Alessandra Redaelli / Dettaglio evento





Matthias Brandes

Dal giovedì 19 aprile 2007
al giovedì 19 aprile 2007

Comunicato stampa evento: Matthias Brandes

A cura di Alessandra Redaelli

Accatastate l’una sull’altra in equilibrio precario o fluttuanti in cieli velati da una foschia appena percettibile, le case di Matthias Brandes sono frammenti di sogno bloccati per sempre sulla tela. Geometrie pure, ridotte all’essenza della propria forma, concedono alla curiosità solo l’illusione di rare finestre cieche – murate su un interno che si potrebbe supporre pieno – o, al massimo, di buie porte ad arco. Dipinte con una pennellata materica, scabra, che dà alle superfici un aspetto pietroso, emergono da lagune tranquille o si rivelano nature morte appoggiate su un tavolo, dove una tovaglia candida, della medesima materia pietrosa, mostra il segno di una stiratura ineccepibile. Accanto a loro: cupole perfettamente semisferiche e cipressi acuminati come pugnali.

Con minime variazioni, su cieli che di volta in volta virano all’azzurro, al rosa di un’alba o all’arancio che precede il tramonto, le case tornano tela dopo tela, al tempo stesso rassicuranti e ossessive come un sogno ricorrente. Mantenendo intatta l’essenzialità di una tavolozza giocata sugli ocra, sui grigi, sui verdi cupi e alzata dal rosso dei tetti.

Solo di tanto in tanto le case cedono il posto alle navi, massicce come sculture di cemento e costruite come somme di geometrie: l’ovale della chiglia, lo spigolo vivo della prua, i cilindri dei camini.

In questa atmosfera sospesa, in bilico tra surrealismo e metafisica, ma intrisa di una poesia difficile da definirsi sotto qualsiasi etichetta, ha fatto il suo ingresso solo di recente la figura umana, che l’artista tedesco presenta per la prima volta in questa mostra milanese.
Le donne di Matthias Brandes sono archetipi senza tempo. Scolpite dal pennello sulla tela con quell’amore per i volumi che era di Masaccio e di Piero della Francesca, si offrono allo spettatore frontali come madonne, tenendo tra le mani piccole case che ne fanno delle divinità protettrici della famiglia.

Biografia

Matthias Brandes nasce nel 1950 a Bochum, in Germania, in una famiglia che lo avvicina fin da piccolo all’arte. Il padre lavora prima come scenografo per poi diventare caricaturista per un giornale, mentre la madre, che in passato lavorava accanto al marito come costumista, diventa il suo braccio destro per quando riguarda i colori. Fin da piccolissimo, dunque, Matthias familiarizza con gli attrezzi per disegnare e per dipingere. Tra le sue prime letture ci sono i libri d’arte e tra le sue prime passioni i dipinti tardo gotici tedeschi. Anche se forse le radici della sua fervida fantasia e del realismo magico del quale sono intrisi i suoi dipinti sono piuttosto da ricercare nella personalità creativa e solare della madre, che lui ricorda ancora mentre dipinge sulle pareti della sua camera galli giganteschi, carrozze a cavalli e città gremite di casette variopinte.
A metà degli anni Cinquanta la famiglia si trasferisce a Francoforte e poi, negli anni Sessanta, ad Amburgo, dove Matthias Brandes studia all’Accademia e all’università, specializzandosi in storia dell’arte e in pedagogia.
E’ abilitato all’insegnamento liceale, ma già dalla fine degli anni Settanta si dedica quasi esclusivamente alla pittura, dividendo la sua vita tra Amburgo e Meolo, vicino a Venezia. Lì conosce Loriana Tubia, la donna che sposerà nel 1984 con cui avrà due figli. E’ dell’anno dopo la prima personale, seguita dalla partecipazione alla Biennale dei Paesi Baltici e a diverse mostre, sia personali che collettive in Germania.
L’evento che dà una svolta alla sua carriera si verifica, però, alla fine del Duemila, quando un gallerista italiano, folgorato dal suo lavoro, acquista senza esclusione tutti i quadri che Matthias ha nello studio. L’incontro è la porta del successo e l’artista, che già dal 1993 si era trasferito a vivere a Meolo, comincia un’intensa attività espositiva soprattutto in Italia. Le sue case, le sue nature morte, le sue navi oscure e massicce appoggiate su tavoli come inquietanti nature morte si creano un pubblico attento, che da anni continua, fedele ed entusiasta, a seguirlo nella sua ricerca.
Triste epilogo biografico è la scomparsa di Loriana, che è sempre stata la sua musa, collaboratrice e occhio critico, poco tempo fa mentre si stava preparando questa mostra. E così le ultime opere figurative esposte la prima volta sono dedicate proprio a lei.

Inaugurazione giovedì 19 aprile 2007 ore 18.00

19 aprile - 19 maggio 2007

L’Immagine arte contemporanea
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