Giuseppe Appella

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Giuseppe Appella / Dettaglio evento

Pericle Fazzini

Fondazione Tito Balestra

Sede Piazza Malatestiana 1, Longiano 47020
Altre informazioni Tel +39 0547 665850 | info@fondazionetitobalestra.org | http://www.fondazionetitobalestra.org/

Data di apertura mercoledì 30 aprile 2008
Data di chiusura giovedì 29 maggio 2008

Orari:
h. 10.00/12.00 - 15.00/19.00; lun chiuso
Gli artisti correlati Pericle Fazzini
Curatori Giuseppe Appella

Comunicato della mostra : Pericle Fazzini

Due Fondazioni, la Fondazione Fazzini che gestisce il Museo Fazzini, aperto dal 2006 nel cinquecentesco Palazzo del Capitano del Perdono di Assisi, e la Fondazione Tito Balestra di Longiano che, dal 1980, gestisce l’omonimo Museo aperto nel Castello Malatestiano dedicato al poeta romagnolo, uniscono le proprie forze e rendono omaggio ad Assadour, amico di Fazzini e di Balestra e grande estimatore del loro lavoro.
La mostra di Assisi, che accoglie 46 opere tra dipinti, acquarelli e incisioni datati 1995-2008, si inaugura alle ore 17.30 di sabato 19 aprile 2008. Quella di Longiano, che fa da corollario a un seminario sull’acquaforte, presenta 45 opere tra acquarelli, disegni e incisioni datati 1967-2008 e si inaugura il 30 aprile 2008 alle ore 17,30.
La mostra di Assisi è a cura da Fabrizio D’Amico, che nel catalogo pubblicato da De Luca Editori d’Arte, settimo della Collana Laboratorio, scrive: “Pensando ad Assadour, a questo soteriologico, afrodisiaco induttore fuori generazione che sarebbe piaciuto a Emilio Villa (piacque infatti a Libero De Libero, che scrisse, villianamente, di sue ‘visioni tra il pieno e il vuoto d’una solitudine’), non si può immaginarlo altro che circonfuso di ‘se’: di ipotesi, di interrogativi. Semmai destinati a non aver risposta. L’ha spiegato molto bene, anni fa, Enzo Bilardello: che fra le fonti infinite che servirebbe rammentare per lui, distese dal deserto al Mediterraneo alla sua Parigi, dagli egizi ai romani agli arabi fino ai due ‘contuberni Klee e Kandinsky’, la tentazione è di buttare all’aria le carte, rimescolarle tutte e infine, in ottica critica, ‘alzare bandiera bianca’. O forse si può fare l’inverso: dire di quel che – mi pare – si sia lasciato indietro, Assadour-le-Métèque, libano-afgano-francese, nel corso degli anni, e in particolare in quest’ultimo decennio, il cui fitto lavoro si raccoglie oggi ad Assisi – acquarelli e tempere in serie prestigiosa, e le prodigiose acquaforti-acquatinte. Prima fra tutte – fra quanto Assadour ha lasciato alle spalle – sta certamente quella vocazione che è pur stata sua, e che molta esegesi su di lui ha confermato, a ordinare le sue visioni all’interno d’una gabbia prospettica che scende da Leon Battista Alberti, da Piero della Francesca, da Luca Pacioli. Sull’adozione della quale, per certo, hanno inciso gli anni della formazione italiana, spesi fruttuosamente all’Accademia Vannucci di Perugia. Ma che oggi è interamente elusa, in favore di uno spazio tutto di superficie, che sulla prima pelle del dipinto rigetta e affastella tutti gli elementi della ‘storia’. È lì che si danno convegno, gli ‘oggetti’ di Assadour: semiassi e rotelline, lune, lettere e numeri, ingranaggi, machineries, sfere e semisfere, cinghie rotanti, cupole rovesciate, nastri trasportatori (debitori del futurismo, di dada, o di Chaplin?; o forse un po’ di tutto questo insieme?), e adesso persino quei personaggi coloratissimi (che, ripensando le poupées di suoi anni lontani, sono fatti di quell’arcobaleno di colori che stupiva un Melotti ammirato e voglioso) visti talvolta attraverso – sembra – l’oblò di una lavatrice in modalità centrifugante. Lì, sul piano. Specchiati sulla superficie dove, senz’ordine e disciplina, senza nemmeno un grano residuo di gerarchia, convivono: dandosi semmai l’un l’altro qualche spintarella per entrare nel cuore dell’immagine”.
Assadour è nato a Beirut, in Libano, nel 1943. Ha studiato all’Accademia Vannucci di Perugia e all’Ecole Nationale des Beaus-Arts di Parigi dove vive dal 1964. Ha tenuto, dal 1968 ad oggi, mostre personali in tutto il mondo (Parigi, Bruxelles, Roma, Pesaro, Trieste, Lione, Amsterdam, Novara, Bari, Firenze, Pisa, Grenoble, Tokyo, Ferrara, Lima, Taipei, Metz, Vicenza, Matera, Spoleto, Seoul, Reggio Emilia, Osaka, ecc.) e ha partecipato a tutte le grandi mostre e biennali internazionali (Cracovia, Parigi, Epinal, Firenze, Venezia, Katowice, Buenos Aires, Bradford, Toulon, Lijubljana, Belgrado), ricevendo numerosi premi di prestigio tra i quali, nel 1984, il Grand Prix des Arts de la Ville de Paris.

Longiano, inoltre, per mettere in evidenza la stima reciproca esistente tra l’artista libanese spesso a Roma, tanto da essere invitato nella “Quadriennale degli stranieri” (Palazzo delle Esposizioni, 1977), e il grande scultore di origini marchigiane, presenta, sempre il 30 aprile 2008, per la prima volta in Emilia Romagna, nella Chiesa Madonna di Loreto, annessa al Castello Malatestiano di Longiano. una preziosa antologica di Pericle Fazzini. La mostra, a cura di Giuseppe Appella, presenta 58 sculture in cera, bronzo, oro e argento, datate 1948-1986 e 20 disegni datati 1930-1970. È lo stesso artista a parlarne, nel 1984: “Queste piccole sculture sono state molto importanti per me. Durante la guerra e subito dopo mi aiutarono a sopravvivere, le vendevo agli americani anche per cinquantamila Lire. Oggi mi ci dedico costantemente, tornando spesso su figure che ho fatto molti anni fa, perché il mio lavoro è un continuo tornare alle radici. Non sono meno importanti per le dimensioni. […] lavoro cercando di risolvere ogni volta un problema nuovo, e lo spazio che vedo a poco diventa infinito”. Sperimentare, cercare, tornare alle radici. Sono parole ribadite di continuo nei discorsi di Fazzini che, senza cedere a qualsiasi sirena, seguita ad esprimersi attraverso la figura umana riconoscendo al disegno, praticato quotidianamente, col fervore dei primi anni, un’importanza verificabile sull’istante nella scultura realizzata, soprattutto nei piccoli bronzi, di altezza non superiore ai venti centimetri.
Pericle Fazzini nasce a Grottammare nel 1913. La sua è una famiglia che discende da generazioni di artigiani. Si stabilisce definitivamente a Roma nel 1930. Frequenta i corsi della Scuola Libera del Nudo all’Accademia. Nel 1932 partecipa al Concorso per il Pensionato Artistico Nazionale e lo vince. Lo stesso anno è presente alla V Triennale di Milano. Seguiranno, negli anni, le partecipazioni a mostre di rilievo internazionale (Parigi, Londra, New York, Monaco, Anversa, San Paolo del Brasile, Atene, Tokyo, Madrid, Darmstadt, L’Aia, ecc.), alle Quadriennali di Roma, alle Biennali di Venezia. Nel 1950 realizza il complesso scultoreo della Cappella dedicata alla Santa Cabrini nella Chiesa di Sant’Eugenio a Roma; nel 1951 vince il Premio Einaudi per la scultura e nel 1954 quello della Biennale di Venezia; nel 1964 realizza la porta principale della Chiesa di San Giovanni Battista sull’Autostrada del Sole e nel 1977 Paolo VI inaugura la grande scultura del Cristo risorto nella sala delle udienze in Vaticano. Muore a Roma nel 1987.

LA SINTESI ESPRESSIVA DI FAZZINI
Le piccole sculture del grande artista marchigiano in mostra a Longiano

Il Cristo risorto, realizzato da Pericle Fazzini (Grottammare 1913 - Roma 1987), è la scultura universalmente conosciuta del maestro marchigiano, se non altro per la sua prestigiosa collocazione nella Sala Paolo VI in Vaticano, dove fa da sfondo alle udienze papali; l’opera, realizzata tra il 1972 e il 1977, si colloca nella fase più matura della sua produzione artistica e riassume pertanto i suoi “gandi amori”, e cioè “il senso fisico di pelle sulle ossa” che già negli anni ’30 lo avvicina al barocco e a Rodin, il furor che lo porta a scavare nelle superfici intricate e contorte della natura, l’esplosione di una spiritualità panteistica e, infine, il “mestiere”, che lo spinge ogni volta a ricercare nuove soluzioni tecniche. E’ insomma un capolavoro che ci “invita”, ogni volta che lo ammiriamo, a volgere lo sguardo indietro nell’esperienza umana e artistica di Fazzini, a ripercorrere il suo iter creativo, illuminandone la “lettura” e ad apprtezzarne le successive tappe in cui si è svolto per circa sette decenni, e si pone quindi come risultato sommo di un’impresa artistica che ha avuto il grande merito di riscattare la pesantezza in cui era sprofondata la scultura monumentale tradizionale, in quanto rivaluta e attualizza quegli elementi del linguaggio secentesco, da cui fu affascinato fin da adolescente, quali l’immediatezza dell’ immagine, la metamorfosi della natura, l’uso di elementi vivi come l’acqua e il vento. Come termine di un viaggio poetico ed estetico, cioè, iniziato addirittura da bambino, insieme ai suoi numerosi fratelli, nella grande falegnameria del padre Vittorio, esperto intagliatore ed ebanista e, nei momenti liberi, anche scultore.
L’artista, com’è noto, ha ottenuto nella sua vita successi e riconoscimenti, come poi, nel ventennio che ha seguito la sua scomparsa, diverse rivisitazioni in importanti mostre, tra cui ricordiamo in particolare la mostra nel 1995 alle chiese rupestri di Matera e la grande antologica, giusto dieci anni dopo, nello scenario incomparabile di Villa d’Este a Tivoli; inoltre, nel 2006, è stato creato nel rinnovato Palazzo del Capitano del Perdono ad Assisi, il Museo Pericle Fazzini, che accoglie in via permanente i suoi capolavori, diventando, anche con la realizzazione di mostre temporanee tese a rievocare la sua figura e il suo “mondo”, un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla sua opera, oltre che un nuovo motivo di interesse culturale per la città di San Francesco.
In questo intelligente lavoro di riproposizione continua e sempre ricca di nuovi stimoli si colloca anche un’attività del Museo che tende a coinvolgere altre istituzioni culturali e prestigiose sedi espositive; com’è il caso ora della Fondazione Tito Balestra di Longiano (Forlì Cesena), che ospita nelle splendide sale del Castello Malatestiano, sede della stessa Fondazione, una raffinata selezione di circa sessanta sculture di piccolo formato in cera, bronzo, oro e argento, datate 1946 – 1986 (e quindi tali da farci ripercorrere un bel pezzo di strada dell’esperienza artistica fazziniana), insieme a venti disegni che rivelano un altro avvincente aspetto del suo lavoro.
La mostra, curata da Giuseppe Appella, ripropone dunque un aspetto particolare della produzione di Fazzini, a cui l’artista teneva tantissimo, e così ne parlava nel 1984: “Queste piccole sculture sono state molto importanti per me. Durante la guerra e subito dopo mi aiutarono a sopravvivere, le vendevo agli americani anche per cinquantamila lire. Oggi mi ci dedico costantemente, tornando spesso su figure che ho fatto molti anni fa’, perché il mio lavoro è un continuo tornare alle radici. Non sono meno importanti per le dimensioni. Vi lavoro cercando di risolvere ogni volta un problema nuovo, e lo spazio che vedo a poco a poco diventa infinito”. Sperimentare, cercare, tornare alle radici: sono parole ribadite di continuo nei suoi discorsi sul suo lavoro, che, senza cedere a qualsiasi sirena, seguitava ad esprimersi attraverso la figura umana, riconoscendo poi al disegno, praticato quotidianamente, un’importanza fondamentale, verificabile sull’istante nelle sculture realizzate, soprattutto nei piccoli bronzi, di altezza non superiore ai venti centimetri.
Fazzini si trasferisce a Roma, dalla natia Grottammare, nel 1930; frequenta i corsi della Scuola Libera del Nudo all’Accademia e già due anni dopo partecipa al Concorso per il Pensionato Artistico Nazionale e lo vince; lo stesso anno è presente alla Triennale di Milano, dando inizio ad una lunga ed intensa carriera costellata di mostre di rilievo internazionale, di partecipazioni alle Quadriennali romane e alle Biennali di Venezia. Nel 1950 realizza il complesso scultoreo della cappella dedicata a Santa Francesca Cabrini nella Chiesa di Sant’Eugenio a Roma e, nel 1964, realizza la porta principale della Chiesa di San Giovanni Battista sull’Autostrada del Sole. Anche nelle “piccole” sculture che si possono ammirare nella mostra di Longiano, c’è tutto Fazzini: quel getto movimentato e prepotente delle masse che, come ben vide Ungaretti, rimarranno radicate nel sentimento e nella fantasia, simili al
“favoloso furore del vento, furia della danza”, riflesso di una “classicità” maestosa e al tempo stesso attuale, concentrata nei gesti delle figure, attualissime, che sembrano però rispecchiarsi nella lezione di Donatello e di Michelangelo; in particolare i suoi nudi, che con la loro tensione tradiscono un moto interiore, una concentrazione di energie contrastanti, con esiti di forte drammaticità ed autentica religiosità. Ci dice Appella: “Non la verosimiglianza, è il suo problema, ma il significato di un gesto”, in uno stile che “cerca di emancipare la forma rendendola sempre più sintetica, con la spiritualità penetrante del poeta, il tedio doloroso, gli smarrimenti intellettuali di chi ha pensato e vissuto con il cuore il tempo della sua vita”.

Assadour - 19 aprile / 6 giugno 2008
Museo Pericle Fazzini
Piazza Garibaldi 1/c
06081 ASSISI (Perugia)
tel/fax 075/8044586
http;//museo.periclefazzini.it
info@periclefazzini.it
Orario
h. 10.00/13.00 - 16.00/19.00; lun chiuso
Ingresso (Museo e mostra) euro 5,00 - ridotto euro 3,00

Fondazione Pericle Fazzini
Via Margutta 61
00186 Roma
tel/fax 06 3207763

Assadour - Pericle Fazzini - 30 aprile / 29 maggio 2008
Castello Malatestiano di Longiano ed ex Chiesa Madonna di Loreto
Sede della Fondazione Tito Balestra Onlus
Piazza Malatestiana 1
47020 LONGIANO (FC)
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Tel 0547 665850 – 665420
fax 667007
info@fondazionetitobalestra.org
Orario
h. 10.00/12.00 - 15.00/19.00; lun chiuso
Ingresso euro 3,00 - ridotto euro 2,00

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