Fondazione Mazzullo - Dettaglio evento

Palazzo Duchi di Santo Stefano - Vicolo De Spuches, Taormina 98039
Tel +39 0942 610273
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CECITA'

Fondazione Mazzullo

Sede Palazzo Duchi di Santo Stefano - Vicolo De Spuches, Taormina 98039
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Data di apertura venerdì 22 luglio 2005
Data di chiusura domenica 24 luglio 2005

Comunicato della mostra : CECITA'

CECITA'

ARTISTI: Giovanni Manfredini, Valerio de Filippis, Angela Maltoni, Paolo Mattioli, Giovanni Monti, Giancarlo Savino

PERIODO: dal 22/07/05 al 24/07/05

ORARIO: dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 tutti i giorni (possono variare, verificare sempre via telefono)

Progetto itinerante a cura di Tania Giuga

Inaugurazione venerdì, 22 luglio h 19.30 performance "Occhio bello-Suo fratello" di Giovanni Monti, leggeranno i testi Marco Mazzocchi e Vivian Neve (speaker radiofonica di Radio SIS di Catania), con il contributo artistico del consulente di immagine Salvo Filetti


CECITA'
Il corpo ha un'anima? E l'occhio ha intera consapevolezza dell'anima delle cose? Cosa ne sarebbe di un mondo devastato dal morbo della cecità?
Scotomizzato di quel salto ineffabile che lega la registrazione analitica del visibile al non-dicibile del corpus artistico?
In un universo orbo l'infezione epistemologica condurrebbe al ritorno delle esigenze primarie: alla mera sopravvivenza. Pretesto di questa riflessione la letteratura, ma anche l'esperienza di un pubblico curioso quanto insensibile agli stimoli poco perspiqui dell'arte contemporanea. José Saramango - premio Nobel per la Letteratura 1998 - con il suo romanzo morale "Cecità" intraprende un viaggio feroce, dentro l'Uomo oscurato della capacità di leggere il reale attraverso lo sguardo. Ablati della vista a causa di un contagioso "mal bianco" i protagonisti di questo percorso ai confini con il dicibile si confrontano con la vacanza dell'etica da salotto di cui i paesi industrializzati si nutrono quotidianamente; costretti loro malgrado a sondare la segregazione, l'avidità, i precetti di una sapienza dell'ovvio e del proverbiale che, come in tutte le pesti narrative, viene travolta e ribaltata. Quale arte potrebbe sopravvivere in un universo caduto in disgrazia del suo strumento primo: la vista? Il bell'accessorio culturale indispensabile a saziare gli appetiti secondari dell'individuo senziente?
Questo micro progetto nasce dalla volontà di scorrere storie invisibili, di procedere a tentoni settorialmente, in direzione degli angoli oscuri delle più comuni percezioni. La pittura, il disegno-segno, la fotografia, l'installazione, la performance. Tutti sintomi inequivocabili di un'osservazione viscerale, magica,
divinatoria. Un'attitudine venefica rubricata sotto l'etichetta ambigua dell'epidemia creativa: non un enunciato, ma un'eccedenza. Il nuovo spettatore della vecchia ossessione rappresentativa è chiamato a interrogarsi non solo su quel che "vede", ma su come funziona il suo individuale modus osservandi. Delocalizzare, desoggettivizzare, scoprire interstizi di senso per approdare a equilibri di consapevolezza insospettabili: nelle arti, nelle geografie, negli esigui territori della nostra svogliata attenzione alle variazioni della "Morte negli occhi".


FOCUS: ARCHITETTURE D'OMBRA, DI CORPI E DI AZIONI, DI CENSURE

"E proprio come usciamo dalla storia per eccesso di storia, usciamo dalla rappresentazione per eccesso di immagini" - (J. Baudrillard, La sparizione dell'arte)

Questa curatela chiama a sé due architetti - Maurizio Militello e Vincenzo Busà - a sentire la struttura e il vanish point delle opere, il differente potenziale fra registrazione epidermica e visione accidentata, costretta ad esercitare sulla "merce" dell'arte un giudizio di riconoscimento. L'artista Giovanni Monti, alla sua terza prova da performer e regista per l'occasione di 'Occhio bello-suo fratello', mette in scena un'azione di matrice Dada-surreale caratterizzata da un perno letterario che adopera l'ironia come detonatore di senso: "Avere un punto di vista conta più di avere la vista?. L'intervento corporeo di due corpi di ballerine (Federica Esposito e Paola Valenti della Scuola di danza di Robertino Zappalà), sarà "manipolato" dal maquillage creativo del coiffeur visagista Salvo Filetti, il quale marcherà ulteriormente la metafora di esclusione dello sguardo attraverso il topos più emblematico dell'identità femminile: la chioma. Monti concerterà, come un irriverente Pigmalione, un doppio tableaux vivant, che avrà luogo solo durante il vernissage inaugurale, di cui rimarranno le "spoglie" e le riproduzioni fotografiche e video, a testimonianza dello "scandalo" della sparizione.



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Con il patrocinio di:
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