Alberto Montrasio / Dettaglio evento





ADOLFO WILDT - Anima mundi

Dal sabato 14 luglio 2007
al domenica 28 ottobre 2007

Orari:
venerdì-sabato-domenica, ore 10.30-12.30 / 15.00-18.30

Comunicato stampa evento: ADOLFO WILDT - Anima mundi

a cura di Daniele Astrologo Abadal, Stefano Crespi, Alberto Montrasio

Al Museo civico Floriano Bodini, la mostra ‘Anima mundi’ ripercorrerà la poetica dell’artista milanese, attraverso l’esposizione di 15 opere in marmo e 10 disegni.

Un appuntamento imperdibile per gli appassionati dell’arte plastica si svolgerà al Museo Floriano Bodini di Gemonio (Va) dal 14 luglio al 28 ottobre 2007 in occasione della mostra dedicata ad Adolfo Wildt (1868 – 1931).
“Anima Mundi” – tale è il titolo dell’esposizione - è curata da Daniele Astrologo Abadal (direttore del Museo), Stefano Crespi, Alberto Montrasio, e si avvale di un comitato scientifico composto da Enrico Crispolti, Margherita D'Ayala Valva, Chiara Gatti, Lorenzo Giusti, Vittorio Sgarbi.
L’iniziativa, con il patrocinio del Comune di Gemonio, del Comune di Milano, della Provincia di Varese, della Regione Lombardia e della Comunità Montana della Valcuvia, presenterà 15 opere in marmo realizzate dall’artista milanese, tra cui capolavori di prima importanza quali il ritratto di Arturo Ferrarin (1929), la Maschera dell'idiota (1910), Cave Canem - Umanitas (1918), la Concezione (1921), e 10 disegni.
La Concezione, in prestito dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, proviene dalla collezione dell’industriale tessile Guido Rossi. Legato a Wildt da un rapporto di amicizia e stima, Rossi acquisisce il bassorilievo già negli anni ’20 insieme all’altra opera, ugualmente esposta, i Pargoli Cristiani.
I lavori sono legati sia alla prima fase creativa dell’artista, quella classica in cui risente dell’influenza di Canova, sia quella più marcatamente espressiva attenta ad ottenere risoluzioni formali estranee ad un rapporto di verosimiglianza con la natura.
Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale|Montrasioarte, con un testo inedito di Enrico Crispolti che analizza il rapporto tra Wildt e Lucio Fontana, che fu suo allievo negli anni dell’Accademia di Brera, il carteggio tra lo scultore milanese e Ugo Bernasconi, a cura di Margherita D'Ayala Valva, una serie di lettere indirizzare da Wildt al commendatore Oberti, a cura di Alberto Montrasio.
Completa il volume una ricca sezione iconografica con fotografie d'epoca di Sommariva con dediche autografe di Wildt all'amico pittore Anselmo Bucci, un reportage fotografico di Susy Blue delle opere presenti al Cimitero Monumentale di Milano, e uno scatto realizzato appositamente con una innovativa illuminazione a fibre ottiche di Dario Bertuzzi.

La mostra “Adolfo Wildt. Anima Mundi” si inserisce nella filosofia espositiva del Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio, che predilige dare voce a grandi interpreti del Novecento, e che è iniziata con la personale di Lucio Fontana e alle sue opere ceramiche e continuata con quella dedicata a Jean Rustin.

Cenni biografici
Adolfo Wildt nasce il primo marzo 1868 a Milano da genitori italiani: il padre Adamo è portinaio a Palazzo Marino. Nonostante il cognome di origine nordica e per l’esattezza svizzera, la famiglia Wildt risiede a Milano da molte generazioni. Le origini modeste di una famiglia numerosa - Wildt è il primo di nove figli – spingono il giovane a interrompere gli studi per fare esperienza nella bottega di un barbiere, poi di un orefice e infine da un marmista. A undici anni entra nella bottega dello scultore Giuseppe Grandi dal quale apprende i primi rudimenti dell’arte plastica. Nel 1881 entra nella bottega dello scultore Federico Villa dove impara a scolpire il marmo. Nel 1885 inizia a frequentare, anche se solo per un anno, l’Accademia di Brera dove segue i corsi di Francesco Barzaghi e di Ambrogio Borghi. La presenza negli ambienti dell’Accademia di grandi gessi che riproducono la statuaria ellenistica e non solo, esercitano su di lui una grande influenza. Nel 1892 scolpisce Vedova, il volto della moglie, Dina Borghi, sposata l’anno prima. A detta dello scultore, questo marmo rappresenta la sua prima opera. Nel 1893 risale l’esecuzione della prima scultura funeraria - Monumento funebre alla famiglia Losa (cimitero di Vigevano) -, un genere che troverà in Wildt un grande e prolifico interprete. Per la prima volta partecipa all’Esposizione Straordinaria Nazionale al Palazzo della Permanente (Milano). L’anno seguente partecipa alla II Triennale di Brera, al Castello Sforzesco di Milano. Nel 1900 apre lo studio in corso Garibaldi 97 a Milano. Espone in Germania alla Mostra della Secessione di Monaco e in Italia alla IV Triennale che si tiene a Brera. In entrambe le sedi presenta L’uomo che tace (1899). Espone, nel 1906, alla Mostra Nazionale di Belle Arti alla Permanente. Nel corso di quest’anno matura una profonda crisi esistenziale e creativa che si protrarrà per tre anni. Il superamento della crisi trova il proprio suggello cretivo nell’Autoritratto. Maschera del dolore. Nel settembre del 1912 espone il gruppo scultoreo Trilogia (composto da il Santo, il Savio, il Giovane) alla Biennale di Brera che si tiene alla Permanente. Con quest’opera gli viene assegnato il Premio Principe Umberto. La morte di Franz Rose lo riporta di fronte alle impellenze del quotidiano. Per ovviare alle ristrettezze economiche riprende a lavorare negli studi degli altri artisti. Nel 1919 espone alla Galleria Pesaro con i pittori Alciati, Biasi, Cinotti e Bonzagni, recentemente scomparso. La mostra ottiene successo di pubblico e di critica. Nel 1920 trasferisce lo studio in via Vivaio 14 a Milano. Nel corso di quest’anno realizza e inaugura due monumenti ai Caduti: La quercia delle anime ad Appiano Gentile e Il pozzo delle lacrime a Valduggia. Nel 1921 scrive L’arte del marmo, pubblicato da Ulrico Hoepli, e partecipa alla I Biennale Romana, alla I Biennale di Napoli e alla collettiva Arte Italiana Contemporanea presso la Galleria Pesaro con presentazione di Ojetti.
Nel 1922, per la prima volta viene invitato ad esporre, in una sala personale con Mazzucotelli, alla Biennale di Venezia.
Tra le opere realizzate nel 1923, ricordiamo il ritratto di Mussolini, opera commissionata da Margherita Sarfatti e collocata nella Casa del Fascio di Milano in Corso Venezia. Al Circolo d’Alta Cultura di via Amedei viene aperta una scuola serale e gratuita per la lavorazione del marmo. Nello stesso anno si annuncia il trasferimento della Scuola del Marmo nell’Accademia di Belle Arti di Brera, che avverrà anni dopo, nel 1926.
Nel 1924 partecipa alla XIV Biennale di Venezia, al Salon d’Art Italien a Bruxelles e alla mostra Internazionale della Medaglia Moderna presso la Società Numismatica Americana di New York. L’anno seguente aderisce al Comitato Direttivo del “Novecento Italiano” ed espone alla Galleria Pesaro il ciclo di disegni Le grandi giornate di Dio e dell’Umanità. Nel 1926 ottiene la cattedra di Plastica della Figura all’Accademia di Belle Arti di Brera. La Scuola del Marmo viene finalmente trasferita nelle aule di Brera. La casa editrice Bestetti e Tumminelli pubblica la prima monografia sull’artista. Partecipa alla I Mostra d’arte del Novecento italiano in cui fa parte del Comitato direttivo. In questa occasione espone Madre adottiva e Nicola Bonservizi (1925), quest’ultima fu l’unica opera citata da Mussolini nel discorso inaugurale. Partecipa alla XV Biennale di Venezia esponendovi opere quali Pio XI e San Francesco. Nel corso del 1927 porta a termine Filo d’oro, Santa Lucia, Maschera di Cesare Sarfatti, Campanello. Nell’ambito dei monumenti funebri realizza quelli di Hoepli, Bistoletti, e la Lapide di Ada Cavalieri Salietti, tutti nel Cimitero Monumentale di Milano. Nel 1929 viene nominato Accademico d’Italia. Partecipa a numerose mostre sotto l’egida novecentista tra le quali si ricordano la seconda mostra del Novecento Italiano alla Permanente e quella di Berlino, alla Juryfreie, segnata dai contrasti tra Novecento e il Novembre Gruppe che sottolinea lo scarto tra le caricature di Heartfield e la maschera di Mussolini di Wildt. Nel 1931 partecipa, con una retrospettiva, alla I Quadrinnale di Roma al Palazzo delle Esposizioni. Qui espone una serie di disegni e sette sculture tra le quali spicca Parsifal (Puro folle), un gesso alto sei metri circa. Nello stesso anno Adolfo Wildt muore a Milano.

Biglietti: € 4 intero; € 2 ridotto (i possessori della Customer Card delle Ferrovie Nord Milano hanno diritto all’ingresso ridotto)
Catalogo Silvana Editoriale|Montrasioarte (in mostra € 15)

Informazioni
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