Seconda esposizione personale proposta presso lo spazio sperimentale CHANGE + PARTNER CONTEMPORARY ART a Roma dall'artista Pasquale Polidori. Dopo aver partecipato in passato a significative rassegne proposte in questo luogo espositivo ed esordito nel 1997 con la personale intitolata 'Ricerca dei contrari e rovesci', l'artista propone gli esiti dell'ultimo suo singolare lavoro di ricerca in un soggetto di assoluto rigore analitico concettuale. P T _ 11.01.1950 è un lavoro basato sul testo del comizio pronunciato l’11 gennaio 1950 a Modena da Palmiro Togliatti in occasione dei funerali delle vittime dell'eccidio avvenuto due giorni prima alle Fonderie Riunite. L’episodio è uno dei più tragicamente noti della lunga stagione di avvio della democrazia in Italia, e vide contrapposti gli operai convenuti a Modena per lo sciopero generale contro la serrata delle Fonderie Riunite e le forze di Polizia inviate dal Ministro degli Interni Scelba. Sei operai furono barbaramente uccisi in punti diversi della città, e ovunque si diffuse lo sgomento e la tensione per queste uccisioni prive di una “causa scatenante”, e per le quali il governo parlò di ‘tragico equivoco’, manifestando così disprezzo per i sentimenti e l’intelligenza di tutti i cittadini. Togliatti intervenne ai funerali con un comizio di cordoglio che sollecitava una presa di coscienza democratica e nonviolenta da parte di quanti vivevano quell’attacco come un’offesa terribile ai propri diritti oltre che alle vite dei propri compagni. Il progetto si articola in due parti e vede la collaborazione di un gruppo di studenti residenti a Roma attualmente impegnati nell'approfondimento della lingua italiana. La prima parte consiste nella traduzione del testo in giapponese svolta nell'ambito di un ciclo di lezioni di italiano che si è posto come obiettivo la comprensione di quell'esperienza luttuosa e del lessico che la esprime nel comizio di Togliatti - e che è un esempio molto alto dei modi che in Italia ha trovato la comunicazione politica e la socializzazione degli eventi storici. La seconda parte consiste in una esposizione presso lo spazio CHANGE + PARTNER di Roma che ospiterà un'installazione nella quale si intrecciano tre elementi che corrispondono ad altrettanti momenti del lavoro collettivamente svolto e dall'artista rielaborato in chiave visiva e sonora: i materiali usati durante il lavoro di traduzione, la lettura corale in giapponese del testo del comizio; le bandiere dei due paesi nelle quali le campiture di colore sono costituite dalla trama fitta dei caratteri di scrittura - in italiano sulla bandiera giapponese, in giapponese sulla bandiera italiana - di un estratto del testo del comizio. Pasquale Polidori negli anni ha maturato una ricerca artistica volta all'approfondimento e alla trasformazione delle strutture linguistiche di un testo, partendo sempre da testi che siano giudicati o percepiti come facenti parte di un linguaggio collettivo e condivisibile, testi che si offrono alla lettura e all'appropriazione collettiva dei significati che vi sono espressi. In questo caso la scelta di un comizio solenne e drammatico - nel quale si trovano espressi ideali di giustizia e di non violenza, aspirazioni di pace sociale e di dialogo, costrutti politici come 'popolo' e 'partito' accanto a significati morali come 'innocenza', 'sacrificio', 'fedeltà' - si è accompagnata alla volontà di tematizzare il rapporto tra due lingue molto differenti alle prese con un'esperienza storica che è appartenuta solo ad una di esse, e che per l'altra invece rimane un'esperienza da tradurre e ospitare. Le difficoltà che si incontrano nel corso della traduzione di un testo siffatto, nel quale l'emozione è affidata a un tessuto retorico denso di significati propri di un popolo e di un momento particolare della sua storia, sono difficoltà che pongono in questione la possibilità di capirsi e di raccontarsi, di trasmettere il proprio passato a persone ad esso del tutto estranee, e questo attraverso e (poco) oltre le parole. Questa esperienza di traduzione però ne suggerisce un'altra di diverso tipo: quella che si rende necessaria tra due generazioni distanziate di persone che pur condividendo una stessa storia e uno stesso paese, faticano a intendere e condividere un'esperienza passata e solo dai più vecchi vissuta come testimoni. Questa seconda traduzione richiede uno sforzo di consapevolezza e di immaginazione pari alla prima, e la sua posta è la trasmissione della memoria da una generazione all'altra.
L'esposizione è a cura di Roberto Annecchini con un contributo del critico d'arte e giornalista Mario de Candia.
Roberto Annecchini, nato a Roma. Vive e lavora a Roma. Artista visivo, gallerista e curatore critico.
Mario de Candia, nato a Roma. Vive e lavora a Roma. Giornalista, critico d'arte e curatore.
Inaugurazione: 04.05.2006
04.05.2006 - 19.05.2006
CHANGE + PARTNER CONTEMPORARY ART
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