Dopo quasi sessant’anni dalla memorabile esposizione longhiana di Palazzo Reale che sanzionò definitivamente la paternità del Caravaggio, ritorna a Milano la Conversione di Saulo, di proprietà della famiglia Odescalchi.
Il gran lombardo ritorna nella sua terra, nella sua Milano, nella casa di tutti i milanesi, proprio con un’opera, di sublime bellezza, che risente fortemente dei giovanili ricordi lombardi (i Lotto e i Moretto, i Moroni, i Savoldo e i Campi) del Merisi, tanto da aver indotto, molti anni fa - ed erroneamente - l’Argan a datare l’opera al 1588, cioè proprio al termine del suo apprendistato artistico nella bottega dell’ alumnus Titiani, il bergamasco Simone Peterzano.
Ospitato a Palazzo Marino Caravaggio ritrova, vicinissima, presso la Chiesa di San Fedele, la Deposizione del suo Maestro Peterzano, anch’essa presente alla mostra del 1951 e un poco più lontano, presso la Chiesa di San Paolo Converso, l’affresco di identico soggetto eseguito dal cremonese Antonio Campi - esemplare esponente del tardo manierismo lombardo -, che certamente fu una delle più pregnanti fonti iconografiche della Conversione Odescalchi.
L’esposizione di questa mirabile opera che può essere liberamente da tutti ammirata grazie alla generosità della famiglia Odescalchi – testimone del grande contributo che i collezionisti privati forniscono alla conservazione del patrimonio culturale italiano - e all’encomiabile iniziativa di Eni, rappresenta l’occasione per sviluppare molti stimoli culturali che vanno, tra gli altri, dallo studio del Caravaggio in vista delle celebrazioni del quarto centenario della morte che si svolgeranno nel 2010, all’esame della pittura lombarda del Cinquecento che – come è ormai evidente - è all’origine della rivoluzione scatenata dal Caravaggio, all’approfondimento della figura e dell’opera di San Paolo, di cui ricorre, proprio quest’anno, il bimillenario della nascita.
Letizia Moratti
Sindaco di Milano
L’esposizione del dipinto di Caravaggio, la Conversione di Saulo di proprietà della famiglia Odescalchi, nella città di Milano costituisce per i visitatori, appassionati e studiosi, un’occasione di grande rilievo. Si tratta infatti di una delle poche opere del maestro lombardo non fruibile al grande pubblico e per questo motivo poco conosciuta ai più. Capita di rado in tanto moltiplicarsi di mostre spettacolari, se pur con opere importanti, l’opportunità di poter ammirare in un contesto eccezionale come la sala Alessi di palazzo Marino, così da vicino, una sola, importante opera di grande rilevanza culturale e scientifica.
La Conversione di Saulo realizzata su tavola di cipresso rappresenta per la critica una delle tappe principali del percorso artistico del pittore.
Il dipinto, insieme al suo pendant raffigurante la Crocifissione di san Pietro, fu commissionato inizialmente per essere esposto nella cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma, ma lì non trovò mai collocazione e fu sostituito con una versione su tela. La mostra “Caravaggio a Milano” è per molti aspetti esemplare. In primo luogo rappresenta un virtuoso caso di positiva collaborazione tra pubblico e privato.
La famiglia Odescalchi, che ha commissionato il restauro del proprio quadro eseguito sotto la vigilanza della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Lazio, ha deciso infatti di permettere il pubblico godimento di questo straordinario capolavoro.
Dopo il grande successo della mostra a Santa Maria del Popolo, ora la Conversione di Saulo si presenta, grazie alla disponibilità del Comune di Milano e al sostegno dell’Eni, ai cittadini di Milano. Inoltre, questa esposizione è l’occasione per la pubblicazione di questo catalogo ragionato, che riporta gli studi approfonditi, le scoperte, le indagini diagnostiche, le suggestioni critiche emerse dal recente restauro frutto della grande professionalità di Valeria Merlini e Daniela Storti.
Sandro Bondi
Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Il legame tra la famiglia Odescalchi e la figura di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, affonda le radici nella controversa storia dei suoi ultimi giorni di vita, quando l’artista, carico delle amate tele, sbarca sulle spiagge del borgo di Palo, per sfuggire ai suoi inseguitori.
Noi abbiamo sempre amato questa storia perché felici che un pittore, tanto rivoluzionario quanto tormentato e grande, abbia trovato rifugio in questo luogo, da secoli di proprietà della nostra famiglia.
Un’ammirazione che, nata da racconti avventurosi, si è poi alimentata alla potenza espressiva dell’arte del Caravaggio. Una forza che ancora oggi emoziona, come di fronte a questa magnifica Conversione di Saulo, potente fin anche nei dettagli dell’apparizione di Cristo.
Dall’espressione del San Paolo accecato ai rami spezzati che circondano il muso schiumante del cavallo imbizzarrito, l’intera tavola ci restituisce la forza dirompente di Cristo che chiede a Saulo: “Perché mi perseguiti?”.
Una tavola che, proprio per la sua potenza, ha seguito un destino avventuroso, come quello del suo artista. Commissionata, immaginata, realizzata e persino rifiutata a Roma, perché le venne preferita la versione, più ortodossa e su tela, che da secoli orna la cappella Cerasi. La tavola ha poi dovuto subire un lungo esilio in terra di Spagna, per approdare a Genova e infine tornare, dopo tre secoli e grazie a Vittoria Balbi, a Roma.
Da quel momento, la famiglia Odescalchi, grazie alla determinazione di Guido, l’ha difesa, protetta, tutelata, ma soprattutto amata.
Oggi, dopo tante avventure e restituita ai suoi colori originali, questa magnifica tavola fa mostra di sé a palazzo Marino con mia gioia e orgoglio per essere ammirata da tutti i milanesi e per ricordare un altro legame tra il Caravaggio e gli Odescalchi: la loro origine lombarda.
Desidero ringraziare: il Sindaco Letizia Moratti, l’Eni, Valeria Merlini e Daniela Storti che con dedizione e amore hanno restaurato il quadro; Luigi Adolfo Miglioranzi e Cesare Tumedei che hanno contribuito a favorire che quest’opera restasse in casa.
Nicoletta Odescalchi
Eni, la maggiore impresa italiana impegnata da oltre cinquant’anni nel settore dell’energia, ha intrapreso una sfida strategica: contribuire con un approccio responsabile alla crescita e allo sviluppo socio-culturale del territorio e della comunità. Da alcuni anni ha avviato una modalità nuova e più moderna di intendere il rapporto con il mondo della cultura interpretando le trasformazioni della società e delle persone che sempre di più cercano nelle imprese un interlocutore con cui costruire relazioni, un soggetto con cui dialogare.
Oggi il mondo dell’industria coltiva e moltiplica i contatti con il pubblico, non solo per migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi, ma per ampliare un sistema di relazioni e di occasioni che contribuiscono, sotto diversi aspetti, alla crescita della società. Si affianca, alla ricerca di eventi di grande interesse culturale, la ricerca di una larga partecipazione.
Accanto alla promozione di grandi eventi culturali, Eni ha così progettato e realizzato iniziative che hanno lo scopo di produrre benefici per il territorio, assumendo un ruolo di mediatore tra il mondo della cultura – con le sue necessità di divulgazione e comunicazione – e un pubblico eterogeneo per il quale l’ostacolo economico per l’accesso al bene può essere talvolta un vincolo significativo. L’impresa come strumento di crescita sociale è un concetto che ha animato le nostre più recenti iniziative in campo culturale ed esprime i valori e la filosofia di Eni.
In questa chiave, e in accordo con il Comune di Milano, abbiamo immaginato e progettato di dare alla Città la possibilità di ammirare per un mese un’opera straordinaria come la Conversione di Saulo di Caravaggio, la cui abituale collocazione in una casa privata ne rende difficile la visione. L’esposizione del capolavoro nel cuore della città, nella splendida sala Alessi di palazzo Marino, restituirà ai visitatori un momento di grande suggestione in cui l’opera sarà l’unica vera protagonista dell’evento. Un’occasione unica di crescita culturale per chi avrà voglia e interesse di vedere da vicino questa bellissima opera e una nuova opportunità per Eni per ribadire un concetto nel quale crediamo profondamente: la produzione di momenti di cultura non è mai una spesa, ma è sempre un investimento.
Roberto Poli
Presidente Eni
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Apre il 16 novembre a Milano a Palazzo Marino una straordinaria mostra: un solo celeberrimo artista, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, un solo capolavoro, la Conversione di Saulo della Collezione Odescalchi.
L’evento, sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana è promosso dal Comune di Milano, Patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e fortemente voluto da Eni, permetterà al capolavoro di Caravaggio di tornare nella città di Milano dove sarà visibile per un mese.
Unico esempio rilevante di pittura su tavola del grande maestro, l’opera, eseguita nel 1601, ha avuto un destino avventuroso che solo recentemente è stato del tutto ricostruito e compreso. Commissionata nell’anno 1600 da Tiberio Cerasi per la sua cappella in S. Maria del Popolo a Roma, l’opera non venne mai esposta nella sua chiesa probabilmente per il dilungarsi dei lavori. All’improvvisa morte del cardinale l’opera inizia un tortuoso percorso che la conduce in Spagna.
Solo un secolo dopo, grazie all’acquisizione da parte della famiglia Balbi di Genova, la Conversione torna sul suolo italiano diventando la punta di diamante di una delle più prestigiose collezioni dell’epoca, prima di tornare negli anni cinquanta nella città che ne aveva visto l’origine, passando lungo l’asse ereditario alla Famiglia Odescalchi, che ne è l’attuale proprietaria e custode.
Questa magnifica tavola sarà esposta a Milano dal 16 novembre al 14 dicembre a Palazzo Marino, nel luogo simbolo della città, per un mese con ingresso gratuito per tutti.
II capolavoro torna nella Milano che ne riconobbe la paternità proprio durante la prima grandissima mostra monografica sul Caravaggio organizzata da Roberto Longhi nel 1951, e vi arriva a pochi mesi dalla scoperta del certificato di nascita di Caravaggio, che ne ha attestato la cittadinanza milanese.
La straordinarietà dell’evento sta nella possibilità di ammirare da vicino un’opera proveniente da una collezione privata, al centro della Sala Alessi di Palazzo Marino.
Subito dopo il restauro, nel 2006, la tavola fu esposta per breve tempo in S. Maria del Popolo in Roma, accanto alla seconda versione su tela dipinta sempre dal Caravaggio collocata secondo l’originario progetto a tre metri d’altezza. A Milano invece sarà possibile ammirare ogni singolo particolare di questo capolavoro essendo l’opera posta ad altezza uomo.
L’evento nasce da un’idea di Valeria Merlini e Daniela Storti che ne hanno eseguito il restauro. La mostra è prodotta e organizzata da ALEART progetti d’immagine.
Eccezionali le misure logistiche per il trasporto, la messa in sicurezza e la visibilità a distanza ravvicinata dell’opera. Sarà costruita da Arteria un’apposita cassa doppia per effettuare il viaggio da Roma a Milano e il trasporto avverrà sotto scorta armata. Il Laboratorio Museotecnico Goppion realizzerà una spettacolare capsula con lastre di cristallo stratificate, una speciale teca antisfondamento, internamente regolata per il tasso di umidità richiesto. La tavola, una volta giunta a Milano, sarà inserita nella teca e insieme raggiungeranno il peso di 1.000 chilogrammi. La teca permetterà di avere una visione a 360° dell’opera: si potrà infatti vedere da vicino, come mai avvenuto prima, non solo la magnifica scena della Conversione creata dal Caravaggio, ma anche il retro della tavola in legno di cipresso, elemento di forte caratterizzazione di quest’opera.
Anche l’illuminazione di Giuseppe Mestrangelo sarà studiata per consentire la migliore fruizione dell’opera, in un contesto di grande fascino e suggestione, creato da Elisabetta Greci, con tessuti dai colori intonati a quelli della sala e della straordinaria opera esposta.
Nella Sala Stampa adiacente alla Sala Alessi sarà proiettato un video relativo al restauro dell’opera. Nella stessa sala, due volte la settimana, le curatrici dell’evento saranno disponibili per raccontare al pubblico e alle scuole la storia del quadro e il restauro della Conversione.
Tutto il centro di Milano sarà coinvolto nell’evento in un percorso ideale di totem interattivi che da Palazzo Reale a Piazza Duomo - dove sarà utilizzato il maxi schermo con un filmato sull’opera - alla Galleria Vittorio Emanuele, dove all’ Urban Center sarà possibile acquistare l’importante catalogo edito da SKIRA ad uno speciale prezzo mostra - accompagnerà il pubblico in Piazza della Scala.
Alle scuole saranno dedicate le mattine di martedì e giovedì dalle 9.30 alle 11.30 (prenotazione obbligatoria al numero 02 6597979); saranno predisposte visite animate gratuite e verrà distribuito uno speciale materiale didattico sull’opera, appositamente prodotto da Eni.
L’arte per eccellenza dunque, rappresentata da un capolavoro assoluto della storia dell’arte mondiale come la Conversione di Saulo del Caravaggio, eccezionalmente alla portata di tutti, è un evento indiscusso che vuole trasmettere il messaggio che da oggi Milano si appresta a diffondere nel mondo in vista di EXPO 2015 : conoscenza e coscienza della storia italiana attraverso lo specchio dell’arte, uso di un linguaggio comune indispensabile alla vita di tutti.
Eni ha fortemente voluto e sostenuto l’evento consapevole che, mettere a disposizione di un’intera città la libera visione di un’opera, possa rappresentare un importante momento culturale.
San Paolo di Philippe Daverio
Il caso di San Paolo nella storia dell’iconografia è fra i più curiosi. Egli è senz’altro uno fra i santi cardine della nuova fede religiosa che sorge duemila anni fa, nondimeno la quantità di immagini che lo rappresentano e le modalità della sua raffigurazione sono estremamente ridotte se paragonate a quelle di santi ben meno significativi per la teologia, come San Rocco o San Sebastiano, ma certamente più ancorati nella tradizione popolare. L’importanza di “Saule” Paolo sin dai primi passi dell’espansione della cristianità è centrale, sia da un punto di vista teorico che propagandistico. È egli la grecità ellenistica che ragiona sui temi della mutazione dell’ebraismo e del suo diffondersi nella versione nuova, lui contemporaneamente ebreo, greco e cittadino romano. E se, tre secoli dopo a Nicea, viene scelto Luca per ricoprire il ruolo del quarto degli evangelisti canonici, e ciò senza che fosse stato testimone oculare e apostolo, lo si deve sicuramente all’amicizia che la tradizione narra essere intercorsa fra lui e Paolo. Curiosa sorte, poiché Luca al quale verrà attribuito dai bizantini anche il talento di pittore, dopo che la figlia del basileus Eudossia ha rinvenuto un suo ritratto della Vergine Maria in Palestina (ma eravamo in pieno V secolo!), ebbene neppure Luca, dall’alto dei cieli riuscirà a convincere i cristiani del Medioevo a rappresentare Paolo. Perché il Medioevo, con la sua passione per il misterico e l’inspiegabile, troverà fonti ben più attraenti alla sua iconografia e stimoli ben più forti al proprio immaginario escatologico nell’Apocalisse di Giovanni. Inoltre quegli anni lontani riscoprono con i longobardi il latino contro il greco, e su un testo latino che Valla dimostrerà essere fallace, il Legato Costantiniano, si fonda il nuovo accordo fra chiesa e potere temporale e fiorisce il Sacro Romano Impero. Graecum est, non legitur, diventa una parola d’ordine. E Paolo ne paga le conseguenze anche se le menti più acute del rinascimento dugentesco, Tommaso d’Aquino in primis, lo riconoscono come guida suprema. Ma bisognerà aspettare il Rinascimento vero e proprio perché torni di peso la grecità, con la prima cattedra di greco a Firenze a fine Trecento, poi con l’ambasciata di Nicola Cusano, teorico del platonismo rivisto in chiave cristiana, a Costantinopoli all’inizio del Quattrocento in concomitanza con il concilio di Firenze che spera di rappacificare l’occidente e l’oriente e che porta in Italia le teste pensanti bizantine migliori, il Cardinal Bessarione e quel Gemisto Pletone che va a insegnare greco e Platone a Padova. E Paolo torna punto centrale dell’elaborazione intellettuale. Si capisce quindi perché alla fine del secolo la badessa del monastero di Parma dedichi una stanza dei suoi appartamenti a San Paolo e la faccia decorare dall’artista preferito dalla contessa di Correggio, sua coltissima amica.
È così che nel primo ventennio del Cinquecento Antonio Allegri realizza il suo capolavoro, dove s’intrecciano la caccia di Diana, gli dei dell’Olimpo e la cristianità vittoriosa. Ed è forse in questo clima che avviene la richiesta a Raffaello di stendere nuovi cartoni d’arazzo per la cappella Sistina raffiguranti scene della vita di San Paolo, da parte del discussissimo Leone X, forse simoniaco ma sicuramente figlio della sofisticata cultura dei giardini medicei fiorenti voluti da suo padre Lorenzo il Magnifico.
Questo è il clima che Caravaggio eredita quando Cerasi gli commissiona i due dipinti in pendant, Paolo e Pietro, incarico che consente di rivedere in modo ben diverso il bagaglio culturale d’un artista che viene solitamente percepito come inventato in un romanzo noir, carattere sovversivo e comportamento irresponsabile. Da un anno si ha la certezza che Caravaggio è nato in Milano, essendo stato rinvenuto il suo atto di battesimo in una parrocchia della città. La sua famiglia d’origine, gli incarichi del padre per la gestione “architettonica”, come si direbbe oggi, del patrimonio immobiliare del ramo milanese dei Colonna, lo collocano in un ambiente di formazione ben più raffinato di quanto non lo voglia la tradizione, un ambito dove le tematiche applicative dei dettami tridentini prevedono la mediazione del sapere sofisticato. Si spiega ben meglio così la naturale introduzione presso il Cardinale collezionista Federico Borromeo prima, e presso il Cardinale del Monte poi a Roma, al quale si lega d’autentica amicizia. E si capisce infine la corretta corrispondenza fra l’immagine inventata e il testo degli Atti degli Apostoli che parlano di “Saule” caduto a terra e della luce che lo “avvolge”, la quale diventa nel dipinto esercizio particolare poiché proviene contemporaneamente dal fondo e dal primo piano, generando una sorta di vortice nel quale la parte più scura è quella centrale. Ancor più precisa diventa la descrizione se si tiene conto delle aggiunte che hanno allargato successivamente la tavola con pittura apocrifa, in quanto è sufficiente tornare alla dimensione d’origine per percepire il tema della luce e della rotazione in modo quasi immediato. Il cavallo avvitato su se stesso diventa quindi l’artificio necessario alla composizione, così graffiante nella memoria nostra collettiva che siamo tutti ormai convinti che, sulla strada di Damasco, la caduta del futuro San Paolo sia proprio stata una caduta da cavallo. E ne consegue una lettura ben diversa del carattere acculturato di Caravaggio, quella che consente di capire, nei medesimi anni, la radicale innovazione della ali nere del suo folle amorino e quella che pure permette alla sua opera di diventare in tempo brevissimo archetipo stabile.
Intervento di restauro
La conversione di Saulo della collezione Odescalchi è una delle poche opere eseguite da Caravaggio su tavola. Il supporto del dipinto è costituito da sette assi di cipresso giuntate orizzontalmente e si presentava all’inizio del restauro in buono stato di conservazione. Non sono state riscontrate nuove lesioni né attacchi di microrganismi o di insetti xilofagi. In passato è stata oggetto di almeno altri due interventi di conservazione di cui l’ultimo nel 1967 eseguito da Luigi Pigazzini. Nell’ osservare con attenzione la struttura dell’opera, supportati da mezzi scientifici, si è notato che lungo il perimetro del dipinto erano presenti ampliamenti dei bordi che modificano le dimensioni originale dell’opera. Tali bordi sono probabilmente legati a lavori di manutenzione, quali la collocazione in nuovi ambienti o l’adattamento ad una nuova cornice ed eseguiti nel periodo di appartenenza del dipinto alla collezione Balbi di Genova. Nonostante non vi siano dubbi sull’estraneità di queste bordure alla struttura originale, la loro presenza è ormai inserita nella tavola, non solo per la loro valenza storica, ma anche perché unite strutturalmente dai precedenti restauri al supporto ligneo.
Il forte livello di ossidazione che la superficie dipinta presentava all’inizio del restauro, rendeva di difficile lettura le cromie originali, i rapporti chiaroscurali e la complessa sequenza dei piani. Il buon livello di adesione degli strati preparatori e della pellicola pittorica ha consentito di dare inizio alla pulitura limitando i consolidamenti preliminari. Questi, hanno interessato solo un piccolo distacco di pellicola pittorica sulla sinistra del piede destro del soldato con la testa reclinata, ed un sollevamento della compagine preparazione-colore in corrispondenza di un abrasione al di sotto dell’elmo posto a terra sotto al figura di Saulo. La delicata operazione di rimozione della vernice è stata preceduta da una serie di test che hanno consentito di mettere a punto una metodologia idonea. Eseguita gradualmente con, un solvente apolare e poco penetrante, attraverso l’impiego di micro tamponi, la pulitura ha consentito il lento recupero dei valori cromatici originali e dei piani prospettici della composizione, permettendo di apprezzare progressivamente un’opera dalla ricca tavolozza e dall’accurata tecnica esecutiva. Per esempio la vasta gamma di pigmenti verdi, assume un’assoluta rilevanza nel dipinto anche per l’insolita ricchezza della vegetazione. Di grande suggestione anche la resa pittorica del metallo della corazza del soldato in piedi dietro la figura di Saulo, ottenuta con passaggi tonali estremamente netti , sulla quale la folta barba contrasta in modo deciso per la ricercatezza del dettaglio. Risaltano ancora importanti elementi anatomici, come le gambe del soldato con le mani sul capo , che apparivano confuse tra la vegetazione, o i raggi di luce come quello totalmente perduto nell’alterazione del fondo che, entrando dalle spalle dell’Angelo, sembra colpire l’occhio del cavallo. L’imprimitura del dipinto eseguita con biacca e nero di carbone, lascia percepire il suo aspetto granuloso e risulta stesa secondo un verso diagonale che dal margine destro in alto scende verso l’angolo a sinistra in basso, secondo un’angolazione che potrebbe essere virtualmente quella individuata dalla lancia del soldato. Il suo colore grigio traspare più volte tra i margini delle pennellate e risulta funzionale alle scelte relative ai timbri tonali degli impasti. Questi caratterizzano fortemente la qualità della luce dominante del dipinto, che si rileva oggi assai più fredda ed articolata nella definizione dei passaggi chiaroscurali. A pulitura ultimata è stato affrontato il problema del risarcimento delle lesioni delle giunture tra i vari assi. Le stuccature eseguite nel precedente restauro sono state ridotte meccanicamente attraverso l’impiego di bisturi e successivamente riportate a livello con un impasto di gesso e colla. La reintegrazione pittorica è stata eseguita con colori ad acquarello e ultimata con pigmenti a vernice per il restauro, allo scopo di restituire integrità ed equilibrio alla superficie dipinta. La prima verniciatura è stata realizzata a pennello e successivamente con nebulizzatore avvalendosi di vernici idonee.
Valeria Merlini e Daniela Storti
(restauro ultimato a novembre del 2006)
Cronologia di un dipinto
L’8 luglio del 1600 Tiberio Cerasi, Tesoriere Generale della Camera Apostolica, dopo aver acquistato dai padri Agostiniani la cappella dedicata ai Santi Pietro e Paolo in Santa Maria del Popolo, ne affida la decorazione ai massimi artisti presenti nella Roma di quegli anni.
L’architetto Carlo Maderno viene incaricato delle modifiche dell’impianto architettonico e della sofisticata decorazione in stucco, mentre la pala d’altare dedicata all’Assunta è affidata ad Annibale Carracci, impegnato nella grande impresa della Galleria Farnese.
Il 24 settembre 1600 Tiberio Cerasi commissiona a Caravaggio i due dipinti laterali della cappella, raffiguranti La Conversione di Saulo e la Crocifissione di San Pietro, indicando sul dettagliato contratto anche la natura del supporto che deve essere di legno di cipresso.
Il 2-3 maggio 1601 Tiberio Cerasi muore nella sua villa di Frascati lasciando come erede universale dei suoi beni l’Ospedale della Consolazione, a cui affida il compito di completare la cappella, dato che a quella data l’impresa non era ancora stata terminata.
Il 10 novembre 1601 l’Ospedale della Consolazione salda Caravaggio con una somma più bassa di quella pattuita per i due dipinti, che rimarranno nel suo studio in attesa del completamento dei lavori.
Di lì a poco però, un nuovo accordo interviene tra il pittore e gli eredi del Cerasi, tanto che nel Maggio del 1605 la seconda versione su tela dei due dipinti viene collocata nella cappella come indica la nota di pagamento del falegname incaricato del lavoro.
Nulla compare nei documenti riguardo all’ipotetico rifiuto di cui parla il Baglione, che nella sua biografia del pittore scrisse : “non piacquero al padrone…”. Questi però nella prosecuzione della frase fornisce un elemento utile per la ricostruzione dei fatti affermando che: “….se li prese il Cardinal Sannesio”.
Infatti i due dipinti su tavola vengono acquistati di lì a poco da Giacomo Sannesio, prelato di origine marchigiana, nella cui collezione rimangono fino a 1646, anno in cui i suoi eredi li cedono ad Juan Alfonso Enriquez de Cabrera Vicerè di Sicilia e di Napoli, che li porterà a Madrid.
Alla morte di Juan Alfonso nel 1647 alcune delle sue opere, tra cui la Conversione di Saulo, vengono acquistate dal nobile genovese Agostino Airolo per passare successivamente a suo cognato e socio in affari Francesco Maria Balbi, mentre della Crocifissione di San Pietro si perdono rapidamente le tracce.
Dalla metà del seicento quindi, per circa tre secoli il dipinto rimarrà a Genova all’interno di una delle più prestigiose collezioni della storia fino a quando, per estinzione della discendenza maschile, l’importante eredità Balbi venne divisa tra i Principi Odescalchi e i Marchesi Doria.
La straordinaria vicenda di questo dipinto si concluderà infatti nel 1955, anno in cui tornerà definitivamente a Roma, città nella quale era stato dipinto, facendo il suo ingresso in Palazzo Odescalchi dove tuttora viene custodito.
Cronologia dell’artista
Michelangelo Merisi da Caravaggio nasce nella città di Milano il 29 settembre del 1571, come definitivamente stabilito dal recente ritrovamento del certificato di battesimo. Figlio di Fermo, “maestro di casa”, ossia maggiordomo di fiducia dei Marchesi Sforza Colonna e di Lucia Aratori, trascorre i primi anni della sua vita nella casa di famiglia. A soli tredici anni, qualche anno dopo rispetto all’usanza del tempo che prevedeva l’avvio alle botteghe d’arte dei fanciulli “dotati”a partire dai sei anni, entra nella bottega del pittore lombardo Simone Peterzano il 6 aprile del 1584. Nel 1592 Caravaggio si trasferisce a Roma, città internazionale cui convengono i migliori artisti ed artigiani, centro della tradizione culturale umanistica, del mecenatismo e della grande committenza religiosa.
Nell’anno successivo entra per alcuni mesi nella bottega di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, a quei tempi il primo pittore di Roma al servizio di Clemente VIII. L’Arpino intuisce nel giovane artista la spiccata abilità per le raffigurazioni naturalistiche e se ne serve per incrementare un’attività commerciale caratterizzata dalla produzione di quadri raffiguranti inserti di natura. Tra i dipinti più famosi che il giovane artista esegue in questo periodo si ricordano il Bacchino Malato, ed il Ragazzo morso da una ramarro.
Dal 1595 al 1596 il pittore viene accolto in casa del suo protettore, il cardinale Francesco Maria Del Monte, ambasciatore del Granduca di Toscana a Roma, che fungerà da tramite per molte delle opere da lui prodotte tra il 1596 ed il 1599, come la celebre Canestra di frutta. Nel 1599 l’artista ottiene la sua prima commissione pubblica per la cappella Contarelli in S. Luigi dei Francesi con le Storie di San Matteo, che accresceranno molto la sua notorietà malgrado il rifiuto della prima versione del dipinto del San Matteo e l’Angelo.
Proprio in questo contesto, nel settembre dell’anno 1600 Tiberio Cerasi, Tesoriere Generale della Camera Apostolica, gli commissiona l’esecuzione della Conversione di Saulo Paolo e della Crocifissione di San Pietro per la sua Cappella in S. Maria del Popolo.
L’incremento della sua notorietà in quegli anni è testimoniato dalle numerse e significative committenze, come nel caso della Deposizione di Cristo, destinata alla cappella Vittrici nella Chiesa Nuova dei padri Filippini Oratoriani, risalente al 1602. Malgrado il suo indiscutibile successo, Caravaggio incappa sempre più frequentemente in problemi con la giustizia, comparendo più volte nei registri criminali della città. Come è noto dai documenti, già nel 1603, il Merisi viene processato assieme ad altri artisti per aver diffamato il pittore Giovanni Baglione, suo noto rivale che più volte lo denigrerà nelle annotazioni dei resoconti biografici.Tra il 1603 ed il 1605 esegue tre dipinti di straordinaria importanza come la Madonna dei Pellegrini per la chiesa di S.Agostino, la Pala dei Palafrenieri destinata alla Basilica di S. Pietro e rapidamente rimossa, infine la Morte della Vergine per S.Maria della Scala, opera per la quale viene opposto un netto rifiuto, in quanto la raffigurazione della Madonna era stata considerata oltraggiosa, indipendentemente dalle dicerie secondo cui il pittore lombardo avesse usato come modella una cortigiana annegata nel Tevere. La vicenda si incrociò con l’omicidio di Ranuccio Tomassoni commesso dal Caravaggio il 28 maggio del 1606, fatto che potrebbe aver concorso al rifiuto, ma che sicuramente gli impedì l’esecuzione di una nuova versione dell’opera. Le leggi allora in vigore a Roma ed il peso sociale della famiglia Tomassoni, spinsero l’artista a cercare rifugio a Zagarolo e Paliano, nei feudi di proprietà dei Colonna, per sfuggire alla pena capitale. La sua fuga continuò verso Napoli, allora capitale del Viceregno Spagnolo, dove dipinse le Sette Opere di Misericordia. Al soggiorno campano è però da attribuirsi anche l’esecuzione della Flagellazione di Cristo il cui inquadramento cronologico è piuttosto complesso, in quanto si intreccia con il suo ritorno nella città durante il viaggio verso Roma che Caravaggio intraprenderà lasciando la Sicilia. Durante il soggiorno maltese, dove si era rifugiato nella speranza di essere nominato cavaliere dell’Ordine di Malta, cosa che avvenne il 14 luglio del 1608, realizzò la straordinaria Decollazione del Battista prima di essere coinvolto nella metà di agosto dello stesso anno, in un violento alterco nei pressi della Valletta, in seguito al quale verrà indiziato e chiuso nella prigione di Forte Sant’Angelo. Dopo una rocambolesca fuga raggiungerà con mezzi di fortuna le coste della Sicilia, rifugiandosi a Siracusa e successivamente a Messina, luoghi nei quali dipinse opere importanti come il Seppellimento di Santa Lucia, e la Resurrezione di Lazzaro.
Nel giugno del 1610 le richieste di grazia, inoltrate al pontefice, vengono accettate anche per l’appoggio del cardinale Ferdinando Gonzaga, tuttavia Caravaggio non godrà mai dell’assenso papale. Morirà il 18 di luglio a Porto Ercole in circostanze mai ben chiarite, lasciando probabilmente sulla feluca che l’aveva condotto fino alle porte di Palo i suoi ultimi dipinti.
(a cura di Valeria Merlini e Daniela Storti)
Il progetto d’allestimento
Caravaggio a Milano: un legame non casuale, che affonda le radici nella profondità della storia.
L’esposizione della Conversione di Saulo nella sala Alessi di palazzo Marino è la celebrazione di questo legame: da una parte, la sacralità dell’opera caravaggesca; dall’altra, la magnificenza di un’architettura cinquecentesca di forte rappresentanza civile.
Due espressioni di una stessa epoca, entrambe di grande impatto simbolico, ma radicalmente distinte nella loro ben definita identità. Della loro delicata
relazione ha dovuto quindi farsi carico l’allestimento espositivo.
Misurato, pertanto, l’intervento progettuale: i toni sono quelli del silenzio e del rispetto, consoni a un capolavoro originariamente concepito per un luogo sacro.
L’impianto compositivo è affidato al rigore geometrico di una quinta scenica che ritaglia lo spazio dell’opera mantenendo allo stesso tempo intatto il dialogo che essa intrattiene con la monumentalità della sede espositiva.
L’uso dei velluti è l’unica licenza concessa a una decorazione discreta, di classica austerità. La luce studiata da Giuseppe Mestrangelo e le musiche curate da Luca Berni inseriscono lo spettatore in un’atmosfera di intenso coinvolgimento.
Elisabetta Greci
Studio Greci Architettura
La luce alla luce: il Caravaggio “illuminato”
Come per Santa Maria del Popolo, sede in cui abbiamo già avuto l’onore di illuminare l’opera di Caravaggio – la Conversione di Saulo della collezione Odescalchi –, abbiamo pensato di riproporre quella luce che a mio avviso “molto conveniva a Caravaggio” … perché un flusso luminoso “pilotato” là dove il gesto e la materia, drammatizzati nel chiaroscuro, trasmettono all’osservatore i sentimenti intrinseci e più emotivi dell’Artista, sia che si tratti di espressione figurativa, come nel nostro caso, sia che si tratti di una performance teatrale o cinematografica…
Concept
Quale luce più incisiva e caratterizzante per un evento così unico a Milano? Abbiamo pensato all’utilizzo di luce sagomata a cesello per concentrare il più possibile l’attenzione del visitatore sull’opera, facendo in modo che la bellissima sala Alessi non risultasse al contempo sottotono. A tale proposito abbiamo ammortizzato le luci storiche sia della volta che delle appliques a parete, ottenendo un risultato congruo tra percezione visiva dell’intero spazio e la rappresentazione dell’opera al centro della sala.
Light Studio
Attivo già da diversi anni, con una nutrita serie di lavori importanti realizzati sia per mostre d’arte, allestimenti, sia pubblici che privati, Light Studio costituisce una realtà atipica e pressoché unica nel settore dell’illuminotecnica. Light Studio di Giuseppe Mestrangelo si propone come consulente per la progettazione illuminotecnica non tradizionale. E come un laboratorio di ricerca e sviluppo tecnologico
L’oggetto prima di tutto: la filosofia di Light Studio
Light Studio sfrutta le conoscenze acquisite sul campo per ribaltare nel corso degli anni il concetto tradizionale di intendere l’illuminazione, proponendo un approccio particolare e originale a tale problema.
“Amiamo pensare che un oggetto, sia esso un quadro, una scultura, un suggestivo di un’abitazione, non debba essere solo ‘illuminato’. L’oggetto in questione deve poter esprimereattraverso la luce la sua vitalità, la sua drammaticità. Al di là delle tecniche e degli strumenti da utilizzare, il nostro primo pensiero è sempre rivolto alla percezione finale, al risultato, alle conseguenze emotive del nostro lavoro”.
Giuseppe Mestrangelo Light Studio
La vetrina per il “Caravaggio Odescalchi”
La vetrina per l’esposizione del “Caravaggio Odescalchi” è stata interamente realizzata in lamiera di acciaio verniciata a forno con speciali polveri epossidiche.
Questo tipo di verniciatura è sostanzialmente non inquinante e praticamente inerte, dato che l’alta temperatura cui viene sottoposta garantisce l’assenza di prodotti volatili. Questi rivestimenti sono ottenuti da polveri termoindurenti a base di resine epossidiche solide e appositi indurenti combinati con agenti distendenti acrilici e cere propileniche, atti a formare pellicole ad alta durezza e resistenza ai solventi, agli acidi e alle basi, con pigmenti selezionati per la loro elevata stabilità alla luce e al calore (biossido di titanio, ossidi di ferro giallo, ossidi di ferro rosso, verde ftalocianina).
I cristalli utilizzati sono di tipo stratificato e di tipo extrachiaro, ossia a basso contenuto di ossido di ferro e pertanto privi della colorazione verdastra tipica del vetro comune.
I cristalli hanno inoltre un trattamento antiriflesso.
La Goppion è tra le poche aziende al mondo specializzate nella realizzazione di sistemi di esposizione per musei. Il suo laboratorio promuove la ricerca museotecnica (tecniche avanzate e innovazione per la protezione e conservazione preventiva delle opere e per la loro corretta esposizione), museografica e museologica (iniziative, dibattiti, pubblicazioni specializzate).
Caratteristica della Goppion è la ricerca, la sperimentazione su prototipi, l’impiego di materiali e tecniche sofisticate su base artigianale, poiché ogni museo richiede costruzioni speciali, mai di serie.
Tra le grandi realizzazioni della Goppion ricordiamo la vetrina per la Gioconda al Louvre, le vetrine per i gioielli della Corona inglese, Torre di Londra, la vetrina per la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, le vetrine per il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci per la Biblioteca Ambrosiana di Milano e tante altre realizzazioni per i più grandi musei del mondo.
Laboratorio museotecnico Goppion
Conferenza stampa venerdì 14 novembre ore 17.00
Sala dell’Orologio di Palazzo Marino
La straordinaria opera del grande Maestro sarà visibile per la stampa accreditata o in possesso di invito dalle ore 16 nella Sala Alessi
La mostra aprirà al pubblico con ingresso libero dal 16 novembre al 14 dicembre 2008
Disponiamo anche di immagini in alta risoluzione con i particolari del dipinto.
Catalogo SKIRA editore in Milano
Sito Ufficiale della mostra:
www.eni.it/cultura
Contatti:
Ufficio Stampa mostra:
Lucia Crespi
tel. 02 89415532 - 02 89401645
lucia@luciacrespi.it
Ufficio Stampa Eni
Tel. 02.52031875 – 06.5982398
Centralino Eni
+39-0659821
ufficio.stampa@eni.it
ALEART – Direzione Evento
Cinzia Manfredini, tel. 0372. 534422- 348.2721574,
c.manfredini@aleartprogetti.com
Scheda tecnica dell’evento
CARAVAGGIO A MILANO
La Conversione di Saulo
Sede:
Milano, Palazzo Marino, Sala Alessi
Piazza della Scala
Data:
Dal 16 novembre al 14 dicembre 2008
Aperta liberamente al pubblico con ingresso gratuito
Nei giorni 6/7/8 dicembre la mostra sarà CHIUSA al pubblico
Informazioni al pubblico:
tel. 02 54277
attiva 24h/24h
Prenotazioni gruppi e scuole:
tel. 02 6597979
Alle scuole saranno riservate alcune fasce orarie:
martedì e giovedì dalle ore 9.30 alle 11.30
La prenotazione è obbligatoria al numero telefonico 02 6597979
dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00
per 5 giorni a settimana
Visite guidate
Servizio di visite guidate su prenotazione per gruppi organizzate da
Ad artem prenotabili al numero telefonico tel. 02 6597979
Per le scuole, le visite guidate e animate sono gratuite fino
ad esaurimento posti.
Catalogo
SKIRA in vendita all’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele
Sito ufficiale della mostra
www.eni.it/cultura
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
Con il Patrocinio del
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
Promossa da
Comune di Milano
Famiglia Odescalchi
Eni
Cultura dell’Energia
Energia della Cultura
Mostra ideata e curata da
Valeria Merlini e Daniela Storti
Una produzione
Aleart progetti d’immagine