“Credo siano i personaggi più realistici che abbia mai creato. Mi sono immedesimata completamente in loro.
Potrebbero essere me. E’ questa la cosa terrificante, quanto sia stato facile trasformarmi in una di loro.”
--Cindy Sherman
Gagosian Gallery presenta una serie di nuove fotografie di Cindy Sherman.
Da più di trent’anni Sherman ha fatto di sè stessa l’oggetto della sua opera, trasformandosi continuamente per indagare il concetto di identità attraverso immagini fotografiche che controlla completamente come autrice, regista, costumista e perfino modella. Una performer totale, Sherman coglie con il suo obbiettivo ogni possibile distorsione di viso e corpo. La sua incisiva manipolazione di peso e forma fa emergere attraverso i suoi lineamenti e la cura di ogni dettaglio, dalle unghie agli accessori di scena, anche la più sottile espressione. Sin dai suoi primi scatti Sherman ha assunto una miriade di identità femminili, da adolescente a casalinga, da
aristocratica rinascimentale a femme fatale, rivendicando come proprio lo spazio sociale e psicologico che tutte queste donne hanno abitato nel corso della storia.
In queste nuove immagini Sherman rappresenta donne agiate di mezza età, all’apice del potere sociale ma soggette al declino fisico e, nonostante lo scudo protettivo dell’abbigliamento, completamente messe a nudo dalla macchina fotografica e dallo sguardo dello spettatore. La spietata rappresentazione suggerisce uno sconcertante limite tra finzione e realtà in cui regna la commiserazione. Vestite dei segni convenzionali del benessere, dagli abiti sontuosi alle acconciature sofisticate, ed incorniciate dagli ambienti elaborati delle loro vite privilegiate,
queste figure esageratamente curate si sgretolano sotto l’occhio inesorabile della macchina fotografica. Ad un primo sguardo questi personaggi proiettano un mondo di benessere e successo, restituito su una scala dimensionale che richiama gli imponenti ritratti commissionati dai grandi mecenati del Rinascimento. Le dimensioni ingrandite producono però l'effetto inverso, puntando l'attenzione su ogni imperfezione - le macchie di età, le rughe, la pelle cadente, gli abiti eccessivi.
Inoltre, ad uno sguardo più attento, gli sfondi si rivelano separati dai personaggi che racchiudono, essendo stati fotografati in un momento successivo e poi aggiunti digitalmente per completare – in realtà minandola – l’integrità della composizione.
Untitled (#470) indossa un abito rosso di seta dalla scollatura inusuale. Il viso è coperto dal trucco pesante, gli occhi arrossati sono evidenziati dalla matita nera e le sopracciglia fortemente delineate in uno sguardo di perenne stupore. Il dettaglio più lampante è il ventaglio spagnolo, un tocco di civetteria che, stretto nella morsa della mano ruvida, riesce solo a stendere un’ombra sgradevole. Untitled (#476) posa con il suo cagnolino in un interno arredato elegantemente con boiserie di legno scuro e un grande quadro alle spalle, indossando un raffinato vestito da sera su cui spicca una preziosa collana di perle. Il pelo argentato dell’animale, che si rivela essere un peluche, riprende la tonalità dei suoi capelli. In Untitled (#468), una matrona dall’aspetto decrepito in foulard, cardigan e guanti bianchi, posa con braccia incrociate davanti ad un edificio stile impero. Gli occhi stanchi, cerchiati di rosso, e i denti macchiati rovinano la sua immagine altrimenti formale e attentamente costruita. In Untitled (#473), una signora impellicciata con i capelli a caschetto e il trucco sgargiante posa su un brillante sfondo caleidoscopico. Costruita come una banale fototessera, quest’opera attira esplicitamente l’attenzione sulla tecnica di sovrapposizione artificiale usata dall’artista, abbracciando contemporaneamente i diffusi processi e le convenzioni della fotografia digitale.
Cindy Sherman vive e lavora a New York. La sua opera è stata oggetto di innumerevoli mostre internazionali di rilievo tra cui quella presso il Museum of Contemporary Art, Chicago (1997), poi esposta al Museum of Contemporary Art di Los Angeles, Galerie Rudolfinum, Praga, Centro Cultural de Belém, Lisbona, Museé d'art Contemporain de Bordeaux, Museum of Contemporary Art, Sydney, e la Art Gallery of Ontario, Toronto, (1997- 2000); la Serpentine Gallery, Londra e la Scottish National Gallery of Modern Art (2003); il Musee Nationale Jeu de Paume, Parigi (2006), poi esposta alla Kunsthaus Bregenz, Austria, al Louisiana Museum for Moderne Kunst, Danimarca, e alla Martin Gropius Bau, Berlino (2006-2007).
Anteprima riservata alla Stampa domenica 7 giugno 2009 ore 17.00
Inaugurazione alla presenza dell’artista 7 giugno 2009 dalle 19.00 alle 21.00
7 giugno - 19 settembre, 2009
Prorogata all’8 ottobre 2009
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