La mostra, organizzata dai Musei Civici Veneziani e curata da Agnese Colle, illustra l’intenso rapporto tra Giorgio Strehler (Barcola, Trieste 1921- Lugano 1997) e l’opera di Carlo Goldoni, nel trecentesimo della nascita.
Spettacolo longevo e giramondo, Il Servitore di due padroni, poi Arlecchino servitore di due padroni nella interpretazione del Piccolo Teatro di Milano, regia di Giorgio Strehler, è entrato nel mito e, in sessant’anni (1947/2007), è stato proposto in undici differenti edizioni e numerose tournée in Italia e nel mondo.
Il percorso espositivo le documenta attraverso l’accurata impaginazione, curata da Alessandro Paolinelli, di fotografie, manifesti, locandine e programmi di sala , riprodotti in eleganti pannelli nel cortile al piano terra del Museo, mentre al primo piano sono esposti uno straordinario costume di scena di Arlecchino e la maschera in cuoio ideata e creata da Amleto Sartori, appartenuti a Marcello Moretti (Venezia, 1910 – Roma, 1961), il primo grande interprete delle regie strehleriane della commedia oltre a documenti originali integrati da materiali multimediali.
Si ringrazia l’Archivio Fotografico del Piccolo Teatro di Milano.
Fu una scelta di emergenza quella dell’Arlecchino nel ’47: la stagione del Piccolo Teatro di Milano, appena fondato, si doveva chiudere con la rappresentazione di un testo italiano e quest’opera era già nota a due degli attori delal compagnia. "... Abbiamo messo l'Arlecchino per ultimo – ricorda Strehler nel ’94 - perché allora fare Goldoni significava non avere nessuno a teatro, allora l'abbiamo fatto alla fine della stagione, così...per tre o quattro repliche per l'estate... Ma siamo ancora qui!". Fu infatti, da subito, un successo clamoroso. L’Arlecchino andò in scena la sera del 24 luglio ed ebbe 14 repliche che si conclusero il 4 agosto; fu poi ripreso tra novembre e dicembre, e ancora nel gennaio 1948.
In sessant’anni, dietro la maschera di Arlecchino di Sartori si sono avvicendati, con poche eccezioni, due soli attori: Marcello Moretti – coautore, insieme a Strehler, dello spettacolo - e Ferruccio Soleri (che oggi si alterna con Enrico Bonavera), ma l’Arlecchino, nelle sue 11 edizioni, ha visto anche la partecipazione di oltre centocinquanta interpreti e il succedersi di diverse generazioni.
Ritenuto lo spettacolo italiano più visto nel mondo e quello di più lunga vita, Arlecchino dunque è anche formazione continua, come del resto negli intenti fondativi del Piccolo Teatro; è un organismo “vivo” e capace di rinnovarsi in continuazione offrendo, nella visione d’insieme che questa mostra offre, uno spaccato unico dell’evoluzione del teatro italiano del dopoguerra.
Mercoledì 16 maggio 2007 a Casa Goldoni, dalle 15.30 alle 18.30, si terrà un incontro di approfondimento sui temi della mostra, a cura di Agnese Colle, con interventi di Carmelo Alberti , Pier Mario Vescovo e Adriano Dugulin. Nel corso dell’incontro sarà presentato il volume “Arlecchino in viaggio…con quelli dell’Arlecchino” di Agnese Colle, ed. Civici Musei di Storia ed Arte, Trieste, 1997.
GIORGIO STREHLER (Barcola, Trieste 1921-Lugano 1997)
BIOGRAFIA
Giorgio Strehler nasce il 14 agosto 1921 a Barcola allora rione di Trieste , luogo d’incontro di lingue e civiltà mitteleuropee (il padre è austriaco, la madre slava, la nonna francese e un altro nonno dalmata…)
Nel 1928 dopo la morte prematura, prima del padre Bruno, poi del nonno Lovrich si trasferisce a Milano con la nonna M.P. Firmy, e la madre , violinista, dove compie i propri studi presso la scuola Convitto Nazionale Longone. Durante gli anni della scuola si avvicina al teatro di prosa come spettatore , anche se il suo rapporto con il “luogo” teatro è già più che consolidato grazie alla frequentazione assidua avvenuta a Trieste negli anni dell’infanzia grazie al nonno Lovrich, musicista, insegnante al Conservatorio Tartini di Trieste e grande impresario teatrale dei maggiori teatri di Trieste dagli inizi del 1900 al 1925 circa.
Nel 1938 Giorgio Strehler si iscrive all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, diplomandosi nel 1940. Sono gli anni in cui, a Milano, incontra Paolo Grassi, insostituibile compagno di viaggio nel teatro che lo vede impegnato come attore nelle compagnie di giro. Nel ’41 entra a far parte del Gruppo Palcoscenico diretto da Paolo Grassi.
Dal 1943 Strehler firma le sue prime regie. Debutta a Novara con Pirandello, del quale mette in scena tre atti unici “L’uomo dal fiore in bocca”, “All’uscita” , “Sogno ( ma forse no)”.
Negli anni successivi, con il conflitto bellico in pieno svolgimento, Strehler , antifascista dichiarato, si unisce ai gruppi della Resistenza e viene internato nel campo militare di Mürren, in Svizzera. Qui incontra personalità del mondo della politica e della cultura quali Luigi Einaudi, Dino Risi, Franco Brusati, Amintore Fanfani e con una compagnia esclusivamente al maschile mette in scena ancora Pirandello , altri testi come “L’imbecille”, “La patente”, “L’uomo dal fiore in bocca”.
Nel 1945 a Ginevra fonda la Compagnie des Masques e, con lo pseudonimo di Georges Firmy
(il cognome della nonna francese) firma le regie di “Assassinio nella cattedrale “ di Thomas Eliot e “Caligola” di Camus.
La fine della guerra lo vede però di ritorno in Italia, ormai deciso a fare il regista.
Dirige la sua prima compagnia al “completo”, dove ora figurano attori e attrici : Evi Maltagliati, Salvo Randone, Tino Carraro, e Franco Parenti. Successivamente lascia la compagnia e in occasione della celebrazione del decennale (1946) della morte di M. Gorkij, dirige I piccoli borghesi spettacolo per il quale firma anche l’adattamento . Dal 26 novembre ’46 lo spettacolo va in scena al teatro Excelsior, a Milano, con Lilla Brignone, Salvo Randone, Gianni Santuccio, Marcello Moretti, Mario Feliciani, Franco Parenti. Questo gruppo di attori divenne poi il gruppo iniziale degli attori del “Piccolo Teatro” che nasce ufficialmente l’anno successivo a Milano, fondatori Paolo Grassi e Giorgio Strehler: è il primo Teatro Stabile d’Italia. Per quella prima stagione le scelte artistiche di cartellone sono: L’albergo dei poveri di Gorkij (spettacolo di apertura), seguono Il mago dei prodigi di Calderon, Le notti dell’ira di Salacrou. Chiude quella prima stagione del 1947 Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni, tutti allestimenti con la regia di Strehler.
Dal 1947, però, gli sforzi maggiori di Strehler (prima regista stabile, poi direttore artistico, quindi direttore unico) sono essenzialmente per il Piccolo Teatro, dove dirige spettacoli che appartengono alla storia del teatro e della regia. Tra le più di duecento regie da lui firmate, sono enucleabili alcuni spettacoli guida quali: Riccardo II (1948), Giulio Cesare (1953), Coriolano (1957), Il gioco dei potenti (1965), Re Lear (1972), La tempesta (1978) per Shakespeare; Arlecchino in tutte le sue versioni (a partire dal 1947) lo spettacolo italiano più visto nel mondo e quello di più lunga vita, La trilogia della villeggiatura (1954), Le baruffe chiozzotte(1964) e Il campiello (1975) per Goldoni; Platonov (1959) e Il giardino dei ciliegi (1955 e 1974) per Cechov; le diverse edizione de I giganti della montagna (1947, 1966, 1994) e Come tu mi vuoi (1988) per Pirandello; El nost Milan (1955 e 1979) e L'egoista (1960) per Bertolazzi; La casa di Bernarda Alba di Garcia Lorca (1955) e, soprattutto, Temporale di Strindberg (1980) per la drammaturgia borghese; La visita della vecchia signora di Durrenmatt (1960), La grande magia di Eduardo De Filippo (1985) per la drammaturgia contemporanea; L'opera da tre soldi (1956), L'anima buona di Sezuan (1958, 1981 e 1996), Santa Giovanna dei macelli (1970) e soprattutto Vita di Galilei (1963) per Brecht, autore che gli rivela un diverso approccio al teatro e alla recitazione.
Strehler dirige anche il neonato “Teatro d'Europa” voluto da Jack Lang e da Françoise Mitterand a Parigi. Il suo cursus honorum è del resto lunghissimo: parlamentare europeo, senatore della Repubblica, un lungo elenco di onorificenze, fra cui l'amatissima Legion d'onore.
Notevole risulta inoltre l'apporto registico all'opera lirica, favorito dalla conoscenza della musica e dall’ “abilità di saper svecchiare i gesti inseparabili e tradizionali dei cantanti”. Delle tantissime regie, sono da ricordare le partecipazioni al Festival internazionale di musica contemporanea di Venezia (Lulu di A. Berg, 1949; La favola del figlio cambiato di G.F. Malipiero, 1952; L'angelo di fuoco di S. Prokof'iev, 1955), al Maggio musicale fiorentino (Fidelio di Beethoven, 1969), al Teatro alla Scala (fin dalla primavera del 1946 con Giovanna d'Arco al rogo di A. Honegger, con Sarah Ferrati), almeno per il Verdi, oltre che della già citata Traviata, del Simon Boccanegra (1971), del Macbeth (1975) e del Falstaff (1980); e di Mascagni, della lodatissima Cavalleria rusticana diretta da Karajan (1966); alla Piccola Scala per L'histoire du soldat di I. Stravinskij (1957), Un cappello di paglia di Firenze di N. Rota (1958) e Ascesa e caduta della città di Mahagonny di K. Weill (1964); oltre al lavoro sul prediletto Mozart, condotto attraverso Il ratto dal serraglio (1965) e Il flauto magico (1974) al festival di Salisburgo, Le nozze di Figaro a Parigi (1973), Don Giovanni alla Scala (1987) e la soave leggerezza di Così fan tutte, inno all'amore e alla giovinezza: più che un testamento, un ponte (anche se dall'impalcatura ancora scoperta, a causa dell'improvvisa scomparsa a pochi giorni dalla prima) gettato fra il lavoro di cinquant'anni e il nuovo secolo .
Muore nella notte di Natale del 1997: le sue ceneri riposano a Trieste, nel cimitero sant'Anna, nella sobria e discreta tomba di famiglia.
Inaugurazione sabato 12 maggio 2007 ore 12
12 maggio – 26 giugno 2007
Biglietti
Ingresso con il biglietto del Museo
intero 2,50
ridotto 1,50
ragazzi U.E. da 6 a 14 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi; studenti* U.E. dai 15 ai 29 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di studenti; cittadini U.E. ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice
gratuito
residenti nel Comune di Venezia; bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi; capigruppo (gruppi di almeno 21 persone previa prenotazione); membri I.C.O.M
*è richiesto un documento
Casa di Carlo Goldoni
San Polo 2794
30125 Venezia
INFORMAZIONI
call center 041 5209070
mkt.musei@comune.venezia.it
http://www.museiciviciveneziani.it
PRENOTAZIONI
Call center 041 5209070
HTTP://www.museiciviciveneziani.it
Musei Civici Veneziani, Servizio Marketing, Comunicazione e Ufficio Stampa:
Monica da Cortà Fumei, Riccardo Bon, Piero Calore, Silvia Negretti, Alessandro Paolinelli, Sofia Rinaldi
Tel. 041 2747607/08/14/18 fax /04
mkt.musei@comune.venezia.it;
pressmusei@comune.venezia.it http://www.museiciviciveneziani.it