Viana Conti / Dettaglio evento





VACCARI | GHIGLIONE - Paso doble

Dal Saturday 12 December 2009
al Saturday 20 February 2010

Gli artisti correlati Franco Vaccari, Mauro Ghiglione
Curatori Viana Conti

Comunicato stampa evento: VACCARI | GHIGLIONE - Paso doble

A cura di Viana Conti

Dopo il successo della mostra Movimenti e situazioni di MUNTADAS e Mariateresa SARTORI, sabato 12 dicembre alle ore 18.30, la Galleria Michela Rizzo inaugura Paso doble, una mostra che intende farinteragire l’opera di due artisti di due generazioni: FRANCO VACCARI, uno degli esponenti più significativi del panorama dell’arte concettuale, dove ha individuato un suo terreno di realismo concettuale e MAURO GHIGLIONE, un postduchampiano di ascendenza
Concettuale e Minimal, tra i più rappresentativi di una generazione di mezzo, ideatore di una sua archeologia del futuro.
La mostra Paso Doble, curata da Viana Conti, sottoscrive un mutamento di paradigma, attivando attraverso le opere di Franco Vaccari e Mauro Ghiglione, rispettivamente, una riflessione sullo Stato del Sistema Arte Contemporanea e sulla Condizione postumana del Sentire.

Franco Vaccari
Duchamp, agli esordi del XX secolo, seduto al tavolo degli scacchi, gioca quelle mosse a partire dalle quali le nozioni di artista, opera, valore, non sarebbero più state le stesse nella storia e nel mercato dell’arte; Franco Vaccari, ideatore dal 1969 della formula estetica di Esposizione in tempo reale, si riconferma oggi anticipatore indiscusso della fatale corrispondenza tra il mondo dell’arte, divenuto stoccaggio di beni rifugio, e quello della finanza fuori controllo, che vede il mercato come unico garante del valore.
Dimostrata l’analogia concettuale tra la produzione di un valore di carattere segnico, nell’opera duchampiana, e la cosiddetta Finanza creativa odierna, Franco Vaccari ce ne presenta l’analogia sensibile con la sua sequenza di dittici, procedendo alla messa a nudo delle fonti esterne da cui derivano le Macchine celibi duchampiane, togliendo il velo alla loro dimensione criptica, rivelando la banalità intenzionale delle fonti, identificate da Vaccari in quel ponderoso catalogo merceologico del primo Novecento che porta il titolo Manufacture française d’Armes et Cycles e nei libri della Bibliothèque bleu. Franco Vaccari non solo arriva all’esibizione delle prove, ma le assume in proprio sottoscrivendole come opere fotografiche nella forma duale del dittico in cui sulla destra compare la stampa nuda e cruda della pagina da cui Duchamp ha tratto quel ready made, situato a sinistra, che lo avrebbe portato alle stelle sia per fama che per quotazione di mercato. Nel corpus delle coppie di immagini vi figurano solo tre eccezioni: il dittico Dulcinea, il dittico, Allevamenti di polvere – Scacco alla telepatia, e il dittico Etant donnés – da una rivista di scambisti, che attestano, su piani diversi, connotandosi come uno scoop, la dinamica personale dei suoi strumenti cognitivi e la forza della sua indagine teorica sul terreno estetico.

Mauro Ghiglione
Gli uomini, un giorno, scompariranno, ma resteranno le loro immagini demoltiplicate, che si ricorderanno di loro. E piangeranno senza più sapere perché.
Lo scenario espositivo di Mauro Ghiglione si fonda su un’estetica della sparizione. Nel segno luttuoso del bianco, che è anche il colore della Sposa, l’artista annuncia la caduta silenziosa, irreversibile forse, delle sensazioni attivate dal desiderio. Prefigurando un mondo in cui gli umani avranno ceduto il posto a malinconiche processioni di immagini residuali, attraversate dalla nostalgia e dal rimpianto di valori confinati nell’oblío, egli racchiude, in una serie di candide ampolle, le espressioni dell’umano sentire. Le sue megafotografie rappresentano mani che affiorano dal vuoto per recuperare, tastandole tattilmente, le impronte del proprio essere, dissolto nelle fantasmagorie del simulacro. Come in un racconto di Philip K. Dick, popolato da seducenti replicanti, l’apparizione di quelle, esangui, mani femminee, si accompagna alla sequenza dei contenitori bianchi, su cui si stagliano le iscrizioni Amore,

Disgusto, Gioia, Rabbia, Dolore, Paura, Colpa, Sorpresa. Dopo essere divenute depositarie di un desiderio umano ormai spento, le immagini messe in circolo dall’universo mediatico non cesserebbero di attrarre, nella loro bidimensionalità, il volume del reale, che nel suo viaggio nel tempo e nello spazio entrerebbe nella quarta dimensione dell’immaginario. A partire dalla malinconica e apocalittica citazione iniziale di Jean Clair, nell’opera di Ghiglione si registra una corrente continua che dal sofisma della Sposa, nel Grande Vetro di Duchamp, attraverso le ipotesi elaborate da Pawlowski nel Viaggio nel paese della quarta dimensione, arriva, come in un gioco di scatole cinesi, al libro Il grande illusionista. La mostra prosegue nell’allineamento di sette strutture coniche sulla cui punta sfilano altrettanti teschietti, invariabilmente bianchi, su cui è conficcata una siringa. Nell’installazione strutturata su due specchi sabbiati, a parete, con un punto di riflessione al centro, compare, scatola nera dell’identità, il multiplo “...non sono io”, ideato da Mauro Ghiglione versus Franco Vaccari, a partire dall’Esposizione in tempo reale n.4 alla Biennale di Venezia del 1972, in cui la foto tessera del primo riporta la didascalia non sono io e la foto tessera del secondo la scritta ma solo tu lo sai. Opera questa che funziona come punto di scambio tra i due artisti e di risonanza delle parole di Deleuze: tutte le identità non sono che simulate, prodotte come un effetto ottico, attraverso un gioco più profondo, che è quello della differenza e della ripetizione.
La mostra Paso Doble si fa portatrice di due paradossi. Il primo è che Duchamp, grande voyeur del primo Novecento, parteciperebbe della realtà simulacrale odierna, producendo capitale con i segni, secondo il modello della finanza creativa rilevato da Vaccari, che, invece, nella sua estraneità a una sociologia dell’apparenza, resisterebbe alla riduzione
dei valori qualitativi in valori quantitativi. Il secondo paradosso si realizza nell’intenzione di Ghiglione di far interagire le sue creature umbratili, dotate tuttavia di sentimento, con riserve di valori da tempo eclissati, vanificando le trappole del linguaggio e gli artifici della tecnologia nel contatto con l’incommensurabilità e indicibilità dell’umano sentire. In Paso Doble ritorna la riflessione di Mauro Ghiglione sull’attrazione fatale tra i dispositivi umani del desiderio e il cinismo inumano del sistema feticistico dei consumi. (Viana Conti)
Franco Vaccari nasce a Modena nel 1936; compie studi ad indirizzo scientifico laureandosi in Fisica.
Esordisce in campo artistico come poeta visivo. Particolarmente significativi della sua successiva evoluzione sono il titolo di un suo libro del 1966 – Le tracce – e l’uso che in esso l’artista fa della fotografia per presentare i graffiti come poesia anonima, poesia trovata. Il tema della traccia e il mezzo fotografico sono due costanti che attraversano tutto il suo lavoro. Sin dall’inizio Vaccari non usa la fotografia per produrre immagini mimetiche, analogiche, ma come impronta di una presenza, come segnale, come traccia fisica, appunto, di un esser-ci: un’impronta che ricava il proprio senso dal rapporto esistenziale, spesso opaco, che l’unisce a ciò che l’ha provocata. Emblematica, a questo proposito, rimane la sua partecipazione alla Biennale del 1972 con l’esposizione in tempo reale nr. 4, Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio. La collocazione del suo lavoro artistico risulta tangente a diverse aree, ma quella che, forse ne esprime meglio il senso è il Realismo Concettuale. Gli viene riconosciuta la paternità del concetto di “esposizione in tempo reale” da lui esplorata sia dal punto di vista teorico che operativo. Vaccari ha sempre accompagnato l’attività artistica con la riflessione teorica pubblicando tra l’altro, Duchamp e l’occultamento del lavoro – 1978 (ri- editato per intero in questa pubblicazione), e Fotografia e inconscio tecnologico – 1979; quest’ultimo considerato “il più importante contributo italiano all’attuale dibattito sulla fotografia” (A. Colombo, “Panorama”, 24 ottobre 1983). Nel 1984 tiene una mostra antologica al Museum Moderner Kunst di Vienna. Oltre al 1972, partecipa alla Biennale di Venezia nel 1980 e ancora nel 1993 con sale personali. Attualmente è docente di Arti Visive al Politecnico di Milano.
Mauro Ghiglione nasce a Genova nel 1959. Artista di ascendenza concettuale, imposta la sua ricerca, dal 1985 al 1993, sulla persistenza delle potenzialità espressive di materia e simbolo in rapporto all’impermanenza del modello artistico (Galleria Zenith- Torino 1990, Studio Alaya - Genova 1993, Galleria A'PERT - Amsterdam 1989). Le sue scelte estetiche sono orientate nella direzione della Minimal Art. Attratta dalle interazioni tra spazio e memoria, la sua ricerca evolve in direzione mentale, confrontando, sul piano del linguaggio, la materia e la dinamica dell’archetipo e approfondendo lo studio dei meccanismi del pensiero e della percezione (Galleria A'PERT - Amsterdam Doppio invisibile–1994, galleria Leonardi V/Idea - Genova Sospensioni tra la memoria e l'oblio-1997, Galleria Silvy Bassanese - Biella Trasfigura-1998, Galleria Martano - Torino Sum over histories - 1999) Dal 2000, i dispositivi cognitivi ed emotivi, sottesi alla formalizzazione della sua opera, trovano nel mezzo fotografico il loro terreno d’elezione, consentendo all’artista un confronto più diretto con le problematiche dell’estetica contemporanea. Il suo lavoro, il cui riferente di base è la storia, rivisitata dalla memoria, viene esposto in termini di installazione, video, elaborazione fotografica.
Mentre su un versante il linguaggio della fotografia risponde puntualmente aIle istanze espressive e teoriche dell’autore, dall’altro, l’artista stesso, non cessa di metterne in questione lo specifico, adottando, paradossalmente, la tecnologia digitale, per produrre immagini a bassa definizione. Questa particolare connotazione è rilevabile nelle esposizioni realizzate alla Galleria Silvy Bassanese di Biella (Shhmt – Passencore, 2000 – My hands, my mind, 2005), al CACT di Bellinzona (Sottili Rivelazioni, 2000) al Foyer del teatro della Corte di Genova (My Heart, my shoes, videoinstallazione 2001), a Torino “Manifest To” manifesto d’artista a cura della GAM, a Milano PAC -Padiglione Arte Contemporanea - (Utopie quotidiane 2002) , a Milano, Galleria Maria Cilena (Game open edintorni, 2003), a Modena, Galleria S.Salvatore (Game over, 2003), a Venezia, alla Galleria Michela Rizzo (Fresh and Clean, 2005), a Gavi Ligure (Polemos, 2006, a cura di Angela Madesani), a Genova Unimediamodern (Doppio gioco,2005 – Sta una fuga fra noi 2008), a Venezia, alla Galleria Michela Rizzo Contemporary Art, doppia esposizione, (Paso Doble, 2009) Mauro Ghiglione /Franco Vaccari, a cura di Viana Conti. Sul concetto della non località dell’informazione, per cui il frammento di un ologramma sembrerebbe contenerne l’intera immagine, o la zona di un cervello umano la memoria integrale del mondo esterno, le sue archeologie del futuro rappresenterebbero luoghi in via di sparizione, preludendo a sconosciute soglie dimensionali.

* Jean Clair, dal saggio L’ultima macchina, pubblicato nel volume curato da Harald Szeemann Le macchine celibi, Electa edizioni, 1989. Milano.
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Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione, traduzione di Giuseppe Guglielmi, Raffaello Cortina, 1997.

Inaugurazione sabato 12 dicembre 2009 ore 18.30

Dal 13 dicembre 2009 al 20 febbraio 2010

Galleria Michela Rizzo
San Marco 2597
Venezia 30124
Tel +39 041 2413006
info@galleriamichelarizzo.net
http://www.galleriamichelarizzo.net/

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