Il filo del discorso è semplice da trovare, è immediato: siamo in trappola. Nei nostri svolazzamenti vagabondi, oggi siamo incappati in una ragnatela la cui leggerezza ed elegante trasparenza ci attraggono in modo irresistibile. Ci avviciniamo, ci posiamo lì, non ce ne liberiamo più.
Questa volta il ragno è un Gatto. Che aspetta sornione, in disparte, l’effetto di quella trama che ha ordito con pazienza e attenzione per catturarci. E nemmeno ci dibattiamo, invischiati nella sorpresa, ma restiamo immobili a goderci la geometrica costrizione, inebetiti dal superiore esprit de finesse.
La tecnica della presa è lunga e certosina. L’uomo ragno percepisce il tempo dilatato, non come tutti noialtri insettini nevrotici e frenetici, sbatacchianti senza fine tra un qui e un lì che non ci danno tregua. Rispetto alla realtà assediante, l’uomo Gatto ha tempi suoi di esplorazione, di meditazione, di analisi, di riconsiderazione, di progettazione, di esecuzione, e di gioco. Il ragno Gatto riesce ad essere habilis, faber e ludens al contempo, senza patire scissioni caratteriali per questo. Sa tessere logicamente i suoi collegamenti illogici senza cadere in contraddizione.
La prima fase tattica della sua strategia sta nell’individuazione e raccolta delle parti costitutive dell’opera. Si avventura in giro alla ricerca di materiali da recuperare lì dove uno sguardo non attento vedrebbe solo scarti. Nella natura aperta, ad esempio, piccoli pezzetti di legno rimodellati e riportati dal mare. Ma pure, nelle discariche della cultura, residuati tecnologici in teoria senza più valore. Già l’occhio multiplo del trappolatore vede oltre le semplici apparenze e già s’immagina quell’hardware ridotto a trashware sotto sembianze di new-ware passibile di risorgere in artware.
Arte: la parola fatidica è sfuggita all’aperto. E allora, mutando la terminologia di riferimento, si potrebbe anche dire che per la sua tecnica di collage tridimensionale il Gatto artista muove dall'objet trouvé, passa per l’objet démembré e sfocia nell’objet réinventé. Di fatto, reinstallatosi al sicuro nella sua tana, architettando le proprie mosse successive sviscera – fisicamente – i frutti delle sue indolori razzie nella fase che si potrebbe ancora definire di anatomia descrittiva: smonta, seziona, ripulisce, suddivide e riordina tutte le “frattaglie” procurate. Ora pronte a rinascere.
Dopo decostruzione e analisi dei componenti, ecco infine un’organizzazione dello spazio che accolga l’attesa ricostruzione: è il momento magico della ridisposizione, quando tutto si inscatola razionalmente a mettere in scena, sospesi in tensione reciproca, gli elementi che fungeranno da efficace esca per l’attenzione delle animule fameliche di novità che entreranno in contatto visivo. La curiosità è una brutta bestia, mica sempre riusciamo a controllarla. Anzi. Così la trappola può scattare. Così le sculture da parete di Giorgio Gatto possono imprigionarci, sì, felici di soccombere.
Ferruccio Giromini
a cura di Ellequadro Documenti
testo critico di Ferruccio Giromini
11 febbraio - 15 marzo 2005
Le Terrazze del Ducale
Palazzo Ducale, quarto piano, Piazza Matteotti, Genova
inaugurazione: venerdì 11 febbraio
ore 20,30
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