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DELIZIE, LUSINGHE E COCCOLE D’AUTORE

Dal giovedì 06 novembre 2003
al giovedì 06 novembre 2003

Comunicato stampa evento: DELIZIE, LUSINGHE E COCCOLE D’AUTORE

Benemeriti della Cultura e dell’Arte


Dal 22 ottobre 2003 è on line la nuova versione del sito della Fondazione Accorsi,

accessibile anche ai non vedenti e ipovedenti.

Visitate www.fondazioneaccorsi.it: aspettiamo i vostri suggerimenti e i vostri consigli.

Se desiderate, votate il nostro sito all’indirizzo www.musei-it.net/vlmp/





giovedì 6 novembre 2003, ore 21.00

DELIZIE, LUSINGHE E COCCOLE D’AUTORE

Giallo. Mistiche pagode e fiori di loto

Letture di testi del Sei e Settecento, con Arcangela Cursio



Durante i secoli in cui la Cina fu mal governata dai Ming (1368-1644), il romanzo ha rappresentato il mezzo per criticare tutti i mali della società cinese, tra i quali l’oppressione del sistema familiare, la soggezione della donna e la corruzione dei funzionari. Il capolavoro di questo periodo è il Chin P’ing Mei (il titolo riproduce i nomi delle 3 mogli del protagonista), un perfetto quadro dell’antica società cinese.

Nel periodo di regno hsüan-ho (1119-1125) del Maestro del Tao, il Capodanno veniva festeggiato in questo modo: il giorno prima del quindicesimo del primo mese lunare, la carrozza imperiale onorava della sua visita il Monastero delle Cinque Montagne Sacre e lo Stagno della Perenne Felicità. Questa uscita era accompagnata da duecento coppie di lanterne rivestite di garza rossa con candele dorate. Alla prima luna piena dell’anno lunare si aggiungevano ventagli col manico di vetro o giada e i banditori reggevano lanterne di seta rossa guarnite di perle. Il quindicesimo giorno il corteo imperiale andava al Monastero della Suprema Purezza. Il giorno seguente, l’imperatore, assiso sul trono, si mostrava al popolo per pochi istanti. Subito dopo la popolazione aveva il permesso di passeggiare e divertirsi. Verranno lette due poesie, la prima intitolata Il messaggio della fanciulla, opera del dotto Hu Hao-jan, la seconda dell’imperatore (Epoca Song - XII secolo).

Le Ricordanze della torre Hsiang-wan di Ch’en Peichih, scritte in memoria di una concubina, sono testimonianza di vita privata della famiglia cinese. Queste notizie di carattere intimo, come i giochi, i riti in onore degli antenati, la gerarchia di legami tra uomo, genitori, moglie e figli, possono essere ammirate nei papier paint del Museo Accorsi.

Il romanzo classico della dinastia Ch’ing è invece Il sogno della Camera Rossa di Ts’ao Hsüeh-ch’in, in cui viene narrata la vita di un ricco giovane cinese.

La moda per la chinoiserie, nata in Francia alla corte del Re Sole, vede fiorire nelle residenze nobiliari europee gabinetti cinesi, in cui vengono esposti pregiati manufatti del Katai: carte dipinte alle pareti, lacche e porcellane. A metà Settecento in Inghilterra la passione per la Cina si diffonde anche nei giardini. Riallacciandosi ai racconti fantastici di Marco Polo, compaiono pagode, tempietti e ponticelli di gusto cinese, come ci racconta John Scott nel poema Li Po, pubblicato nel 1782, dove descrive il suo parco di Amwell.

Lorenzo Magalotti (1637-1712), membro dell’Accademia della Crusca, noto studioso di scienze e di paesi lontani, pubblica nel 1697 la Relazione dalla China, in cui si descrive anche la condizione della donna, dei figli e le usanze cinesi riguardo il matrimonio.

Pietro Metastasio(1698-1782), padre del Melodramma, fu ispirato più volte dal lontano Katai, come ad esempio nell’opera L’eroe cinese. Noi leggeremo dei versi dedicati al tè, la nuova bevanda cinese che si afferma insieme al caffè. Il poeta celebra le foglie del tè per la capacità di stimolare l’ingegno a nuove composizioni, mentre viene sorseggiato in splendide tazze di porcellana. Il rinvigorimento mentale porta Metastasio a sfidare il celebre Orfeo.

Carlo Gozzi (1720-1806), in contrasto alla riforma goldoniana, scrive fiabe teatrali, rifacendosi alla Commedia dell’Arte. Il realismo di Goldoni viene sostituito dal meraviglioso mondo delle favole. Alla corte di Pechino si svolge la commedia Turadot, musicata in seguito da Giacomo Puccini. La principessa propone ai suoi pretendenti tre enigmi da risolvere per avere la sua mano. Ben presto si diffonde la fama della crudele Turandot, che fa decapitare la testa ai perdenti. Riuscirà a risolverli solo il nobile Calaf.

Pietro Verri (1728-1797), fondatore de Il Caffè, il celebre giornale della cultura illuminista a Milano, ci riporta un divertente dialogo tra un avvocato europeo e un funzionario dell’imperatore cinese, che presenta l’incontro tra due diverse culture.



Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Prenotazione obbligatoria al numero 011.812.91.16



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