Gianluca Marziani

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Gianluca Marziani / Dettaglio evento

Giusy Lauriola . D.I.O.

Associazione Culturale Il Frantoio

Sede Piazza della Provvidenza 10, Capalbio 58011
Data di apertura sabato 21 luglio 2007
Data di chiusura domenica 12 agosto 2007

Orari:
lunedì-domenica, ore 18.00-24.00
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Comunicato della mostra : Giusy Lauriola . D.I.O.

a cura di Gianluca Marziani

La galleria il Frantoio inaugura sabato 21 luglio la mostra personale di Giusy Lauriola, dal titolo D.I.O. - Determina l’Illuminazione o l’Oscurità -, curata da Gianluca Marziani.
La mostra avrà un’anteprima internazionale nella galleria Wordl’s Artist Artemisia Art Gallery di Montecarlo il 26 giugno e, dopo Capalbio, continuerà a settembre in Puglia nel Castello Svevo di Manfredonia.

Un progetto artistico che ha come ispirazione il bisogno più elevato dell’essere umano: il pensiero di ciò che esiste “Oltre”.
Giusy Lauriola mantiene un’ideale continuità con la sua ricerca artistica, soprattutto dopo il lavoro realizzato nel periodo della guerra in Iraq, “Cambialamore”, dove raccontava il dolore altrui e l’indifferenza attraverso un complesso progetto lungo trenta metri. Oggi sembra voler placare quella sensazione d’impotenza e spingersi nel campo in cui il pensiero di un plausibile “oltre” può salvarci dalla disperazione.
Se l’artista britannico Damien Hirst indaga il concetto di morte esponendo uno squalo morto dentro una vasca piena di formaldeide, perché non cercare ulteriori risposte al concetto di trapasso, magari ispirandosi ad un mondo che probabilmente ci sottende? Se Thomas De Quincey, scrittore inglese del 1800 scriveva imbottendosi di laudano, forse per provare a sentirsi più vicino a tutte le persone care scomparse, perché non tentare attraverso l’arte di immaginare quel che non si vede?
Ecco allora immagini con acque cristalline, squarci di vita reale sottratti al quotidiano e resi magici, cieli rarefatti in cui si librano diversi oggetti, passanti irreali, immagini sfocate di donne-angelo come se fossero le anime delle cose e delle persone che ormai, altrove, potrebbero vedere il dolore degli altri solo come un piccolo evento che si perde nell’immensità dell’eterno. Si alterna l’immagine di un ombrello bianco e di uno nero come riferimento al lato oscuro e a quello luminoso della nostra vita. Sbucano forme che sono apparizioni misteriose, alchimie dove il mistero diventa la nuova forma della quiete ancora possibile.
Le opere mescolano vari linguaggi con approccio unitario: fotografia, elaborazione digitale e tecniche pittoriche sopra supporti di plexiglas. A completamento del progetto, mantenendo omogeneità tematica e stilistica, anche un video e una serie di light-box con alcuni fermoimmagine tratti dal video stesso.

Inaugurazione 21 Luglio 2007 - Galleria Il Frantoio
Piazza della Provvidenza 11 – Capalbio - tel 0564 896484
Anteprima 26 Giugno 2007 - WORLD'S ARTISTS - ARTEMISIA ART GALLERY
5, Rue Princesse Caroline Montecarlo – Principato di Monaco
1-15 settembre - Castello Svevo - Piazzale Silvio Fermi - Manfredonia - Foggia

Ufficio stampa CJ srl di Carola Assumma e Jacopo Amedeo Moretti
Carola Assumma
carolaassumma@cjsrl.com - tel 06.5744044

Testo critico
Sospensioni, scivolate, salti, galleggiamenti… persone e oggetti rompono leggi gravitazionali e forze centrifughe, salgono o scendono nei modi che non immagineresti, plasmando gradualmente la nostra visione frontale del quotidiano. Un meccanismo visivo, quello di Giusy Lauriola, calibrato su processi tecnici che indicano narrazioni dai contenuti omogenei. L’immagine si libra in una costante perdita di peso, sovrappone livelli con liquidità e trasparenza, brilla e riflette luci impressive. La vitalità del quotidiano si trasforma in un riflesso anomalo e vertiginoso, si solarizza o ribalta il proprio positivo naturale: finché l’apparenza liquida diviene il nuovo stato dello sguardo sul mondo (irrealmente) reale.

Il progetto della Lauriola appartiene al paesaggio, agli oggetti del quotidiano, alle persone che nei luoghi camminano, corrono, cercano, inseguono… Lo spazio narrativo corrisponde allo spazio interiore di una visione onirica dai riferimenti terreni. Ogni cosa è realisticamente plausibile ma appena spostata rispetto alla norma. Sta qui il gesto digitale dell’artista, il suo intervento rielaborativo che si trasforma in atto poetico. La forma finale rimanda ad un percorso selettivo che nasce da fotografie (di propria fattura) in ordine sparso. L’artista pesca spunti variegati per una sorta di agenda quotidiana su cui appunta i molteplici stimoli che la circondano. Non esiste un rigore iniziale, proprio perché le ispirazioni devono arrivare dalle troppe informazioni che toccano le nostre vite. Il flusso random corrisponde al caos entropico in cui le persone cercano un proprio posizionamento. Giungere ad alcune immagini finali significa prendere posizione con un modo che vuole essere, come appena detto, atto poetico. Nessuna militanza o forma ideologica, la salvezza interiore nasce per l’artista dalla poesia del banale, dalla brillantezza dell’ovvio, da un salto della normalità verso la luce iconografica.

Alcune consapevolezze guidano le scelte dentro una molteplicità di riferimenti potenziali. In particolare la vicinanza empatica ai dolori del quotidiano, al dramma percorribile, alla cronaca che innesta riflessioni private. La persistenza del dolore indica una condizione universale che attraversa il mondo nelle sue molteplici espressioni. Tutto è lotta e resistenza, conflitto e scarto, azione e reazione. Dal micromondo cellulare ai massimi sistemi che governano l’universo, ogni secondo di vita implica l’estensione e il dominio della lotta. L’artista ha due possibilità di intervento iconografico: accettare la lotta e farne parte con militanza visuale, entrando nel colore del sangue, nella densità del respiro affannoso, nel rumore stridente della sofferenza; oppure allontanarsi dal negativo con l’attitudine della magia alchemica, dei colori rielaborativi, della distanza apparente in una panacea estetica che aiuti il recupero energetico. La Lauriola sceglie la seconda via e la batte per cicli coerenti, indagando temi forti (il progetto “Cambialamore”, tanto per capirci, era legato come ispirazione alla guerra in Iraq) con omogeneità figurativa e strutturale.

Entriamo così nei viraggi cromatici che l’artista elabora con metodica pienezza figurativa. Cambiare colori e tonalità, invertire o modificare l’origine di un’immagine implica un messaggio netto, una posizione che rompe l’impatto realistico della fotografia per un nuovo codice interpretativo. Il gesto tecnico mescola elettronica e manualità in maniera lineare, aumentando l’ibridazione attraverso il plexiglas e altri supporti dal carattere connotativo. Materia leggera (la tecnologia) e pesante (i vari supporti e la manualità pittorica) danno un risultato combinatorio in cui vince la definizione pittorica delle addizioni.

Il rapporto tra fermezza e movimento è l’altra chiave modellante dei lavori. Il parallelismo tra quadri e video dimostra l’ambivalenza scambievole dei due linguaggi, evidenziando le comuni frequenze di due posizioni spaziotemporali. Ogni quadro o light-box afferra la natura mobile del video in una delineata circoscrizione del singolo racconto. E’ come se la singola opera fosse un brano narrativo con il suo climax e il suo lirismo poetico. Una realtà che riconosciamo attraverso la fermezza ma che si disperde nel sogno attraverso il suo movimento interno. In modo speculare, la forma del video disperde il suo realismo attraverso il pittoricismo del movimento progressivo. Assieme distillano informazioni iconografiche da cui emerge sempre un elemento energetico, la messa a fuoco prospettica che prende centralità nel singolo quadro o still in scorrimento.

Tutto si ambienta in alcuni luoghi esterni dalla fisionomia riconoscibile. Strade, spiagge, cieli, campagne… da una parte le persone che vivono la propria norma sociale, dall’altra l’artista che rielabora la prosaicità con una sintesi dal plasticismo pittorico. Le opere si trasformano in flash ad impatto prolungato, quasi fossero apparizioni ad occhi chiusi dopo un bagliore che ha lasciato scie accecanti. Le persone incarnano il mondo che non si ferma, la resistenza attiva contro la persistenza del dramma collettivo. Sono i corpi del salvataggio, i traghettatori che smuovono lo sguardo verso le luci improvvise, i lampi di umanità vigile, l’abbaglio del nuovo.

Soprattutto le donne diventano angeli salvifici, ancore di salvataggio sentimentale in un mondo dove la devozione si sta trasformando nel più barbaro dei rituali collettivi. Proprio la donna incarna un vitalistico centro del racconto, il diapason emotivo che determina nascita e rinascita, soluzione di apertura e continuità. Una donna aperta alla prova delle idee, degli sguardi, delle prospettive con cui afferrare il dolore e rigirarlo nel suo assetto rigenerativo.

Nel mezzo dell’umanità in movimento ecco alcuni limoni, una jeep e altre presenze che nascono da resoconti intimi e da attitudini simboliche degli oggetti stessi. Completano la visione panoramica sugli spazi che l’artista reputa significativi, aggiungendo il dettaglio con cui la complessità si asciuga verso la sua sintesi espressiva.

L’acqua è un’altra costante del nuovo ciclo. Compare in varie maniere, sempre in una posizione dove il dominio simbolico afferma le ragioni morali dell’idea. La condizione liquida riguarda l’estetica delle immagini ma anche la loro tipologia tematica, lo status femminile che si distende lungo la forma e le simbologie progettuali. L’intero progetto sembra allungarsi su un tappeto acquatico che vola nelle direzioni della sorpresa, della riabilitazione spirituale, dell’ottimismo necessario.

In una dimensione dove l’acqua sale e scende con frequenza tolemaica, non potevamo che chiudere sull’onda di due ombrelli, uno bianco e uno nero. Scorrono dentro diverse opere e diventano il filo conduttore che distilla obiettivi simbolici attraverso il conforto della ripetizione. Volano, salgono e scendono, galleggiano, si ribaltano: sono petali innaturali, presenze aliene ma anche conduttori da trasporto ideale. Esprimono l’atto poetico dell’artista con la propria circolarità avvolgente. E confermano, attraverso il ribaltamento formale e la dispersione funzionale, la qualità etica dell’azione figurativa.

D.I.O. ovvero Determina Illuminazione o Oscurità… parliamo dello sguardo creativo che agisce in modo veggente e divinatorio, trovando lo straordinario nel banale, il colore acceso dentro la monocromia emotiva, la luce di salvataggio dove si diffonde un’oscurità opprimente. L’artista reinventa il mondo sul corpo presente del mondo conosciuto, replicando la forma in un alias disidentico che è la versione salvifica della realtà quotidiana.

L’occhio della rinascita appartiene al colore, alla donna, all’acqua, al volo…

Inaugurazione 21 Luglio 2007 Galleria Il Frantoio
Piazza della Provvidenza 11 - Capalbio tel 0564.896484
dal lunedì alla domenica dalle 18.00 alle 24.00
La mostra proseguirà fino al 12 agosto

Anteprima 26 Giugno 2007 WORLD'S ARTISTS - ARTEMISIA ART GALLERY
5, Rue Princesse Caroline Montecarlo - Principato di Monaco

1-15 settembre Castello Svevo - Piazzale Silvio Fermi, Manfredonia (Foggia)

Ufficio stampa CJsrl di Carola Assumma e Jacopo Amedeo Moretti
Carola Assumma carolaassumma@cjsrl.com
tel +39.06.5744044