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DissonanZen Musiche su Due DimenSioni

Fondazione Morra

Sede Palazzo dello Spagnuolo - Via Vergini 19, Napoli 80137
Altre informazioni Tel +39 081 454064 | fondazmorra@virgilio.it

Data di apertura domenica 02 marzo 2003
Data di chiusura domenica 02 marzo 2003

Comunicato della mostra : DissonanZen Musiche su Due DimenSioni

Musiche per flauto e nastro magnetico di Maderna, Gualtieri, di Scipio, Schiavoni

Fondazione Morra-Palazzo dello Spagnuolo - via Vergini 19 (adiacenze Piazza Cavour)



Il 2 marzo 2003 alle ore 21 a Palazzo dello Spagnuolo in Via Vergini 19 - Napoli "Musiche su due dimensioni", sesto appuntamento della stagione "Dissonanzen .02.03, inaugura il breve capitolo intitolato "Musica e Multimedia" che, in collaborazione con la Fondazione Morra, avrà altri tre appuntamenti: il 30 marzo con "Omaggio a Harry Smith" e il 30 e 31 maggio con lo spettacolo "Una notte a Cuma".



Partendo da un capolavoro del genere ‘strumento solista e nastro magnetico’ ovvero ‘Musica su due dimensioni’ di Maderna, Dissonanzen affronta il tema del rapporto tra il suono degli strumenti e il suono elaborato dalla tecnologia. In prima esecuzione napoletana saranno eseguiti alcuni pezzi di importanti compositori del panorama italiano tra cui Agostino di Scipio (titolare al conservatorio S. Pietro a Majella della cattedra di musica elettronica), Vincenzo Giulio Gualtieri, e Marco Schiavoni.



DISSONANZEN 2002/2003 MUSICA E MULTIMEDIA



Il Novecento ha trasformato radicalmente il nostro rapporto con la musica. L’avvento dei mezzi di registrazione e riproduzione del suono ha inciso profondamente sull’evoluzione del linguaggio musicale, orientandolo alla diffusione di massa in misura sconosciuta ai secoli precedenti. La possibilità che ha oggi un oggetto musicale di essere serializzato e ascoltato, restando assolutamente identico, da milioni di persone in tutto il mondo, ha sposato irrevocabilmente la produzione musicale alla logica del mercato e ha invaso la nostra quotidianità di suoni ³virtuali², rendendo marginali le occasioni di ascolto di musica prodotta da esseri umani in carne e ossa. Agli albori del cinema, essendo le pellicole prive di sonoro, lo spettacolo cinematografico era, ad esempio, accompagnato da musicisti che suonavano in sala, improvvisando su temi adatti al clima delle immagini; poi si è passati alla realizzazione di colonne sonore registrate dal vivo direttamente sulla pellicola; oggi si lavora al computer, progettando in campo esclusivamente virtuale il commento sonoro. Accanto all’uso a livello industriale dei nuovi mezzi di trattamento del suono per scopi dichiaratamente commerciali, si è dipanata l’avventura della ricerca e della sperimentazione delle nuove opportunità offerte al musicista ‘colto’ dai nuovi media, e spesso gli esiti di tale avventura hanno affrontato in modo esplicitamente critico la massificazione implicita nel loro uso. Si è tornati a improvvisare dal vivo i commenti sonori alle immagini filmiche, anche in festival esplicitamente dedicati, ma anche a utilizzare le immagini digitali per la confezione di nuovi eventi artistici, performance, installazioni che si propongono di verificare sistemi inediti di relazione tra suono e immagine. A partire dall’immediato dopoguerra si è assistito alla creazione di studi di fonologia nei quali i compositori hanno potuto apprendere le nuove tecnologie di elaborazione del suono in tempo reale, e utilizzarle per nuove forme di opere per la sala da concerto che si dotava, nei paesi più evoluti, di sofisticatissimi sistemi di riproduzione sonora.

Dissonanzen propone tre eventi in cui in maniera diversa si affronta il rapporto dialettico tra la presenza viva della musica e degli interpreti e i nuovi media. Ci è sembrato interessante in tal senso sviluppare quattro direttrici diverse: quella più evidente dell’incontro/scontro tra uno strumento musicale fisicamente presente e il nastro magnetico nel concerto intitolato ‘Musiche su due dimensioni’; quella della sonorizzazione dal vivo di opere cinematografiche dell’artista americano Harry Smith, che eludeva la serializzazione della pellicola cinematografica dipingendo a mano ciascun fotogramma; ed infine la contemporanea utilizzazione della danza, della musica e dell’elaborazione elettronica dei suoni e delle immagini nello spettacolo multimediale di Alessandra Petitti e Marco Schiavoni ‘Una notte a Cuma’, dedicato al mito classico della Sibilla cumana.