Una riflessione artistica sulla dimensione del lutto e il tabù della morte
a cura di Francesca Solero
Inaugurazione: venerdì 26 ottobre 2007, alle ore 18.00
41 artecontemporanea
Fondazione Ariodante Fabretti
Grazie al contributo del Comune di Collegno e al patrocinio della Regione Piemonte e della Provincia di Torino, la Fondazione Ariodante Fabretti in collaborazione con Galleria 41 artecontemporanea presenta venerdì 26 ottobre 2007 alle ore 18.00 la mostra personale Maramè dell’artista torinese Carlo Nonnis.
Presso la Sala delle Arti della sontuosa Certosa di Collegno, via Torino 9, sino al 16 novembre 2007 (dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle ore 9.00 alle 20.00), il pubblico avrà l’occasione di visitare, gratuitamente, una mostra di installazioni video che propone una riflessione intorno al tabù della morte e alla dimensione del lutto nella società contemporanea.
La mostra, curata da Francesca Solero, presenta un artista attivo nel panorama contemporaneo torinese di sperimentazione, che utilizza il linguaggio del video e il disegno come espressioni artistiche legate alla quotidianità con cui ogni individuo riesce a rapportarsi facilmente e cogliere quindi in modo diretto la riflessione su tematiche come la morte e il morire.
Carlo Nonnis presenta un’analisi tra il dolore privato e trattenuto – tipico del presente – e la forma più antica del rituale della lamentazione nelle veglie funebri, protrattasi nel sud Italia fino al secolo scorso. Il titolo della mostra richiama la sonorità dei video presentati nelle sale espositive che si avvalgono di alcune litanie originali. L’uso del dialetto rimanda a uno dei più celebri canti lucani diffusosi in tutta la Penisola nella filastrocca “Marameo perché sei morto”: foneticamente il termine evoca la leggerezza di atmosfere infantili, in una nenia cantilenata in cui risuona l’onomatopea.
La Fondazione Fabretti offre quindi al grande pubblico la possibilità di avvicinarsi a questa tematica con forme espressive di grande coinvolgimento come l’arte contemporanea. La Fondazione, attiva dal 1999 grazie al sostegno di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino, dell’Università di Torino e della Società per la Cremazione, si pone come punto di riferimento scientifico e di confronto per tutti coloro che affrontano il tema della fine della vita, delle politiche, delle tradizioni e dei comportamenti e dei sistemi di commemorazione e di culto che accompagnano la morte di un uomo e il dolore dei superstiti.
Maramè
Presentazione di Francesca Solero
Mara mè è una riflessione artistica intorno al tabù della morte e alla dimensione del lutto nella società contemporanea. L’analisi si muove tra il dolore privato e trattenuto tipico del presente e la forma più antica del rituale della lamentazione nelle veglie funebri, protrattasi nel sud Italia fino al secolo scorso. Il titolo della mostra richiama la sonorità dei video presentati in mostra che si avvalgono di alcune litanie originali. L’uso del dialetto riporta a uno dei più celebri canti lucani diffusasi in tutta la penisola nella filastrocca “Marameo perché sei morto”; foneticamente il termine evoca la leggerezza di atmosfere infantili, in una nenia cantilenata in cui risuona l’onomatopea.
Il video Crisi della Presenza rivela il principale tabù della società contemporanea: la rimozione della morte nella sua fisicità. L’immagine inquadra un porzione di immagine, della larghezza di una porta lasciata aperta, su un salotto in cui è in corso la veglia funebre. Si intravedono solo i partecipanti in attesa e si intuisce la presenza del letto su cui giace il corpo morto, celato allo spettatore come se questo fosse un bambino da proteggere. I presenti si muovono all’interno di una dimensione trattenuta e privata di un cordoglio socialmente ammissibile. Dalla memoria del corpo emerge tuttavia il movimento dondolante del rito, rimasto impresso come un archetipo. Venendo meno la prothesis, l’esposizione della salma, non resta che attesa e ascolto. Una voce di donna ritorna dal passato con un lamento funebre antico che rimane sospeso nel tempo, a suggerire un confronto o un incontro tra forme tradizionali e nuovi atteggiamenti di fronte al morire.
Nell’opera Latenze Pagane una figura è avvolta in un telo bianco, una Maria Addolorata che piange seguendo il rituale della lamentazione funebre antica. La video proiezione è composta da 300 fotogrammi montati in sequenza con ritmo regolare. La successione meccanica accentua la stereotipia dell’esercizio rituale all’interno del più complesso cerimoniale della lamentazione. Accompagna il movimento una voce di giovane donna registrata negli anni ’50. Sulla parete di fondo è raffigurato un graffito con un uomo in venerazione di un crocifisso con la testa d’asino, con la scritta “Alexamenos venera il suo Dio”. Si tratta della riproduzione di un famoso graffito risalente al 200 d. C. scoperto sul Palatino a Roma. Tra le interpretazioni possibili vi è la derisione del cristianesimo, agli inizi della sua diffusione, da parte della religione pagana in un periodo storico di grandi assestamenti religiosi, o, al contrario, il disegno può essere un simbolo di professione di fede cristiana. L’immagine, in qualsiasi caso, sintetizzala la compresenza di elementi pagani e cristiani protrattasi nei secoli in Italia.
L’operazione di Carlo Nonnis apre le porte al recupero di un valore antico e plebeo ed indica una società, cui l'artista appartiene, che compressa dall’impianto sociale del silenzio trova le proprie forme di elaborazione seguendo nuove esigenze d'espressione.
Carlo Nonnis: biografia dell’artista
Carlo Nonnis è nato a Torino nel 1970, dove vive e lavora. Il corpo e le sue trasformazioni metaboliche sono da alcuni anni soggetto della ricerca espressiva e della riflessione artistica di Nonnis che utilizza nel suo lavoro il linguaggio della fotografia, del disegno e della video installazione. L’organismo umano è spesso al centro di immagini fortemente evocative, inscritte in un terreno denso di valori storici, simbolici e culturali.
Tra le principali mostre personali: a Milano Metabolé, alla Galleria Dieci.Due! nel 2006, e a Torino Ignis Inferioris Naturae, Studio di Via S. Giulia, nel 2004 e la mostra Solo Forme Proiettive al Machè nel 2002. L’artista partecipa con continuità ad eventi espositivi pubblici e privati, in tutta Italia - nel 2007 I colori dell’estasi al Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà di Cagliari, Bianco, Rosso e Nero al Museo Malandra, Vespolate, Novara e Arte Plastica InForma a San Vito al Tagliamento, Pordenone; nel 2006 Il Proprio Luogo 1-2 al Castello Borromeo, Corneliano Bertario, Milano, Il senso del Viaggio, Galleria San Fedele, Milano e numerose collettive alla Galleria Dieci Due! Con la quale ha esposto anche per diverse edizioni della Fiera d’Arte Contemporanea MiArt.
È inoltre stato selezionato nel 2002 Targetti Artlight Collection, presentata ad ArteFiera Bologna.
(La collezione Targetti Artlight è stata inoltre presentata nelle seguenti sedi (a cura di Amnon Barzel): 2006 MUAR, Mosca; 2005 Mak, Vienna; 2004 Workplace Gallery, Londra; 2003 Chelsea Art Museum, New York; 2002 Centre for Contemporary Art Ujazdowki Castle, Varsavia.)
Maramè
Presentazione di Francesca Solero
Mara mè è una riflessione artistica intorno al tabù della morte e alla dimensione del lutto nella società contemporanea. L’analisi si muove tra il dolore privato e trattenuto tipico del presente e la forma più antica del rituale della lamentazione nelle veglie funebri, protrattasi nel sud Italia fino al secolo scorso. Il titolo della mostra richiama la sonorità dei video presentati in mostra che si avvalgono di alcune litanie originali. L’uso del dialetto riporta a uno dei più celebri canti lucani diffusasi in tutta la penisola nella filastrocca “Marameo perché sei morto”; foneticamente il termine evoca la leggerezza di atmosfere infantili, in una nenia cantilenata in cui risuona l’onomatopea.
Il video Crisi della Presenza rivela il principale tabù della società contemporanea: la rimozione della morte nella sua fisicità. L’immagine inquadra un porzione di immagine, della larghezza di una porta lasciata aperta, su un salotto in cui è in corso la veglia funebre. Si intravedono solo i partecipanti in attesa e si intuisce la presenza del letto su cui giace il corpo morto, celato allo spettatore come se questo fosse un bambino da proteggere. I presenti si muovono all’interno di una dimensione trattenuta e privata di un cordoglio socialmente ammissibile. Dalla memoria del corpo emerge tuttavia il movimento dondolante del rito, rimasto impresso come un archetipo. Venendo meno la prothesis, l’esposizione della salma, non resta che attesa e ascolto. Una voce di donna ritorna dal passato con un lamento funebre antico che rimane sospeso nel tempo, a suggerire un confronto o un incontro tra forme tradizionali e nuovi atteggiamenti di fronte al morire.
Nell’opera Latenze Pagane una figura è avvolta in un telo bianco, una Maria Addolorata che piange seguendo il rituale della lamentazione funebre antica. La video proiezione è composta da 300 fotogrammi montati in sequenza con ritmo regolare. La successione meccanica accentua la stereotipia dell’esercizio rituale all’interno del più complesso cerimoniale della lamentazione. Accompagna il movimento una voce di giovane donna registrata negli anni ’50. Sulla parete di fondo è raffigurato un graffito con un uomo in venerazione di un crocifisso con la testa d’asino, con la scritta “Alexamenos venera il suo Dio”. Si tratta della riproduzione di un famoso graffito risalente al 200 d. C. scoperto sul Palatino a Roma. Tra le interpretazioni possibili vi è la derisione del cristianesimo, agli inizi della sua diffusione, da parte della religione pagana in un periodo storico di grandi assestamenti religiosi, o, al contrario, il disegno può essere un simbolo di professione di fede cristiana. L’immagine, in qualsiasi caso, sintetizzala la compresenza di elementi pagani e cristiani protrattasi nei secoli in Italia.
L’operazione di Carlo Nonnis apre le porte al recupero di un valore antico e plebeo ed indica una società, cui l'artista appartiene, che compressa dall’impianto sociale del silenzio trova le proprie forme di elaborazione seguendo nuove esigenze d'espressione.
Carlo Nonnis: biografia dell’artista
Carlo Nonnis è nato a Torino nel 1970, dove vive e lavora. Il corpo e le sue trasformazioni metaboliche sono da alcuni anni soggetto della ricerca espressiva e della riflessione artistica di Nonnis che utilizza nel suo lavoro il linguaggio della fotografia, del disegno e della video installazione. L’organismo umano è spesso al centro di immagini fortemente evocative, inscritte in un terreno denso di valori storici, simbolici e culturali.
Tra le principali mostre personali: a Milano Metabolé, alla Galleria Dieci.Due! nel 2006, e a Torino Ignis Inferioris Naturae, Studio di Via S. Giulia, nel 2004 e la mostra Solo Forme Proiettive al Machè nel 2002. L’artista partecipa con continuità ad eventi espositivi pubblici e privati, in tutta Italia - nel 2007 I colori dell’estasi al Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà di Cagliari, Bianco, Rosso e Nero al Museo Malandra, Vespolate, Novara e Arte Plastica InForma a San Vito al Tagliamento, Pordenone; nel 2006 Il Proprio Luogo 1-2 al Castello Borromeo, Corneliano Bertario, Milano, Il senso del Viaggio, Galleria San Fedele, Milano e numerose collettive alla Galleria Dieci Due! Con la quale ha esposto anche per diverse edizioni della Fiera d’Arte Contemporanea MiArt.
È inoltre stato selezionato nel 2002 Targetti Artlight Collection, presentata ad ArteFiera Bologna.
(La collezione Targetti Artlight è stata inoltre presentata nelle seguenti sedi (a cura di Amnon Barzel): 2006 MUAR, Mosca; 2005 Mak, Vienna; 2004 Workplace Gallery, Londra; 2003 Chelsea Art Museum, New York; 2002 Centre for Contemporary Art Ujazdowki Castle, Varsavia.)
Per maggiori informazioni:
Ufficio Stampa - Fondazione Ariodante Fabretti
Via Ettore De Sonnaz, 13 (Torino)
Tel. 011 547005
Fax. 011 547019
info@fondazionefabretti.it
Francesca Solero - Galleria 41 artecontemporanea
Via Mazzini, 41 (Torino)
Tel. e Fax 011 8129544
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