Water Carefully
Dal Friday 15 May 2009
al Tuesday 26 May 2009
Orari: lun/ven h. 11.00/13.00 - 15.00/19.00
Comunicato stampa evento: Water Carefully
Water Carefully nasce dalla riflessione sul rapporto tra: "segno naturale" e "segno artificiale" e di come tale rapporto si relazioni all’interno di ambiti differenti. E' evidente, nel lavoro dei sei artisti internazionali partecipanti alla mostra, la consapevolezza dei richiami ideologici che fanno parte del paesaggio culturale contemporaneo quali l’eco del modernismo, i riferimenti a contesti storici ed anche un interessante tentativo di affrontare un nuovo misticismo.
Nei lavori di Sue Carlson possiamo osservare riferimenti alla nebbia o ad un paesaggio nordico dove il freddo domina sovrano, mentre nel video di Neil Stewart si vede concretamente la bruma che circonda una formazione rocciosa; tale paesaggio potrebbe raffigurare una visione idilliaca dell’estremo oriente, riferita all’antica Cina degli imperatori, o fare da scenografia ad una favola arcaica. Il paesaggio naturale è presente anche nei lavori di Anna Johnson, benché all’interno siano inseriti elementi geometrici; suggestivo è il risultato dato dalla combinazione di una qualità prettamente femminile come ‘hand craft’ e dall’astrazione geometrica tipica dei pittori maschili della meta del Novecento. Anche l’artista Eloise Ghioni si appropria del richiamo all’astrazione pittorica maschile del Novecento, pur inserendo dei riferimenti culturali dell’Estremo Oriente, in particolare del Giappone, tramite l’utilizzo della carta di riso che sottolinea come il modernismo occidentale sia sempre stato influenzato dalla filosofia e dall’estetica dell’Estremo Oriente. L’installazione collocata a mezz’aria tra il soffitto e il pavimento di Ghioni serve anche come gateway tra i diversi lavori all’interno dello spazio di Neon e stimola una riflessione sul concetto di pieno/vuoto riferito al luogo fisico della galleria. Yuki Ichihashi precede l’installazione della Ghioni con una proiezione video che ritrae l’interno di un paesaggio industriale, dove il lento e cadenzato cadere di una goccia d’acqua al suolo, unito al canto di quattro voci, tenta un’equivalenza fra suono naturale e voce umana; si crea così un chiasmo fra parole sensate (seppur appena percettibili) e la pura sonorità dell’acqua. Nell’opera di Andrew Smaldone invece, si trovano riferimenti allo stile architettonico dell’ottocento ‘Antebellum’, tipico del sud est degli Stati Uniti d’America. Dialogano con il quadro rappresentante la facciata architettonica di una villa coloniale americana altri lavori di piccolo formato, creando un senso di atmosfera derivante dalle forme geometriche che li compongono. Questi elementi possono essere descritti, citando Ellesworth Kelly, "come il desiderio di trovare i propri temi nella casualità dei piccoli momenti", ad esempio nei ‘pattern’ geometrici delle ombre delle finestre, anche se in realtà quelle finestre hanno un riferimento politico.
Spesso il confronto diretto tra lavori di diversi media che affrontano questioni ‘importanti’ conduce ad un risultato che è nel migliore dei casi superficiale, e rischia inoltre di illustrare solo un punto di vista. Ciò che avviene in questo caso è invece curioso, perché dimostra come questa collettiva sia capace di riscoprire tramite la manipolazione degli oggetti, dei materiali e delle immagini il miglior modo di elaborare le idee, irrorandole con freschezza per renderle assolutamente attuali.