Fotografia Italiana Arte Contemporanea - Dettaglio evento

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CRESCI – TRANCHINA, ANALOGIE

Dal giovedì 22 aprile 2004
al sabato 29 maggio 2004

Gli artisti correlati Davide Tranchina, Mario Cresci

Comunicato stampa evento: CRESCI – TRANCHINA, ANALOGIE

La Galleria FOTOGRAFIA ITALIANA prosegue la sua attività espositiva con
la mostra fotografica di due artisti

MARIO CRESCI E DAVIDE TRANCHINA



CRESCI – TRANCHINA, ANALOGIE



GALLERIA
FOTOGRAFIA ITALIANA
Via Matteo Bandello 14, Milano


Presentazione alla stampa mercoledì 21 aprile 2004 ore 13.00


Inaugurazione per il pubblico giovedì 22 aprile 2004 dalle 18.30 alle 21.00


La mostra rimarrà aperta al pubblico
da venerdì 23 aprile a sabato 29 maggio 2004 dalle 15.00 alle 20.00
Chiuso domenica e lunedì – sabato su appuntamento




Catalogo Charta
Testi di Angela Madesani





Per informazioni contattare:
Ufficio Stampa
Ilaria Barbieri Marchi
tel. 02 49 89 892
fax 02 433 15 067
ilariabarbieri@neveroff.it
press@neveroff.it

MARIO CRESCI E DAVIDE TRANCHINA


CRESCI – TRANCHINA, ANALOGIE


Dopo la mostra di Silvio Wolf e Pio Tarantini il percorso all’interno della storia della fotografia italiana continua con una mostra in cui si propongono i lavori di due fotografi-artisti: Mario Cresci (1942) e Davide Tranchina (1972). Si tratta di un confronto generazionale in cui la ricerca fotografica si muove sul terreno dell’arte in tempi diversi, ma con modalità e ricerche assai vicine fra loro. I trent’anni che separano Cresci e Tranchina non sono, cioè, un ostacolo per riuscire a costruire un discorso unitario fondato sulla coerenza della ricerca.
Ancora una volta ci si trova di fronte alla consapevolezza di una rilettura storica in cui personaggi sin qui collocati in un ambito prettamente fotografico, vengono, attraverso la mostra e il libro che l’accompagna, riletti in una chiave diversa che mette a confronto serrato il mondo della fotografia in senso stretto con quello dell’arte.
L’esempio di Mario Cresci, che sin dai suoi primi passi ha fatto un lavoro molto vicino alle esperienze dell’arte e che, tuttavia, sinora è stato esposto e considerato perlopiù in ambito fotografico, è in tal senso calzante. Il suo è un cammino lungo quasi quarant’anni che da una sperimentazione legata a problemi percettivi e di design si sviluppa nella straordinaria esperienza compiuta in Lucania, di ricerca linguistica e antropologica, per arrivare sino ai nuovi ultimi lavori sull’ambiguità della visione, tutto attraverso una profonda coerenza teorica e formale. Quella che, talvolta, potrebbe apparentemente rivelarsi come una dimensione antropologica sociale nel lavoro di Cresci è in realtà una profonda riflessione sul linguaggio, sul metalinguaggio e la metafotografia, che affascina profondamente Tranchina, che si muove in tempi e con strumenti diversi ma sullo stesso cammino. Tranchina, nei suoi lavori a colori di grande forza visiva, non è interessato a riprodurre la realtà come un fotoreporter ma a riproporre e a studiare la sua rappresentazione, attraverso il filtro dell’immagine perlopiù pubblicitaria stereotipata, fortemente segnata dal gusto dell’epoca e della società da cui viene prodotta.
I lavori esposti sono diversissimi da un punto di vista estetico e formale, proprio perché ci troviamo di fronte a due personalità ben definite, ma vi sono tra loro vicinanze nel modo di muoversi, di concepire il mezzo fotografico, di gestirlo e anche di intendere la fotografia, che hanno fatto decidere questo curioso esperimento in cui vengono messi a confronto quaranta anni di storia della fotografia italiana, che oggi più che mai necessita di essere osservata e studiata con la giusta consapevolezza del suo valore anche relativamente al panorama internazionale.