Fondazione Antonio Mazzotta - Dettaglio evento

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Beuys vs Warhol - Omaggio a Lucio Amelio

Fondazione Antonio Mazzotta

Sede Foro Buonaparte 50, Milano 20121
Altre informazioni Tel +39 02 86912297 | informazioni@mazzotta.it | http://www.mazzotta.it/

Data di apertura martedì 06 novembre 2007
Data di chiusura domenica 30 marzo 2008

Orari:
tutti i giorni, ore 10.00-19.30; martedì e giovedì, ore 10.00-22.30
Gli artisti correlati Andy Warhol, Joseph Beuys
Curatori Michele Bonuomo

Comunicato della mostra : Beuys vs Warhol - Omaggio a Lucio Amelio

Omaggio a Lucio Amelio

A cura di Michele Bonuomo

Conferenza stampa di presentazione
martedì 6 novembre ore 11,30
Mondadori Multicenter
piazza Duomo 1, Milano
Saranno presenti
Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano
Daniela Benelli, Assessore alla cultura, culture e integrazione della Provincia di Milano
Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia

Ingresso: intero € 8,00; ridotti € 5,50/4,50
Per informazioni tel. 02.878197, fax 02.8693046, informazioni@mazzotta.it
Sezione didattica: tel. 02-86912297 (prenotazioni gruppi/scuole, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 15)
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta

Partendo da una data, il 1980, e dalle due Grandi Anime dell’arte contemporanea, il tedesco Joseph Beuys e l’americano Andy Warhol, abbiamo strutturato una mostra che è una rassegna del lavoro “italiano” dei due grandi artisti è al contempo un omaggio al gallerista Lucio Amelio, artefice e regista dell’incontro storico e, al contempo, uno dei protagonisti del panorama dell’arte internazionale che, nei suoi circa trent’anni di attività (1965-19949 vide passare e in molti casi nascere nella sua galleria napoletana quanto di più importante e innovativo la ricerca andava proponendo.
Il 1980 è una data centrale nella storia di Lucio Amelio. E’ l’anno che proietta con prepotenza sulla scena internazionale dell’arte un lavoro, una personalità “non allineata” e un’energia potente, che già da tempo avevano lanciato segnali inequivocabili. È l’anno, appunto, in cui le due anime estreme della contemporaneità - Joseph Beuys e Andy Warhol - scelgono Napoli come luogo ad alta densità creativa.
Il primo aprile 1980, con la mostra dei ritratti che Warhol aveva fatto di Beuys, si compie questa magia: e alla polvere di diamante sparsa da Warhol sul volto lunare dell’artista tedesco, Beuys rispose nella stessa occasione con una nell’antro della Sibilla Cumana.

Di quell’incontro restano restano una serie straordinaria di ritratti - forse gli ultimi davvero potenti di Warhol -, le immagini di una giornata interminabile e irripetibile e il resoconto che, con quell’animo da eterno Peter Pan della banalità postmoderna, Warhol fa nei suoi diari.
Il 23 novembre 1980, poi, succede qualcosa che stravolge profondamente la coscienza e le cose: una devastante scossa di terremoto si abbatte su Napoli e sui territori dell’Irpinia e della Basilicata. L’intuizione che la tragedia ha infranto la crosta carsica dell’anima è immediata in Lucio Amelio.
Quella notte che cambiò il destino di genti e di luoghi, anche la vita di Lucio Amelio si incanalò lungo una percorso che avrebbe dato un segno e un senso diversi a tutta la sua esistenza: i sessanta secondi che fecero tremare la terra in lui si sarebbero amplificati all’infinito con il progetto Terrae Motus, un work in progress che in breve tempo coinvolse i protagonisti dell’arte contemporanea internazionale di quegli anni.

Nel febbraio del 1981 fu Beuys con Terremoto in Palazzo - una mostra e una serie di performance ormai storiche - a tracciare l’impianto “teorico” di quella che da rassegna, presto si sarebbe trasformata in collezione. E sarebbe diventato il cuore della Fondazione Lucio Amelio. L’altra “risposta”, di forte impatto formale ed emozionale, fu quella data da Warhol nel dicembre del 1982: tre grandi tele, con la riproduzione serigrafica della prima pagine del quotidiano Il Mattino del 26 novembre 1980, amplificarono all’infinito il titolo-urlo del giornale (Fate presto).
In maniera quasi vorticosa arrivarono subito dopo le potenti risposte di Mimmo Paladino, di Ernesto Tatafiore e di Cy Twombly. Della stessa intensità sono i lavori successivi di Alfano, Barcelò, Borowski, Brown, Buren, Burri, Cragg, Cucchi, Haring, Halley, Fabbro, Gilbert & George, Kiefer, Kounellis, Long, Mapplethorpe, Mc Dermott & McGough, Merz, Penck, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Richter, Salle, Schifano, Schnabel, Taaffe, Van Elk, Vedova, ecc.
Insomma, la risposta che gli artisti danno alla violenza della Natura innesca un processo creativo fino a quel momento sconosciuto a Napoli, e di sicuro tra i più dinamici che abbia conosciuto l’arte dell’ultimo quarto del XX secolo.
Tutto quanto si muove da quel momento in poi (le mostre a Napoli e al Grand Palais di Parigi, una forte attenzione internazionale) appare ancora come un misterioso processo alchemico, che solo un sulfureo mago napoletano come Lucio Amelio poteva innescare.

Nel febbraio del 1981 fu quindi Beuys con Terremoto in Palazzo - una mostra e una serie di performance ormai storiche - a tracciare l’impianto “teorico” di quella che da rassegna, presto si sarebbe trasformata in collezione. E sarebbe diventato il cuore della Fondazione Lucio Amelio. L’altra “risposta”, di forte impatto formale ed emozionale, fu quella data da Warhol nel dicembre del 1982: tre grandi tele, con la riproduzione serigrafica della prima pagine del Mattino del 26 novembre 1980, amplificarono all’infinito il titolo-urlo del giornale (Fate presto).

In maniera quasi vorticosa arrivano subito dopo le potenti risposte di Mimmo Paladino, di Ernesto Tatafiore e di Cy Twombly. Della stessa intensità sono i lavori successivi di Alfano, Barcelò, Borowski, Brown, Buren, Burri, Cragg, Cucchi, Haring, Halley, Fabro, Gilbert & George, Kiefer, Kounellis, Long, Mapplethorpe, McDermott & McGough, Merz, Penck, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Richter, Salle, Schifano, Schnabel, Taaffe, Van Elk, Vedova, ecc.

Insomma, la risposta che gli artisti danno alla violenza della Natura innesca un processo creativo fino a quel momento sconosciuto a Napoli, e di sicuro tra i più dinamici che abbia conosciuto l’arte degli ultimi venticinque anni. Tutto quanto si muove da quel momento in poi (le mostre a Napoli e al Grand Palais di Parigi, una forte attenzione internazionale e, infine, la nascita della Fondazione Lucio Amelio) appare ancora come un misterioso processo alchemico, che solo un sulfureo mago napoletano come Lucio Amelio poteva manipolare, miscelando ingredienti impossibili e pericolosi per qualsiasi altro apprendista stregone: «Io sono contento di essere un uomo del Sud, di far parte di un popolo che possiede una particolare magia», dichiarò LA in una delle sue ultime interviste.

«L'arte è magia e la magia è incontrollabile, io cerco solo di organizzarla, come ho fatto con Terrae Motus. Il limite tra magia e santità è molto sottile e, diciamolo francamente, anch’io in qualche modo aspiro a diventare santo».
Partendo da una data (1980) e dalle due anime dell'arte contemporanea (Beuys e Warhol) si può dunque strutturare una mostra che è al contempo un omaggio a Lucio Amelio e una rassegna dei protagonisti dell’arte internazionale che scelsero la sua galleria napoletana, nei suoi circa trent’anni di attività (1965-1994) come laboratorio in cui misero a punto e mostrarono idee e opere.
Per quanto riguarda le opere da selezionare è fondamentale attingere soprattutto alla Collezione Terrae Motus, oggi esposta nella Reggia di Caserta, e recuperare opere significative esposte nella galleria di Lucio Amelio (anche prima e dopo il 1980) provenienti da alcune importanti raccolte pubbliche napoletane (Banco di Napoli, Museo di Capodimonte) collezioni private italiane e straniere.
Importante e inedito in questa mostra è l’apporto che può venire da alcuni archivi fotografici (Mimmo Iodice, Peppe Avallone, Bruno Del Monaco, Fabio Donato, Luciano D’Alessandro, Ferdinando Scianna, Josef Koudelka, Robert Mapplethorpe, ecc,) per quel che riguarda Lucio Amelio e l’attività della sua galleria; come è significativo recuperare il cortometraggio che Mario Martone realizzò con Lucio Amelio negli ultimi mesi prima della sua scomparsa (1994) e le sue partecipazioni come attore ai film di Lina Wertmüller (Sabato, domenica e lunedì (1990), Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova - si sospettano moventi politici, 1978; Fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia, 1978; Pasqualino Settebellezze, 1975); e al film di Mario Martone (Morte di un matematico napoletano, 1992). E, infine, i materiali di archivio della galleria (lettere, testi inediti, fotografie private) provenienti dagli eredi Amelio.

Michele Bonuomo