A cura di Gianni Romano
Izumi Kato espone per la prima volta in Italia.
Le immagini create da Izumi Kato (nato a Tokyo nel 1969) rappresentano spesso creature informi, dalla testa sovradimensionata rispetto al corpo. Una pittura dai toni dark che ci riporta volutamente ad una dimensione pre-digitale della creazione artistica, quasi un monito rispetto alla precarietà dell’epoca in cui viviamo, come se la tecnologia intaccasse non solo i valori tradizionali, ma anche i fondamenti genetici sui quali la vita dell’uomo si è fondata per secoli.
Sebbene le figure di Kato spesso sembrano rappresentare degli infanti o degli embrioni, a volte riconosciamo una certa ambiguità pittorica (Kato non esita a sostituire il pennello con le dita per raggiungere determinate soluzioni) per cui si intravedono particolari fisici (la testa e gli organi sessuali) che attribuiamo di volta in volta all’uomo o alla donna.
In realtà i personaggi di Izumi Kato non vogliono suggerire una competizione tra maschile e femminile (per un certo periodo l’artista ha alternato sistematicamente una figura femminile ad una maschile), quanto piuttosto una generica animalità espressa dai caratteri appena accennati, da forme del corpo embrionali che potrebbero appartenere a qualunque razza a qualunque etnia, a qualunque genere.
Le sue figure sono immerse in una solitudine senza tempo – e in spazi siderali, a rendere le figure stesse, in un ossimoro, astrattamente concrete. Anche dove più esseri sono presenti, non c’è comunicazione, né movimento, ma tutto sembra essere sospeso, come estratto/astratto dalla realtà per pervenire alla vera identità dell’essere.
La sperimentazione di Kato si va ad inserire in quella ricerca sull’identità che lo accumuna alle ricerche di grandi artisti quali Marlene Dumas e Martin Kippenberger.
Inaugurazione sabato 17 dicembre 2005 ore 18.30
dal 17 dicembre 2005 al 18 febbraio 2006
Galleria Astuni
p.zza Duomo, 37
Pietrasanta (LU)
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