all’artista iraniano Navid Azimi, nato a Tehran nel 1982. Anche questa volta si tratta di presentare al pubblico, nell’ambito degli eventi della Notte Bianca di Roma, un aspetto nuovo e interessante dell’arte contemporanea. Navid Azimi, infatti, è portatore di una particolare cultura medio-orientale e appartiene ad una giovanissima generazione di artisti che fin da piccoli hanno dovuto fare i conti con una mentalita totalitaria.
Probabilmente sono questi i motivi per i quali quando si parla con lui si ha l’impressione di avere a che fare con una persona già adulta, che ha bene in mente il suo percorso e che sa rappresentarlo attraverso progetti di notevole spessore culturale e artistico. Il suo linguaggio, invece, è assolutamente coerente con quello della sua generazione a livello internazionale, mi riferisco al recupero della manualità, del disegno e della pittura, alla tendenza al graffitismo, alla creazione di installazioni ambientali, all’uso del computer solo in quanto mezzo tecnico utile per la fase progettuale e per le simulazioni.
Dall’età di nove anni a quella di sedici, Navid, studia pittura con uno dei più noti artisti iraniani, è da lui che conosce, tra le altre cose, anche alcuni artisti appartenenti alla Transavanguardia, in particolare Paladino e Clemente. In qualche modo il loro lavoro entra a far parte del suo bagaglio culturale e, ancora oggi, è leggermente rintracciabile all’interno del suo stile. Nel 2005 si laurea all’Università d’Arte e di Architettura (A.Z.A.D. di Tehran) con una tesi dedicata alla Mugal Painting, cioè all’Arte Indopersiana. Questo argomento rimane attualmente al centro del suo lavoro, costituendo un ricco serbatoio di ispirazione e di metodo. Tutte le sue opere, infatti, sono ispirate all’Atman, termine di derivazione sanscrita che si riferisce all’essenza principale dell’essere umano nell’accezione di un “Io Superiore”. In questo vocabolo la “A” costituisce la particella privativa, mentre “Tma” significa “Ignoranza” (come nel significato del vocabolo russo). Quindi la traduzione letterale del termine A-tman è “privo di ignoranza” riferito all’ambito spirituale. In altre parole l’Atman è la parte migliore, la parte divina dell’organismo pluridimensionale insito in ogni essere umano. L’Atman è il fuoco brahminico che ci unisce all’Uno, è l’energia della Kundalini, il patrimonio prezioso che ogni essere umano riesce ad accumulare durante tutte le incarnazioni precedenti.
“E’ pensando al concetto di Atma che ho iniziato a rappresentare i personaggi presenti nelle mie opere – sostiene Navid Azimi – personaggi che hanno uno sguardo particolare. Sono eroi, che sotto forme diverse, percorrono gli stessi sentieri esistenziali, i binari di un tema duale come possono essere quelli del giorno e della notte, del bianco e del nero, del bene e del male, come l’Atman e il Brahman, sostanzialmente parti dello stesso essere.”
Infatti i personaggi che lui ha scelto di rappresentare, e che costituiscono metaforicamente i simboli della sua concezione della vita e della morte, sono Esfandiyar (leggendario eroe iraniano rintracciabile nello Spentodata dell’antica tradizione persiana di cui si narra la tragica storia della battaglia contro Rostam anche nel Libro dei Re) e la complessa storia degli eroi sumeri Gilgamesh e Enkidu (il tema principale della narrazione è la ricerca di Gilgamesh dell'immortalità e il testo viene considerato come la più antica descrizione disponibile degli effetti psicologici dei traumi emotivi).
Ed è attingendo a questa complessità di rimandi che Navid Azumi dà vita al suo universo parallelo fatto di immagini che si scoprono man mano all’interno di un fondo apparentemente astratto e informale. Linee orizzontali fatte di luce e di ombra, di chiaro e di scuro, di bianco e di nero confondono, all’inizio, una solida impalcatura formale dentro la quale, a poco a poco, si scoprono torsi umani, figure intere, uccelli mitologici, simboli e attributi appartenenti agli eroi di mitologie contigue e ancestrali. Così giovane e così arcaico ci viene da pensare, così affascinante, in definitiva, da far sentire le nostre civiltà veramente vicine e complementari!
Francesca Pietracci
(Storica dell’Arte e curatrice indipendente)
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