Un altro passo. Una nuova impronta sul percorso tracciato da David Reimondo attraverso la “materia prima” che da anni lo accompagna: il pane.
Questa mostra focalizza una scena nella sequenza - quasi cinematografica - costruita dall’artista utilizzando il pane: abbrustolito e incapsulato nella resina, come metafora del corpo nelle sue diverse, possibili espressioni.
David Reimondo materializza su una base di fette da toast un mondo di immagini, contorni e forme, facendole abbrustolire attraverso un minuzioso procedimento che crea corpi ora delineati, ora sfumati, in una gamma di toni che li rendono vitali e tridimensionali. La tridimensionalità viene messa in risalto dall’incapsulamento del pane in un unico blocco di resina, che oltre a conservare un supporto altrimenti destinato a naturale deterioramento, consente alle fette di fluttuare all’interno di una superficie limpida e uniforme, proiettando ombre sul fondo bianco come corpi sospesi e leggeri, pur nella loro gravità.
La scelta di non avvalersi di una tecnica tradizionale rende peculiare il lavoro di Reimondo, che non va considerato pittura e tantomeno scultura o fotografia. Eppure, racchiude in sé elementi di ciascuna di esse: è segno, immagine, ha un peso, una tridimensionalità; è complessa, polivalente, multiforme. Come la vita dell’essere umano e il mondo nel quale vive, di cui l’artista realizza mostre come fossero sequenze di un “film” via via intitolate BodyBread, BodySpace, BodyAbstract: cioè la nascita, l’esplorazione della dimensione spaziale, la scoperta di una dimensione astratta e spirituale, la smaterializzazione nel virtuale.
David Reimondo è nato a Genova. La sua esperienza artistica si è sviluppata fra l’Italia e l’estero. Vive e lavora a Milano.
Simbolo del corpo, ma al tempo stesso veicolo di significati che lo trascendono e lo completano rappresentandone le estensioni astratte, il pane diviene immagine d’ogni sfaccettatura dell’esistenza. Ma soprattutto strumento di interazione che viene proiettato e inserito in un contesto (quello della comunicazione globale dell’era contemporanea) in cui reale e virtuale sfumano l’uno nell’altro; in cui l’identità fisica (mappata univocamente a livello chimico dal DNA, realizzato dall’artista con segmenti di pane in un’opera esposta in questa mostra) convive e si sovrappone a quella virtuale, tanto da riuscire ad abbattere barriere millenarie rendendo possibile (attraverso un semplice “nick name” e in un “click”) un dialogo improbabile: come quello via e-mail che Reimondo si diverte a inventare fra Sua Maestà la Regina (simbolo della tradizione) e la cantante Amy Winehouse (icona della trasgressione).
Una comunicazione priva di barriere, in un mondo ormai privo di confini. Come suggeriscono, ammiccando da una delle pareti della galleria, i continenti rimescolati, capovolti, reinventati in un gigantesco Patch-World carico di significati “tra le fette”. E ancora, il gioco ottico di Sex Touch, groviglio di impronte sovrapposte che creano un dialogo intenso; una “sonorità tattile” sorprendentemente potente.
Nel comporre la molteplice realtà contemporanea, le identità personali, culturali e nazionali scendono in campo mostrando, nel loro gioco planetario, una nuova forza fondata su un’inconsistenza figlia di questo tempo in cui tutto, ma proprio tutto, può semplificarsi in un codice binario per poi trasformarsi, alla lettura, svelando la propria complessità. È il “gioco” del Semacode, opera innovativa ed efficace: metafora dei nuovi veicoli della comunicazione contemporanea. Un lavoro fatto di “pixel” di pane bianchi e neri accostati per creare un disegno apparentemente casuale, che in realtà è un codice che letto dai cellulari con fotocamera e connessione Internet si trasforma in un link a una pagina web. Dove l’ignaro e sorpreso spettatore troverà immagini o video continuamente rinnovati in modo che una sola opera, racchiusa in una cornice, divenga multiforme rivelando un significato aperto e dinamico. Come l’era della multimedialità di cui tutti siamo, con maggiore o minore consapevolezza, protagonisti.
Lo stesso uomo che ha modellato dapprima il suo piccolo intorno. Che ha iniziato a muoversi in esso per poi esplorare uno spazio sempre più vasto fino ai limiti dell’universo, è tornato a indagare sé stesso. E ha scoperto dentro di sé un mondo altrettanto vasto e pieno di segreti e meraviglie. Quel piccolo, potente essere che ha composto la prima frase, la prima melodia, si mette all’opera per reinventare il proprio mondo.
Jennifer Munoz
INAUGURAZIONE giovedì 11 settembre 2008 dalle 18.30 alle 20.00
11 settembre - 11 ottobre 2008
Albemarle Gallery
49 Albemarle Street
Londra
info@albemarlegallery.com
http://www.albemarlegallery.com/
In collaborazione con:
FABBRICA EOS Giancarlo Pedrazzini
tel 02 6596532
UFFICIO STAMPA Eleonora Tarantino
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