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Nana Onishi - "Natura Morta"

Dal sabato 27 settembre 2003
al mercoledì 26 novembre 2003

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Comunicato stampa evento: Nana Onishi - "Natura Morta"

Vernissage: Sabato 27 Settembre 2003, ore 18:00

Orari : 17 :30 – 20 :00
dal Martedì al Sabato e su appuntamento


Nana Onishi, nata a Tokyo, ha studiato pittura in Giappone (Kanazawa College of Art) e fotografia e mixed-media a New York (Pratt Institute). A New York, dove tuttora risiede, Onishi ha esposto sia in personali (“Body/Liquid”,Language, New York, 2001) che in diverse rassegne collettive, tra le quali ricordiamo “Artists in the Marketplace” (1997, The Bronx Museum of the Arts) e “Reactions” (2002, Exit Art). Da ricordare la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 2001, invitata per l’esposizione “Markers”, dove ha presentato una immagine che ha destato scalpore ed interesse: un bouquet di fiori incorniciati da una striscia di salsiccia su un brillante sfondo rosso.

“Natura Morta” è la sua prima personale in Italia, paese al quale è legata personalmente da anni. In questa mostra Onishi rivisita alcuni dei temi più tradizionali legati alla creazione artistica in Giappone -- la memoria, il senso dell’effimero, la morte -- attraverso mezzi d’ espressione squisitamente contemporanei: fotografia e installazioni multimediali. I suoi materiali, presi dalla vita quotidiana, spaziano dall’inorganico – vetro, velluto, fibra – all’organico -- fiori a diversi stati di freschezza, carne macellata -- in diverse configurazioni e combinazioni cromatiche.

La giustapposizione di un bouquet di fiori con una striscia di salsiccia -- presentata sia in forma fotografica che in mixed-media – è un’immagine in cui si insinua un legame tra vegetale e animale, linfa e sangue. Il modo con cui la salsiccia incornicia le rose suggerisce un rito di offerta agli dei. Ma la carne così macellata e compressa richiama alla mente immagini anche terribili: costrizione, soffocamento, mutilazione. Si tratta di un modo di affermare la fondamentale ambiguità dei materiali scelti senza tentare di risolverla.

Onishi è ossessionata dal sottile confine tra bellezza e decadimento fisico, vita e morte. Nel catturare il primo istante che segue la morte biologica di un fiore, le sue installazioni ne esaltano la bellezza ancora intatta, così come il profumo, richiamando al contempo l’attenzione verso l’inizio della sua trasformazione inesorabile in forma dessiccata. La presenza di fiori, naturalmente, segna vari tipi di celebrazioni e festività, nonché rituali in onore dei morti. Nella installazione che occupa la sala grande della galleria, se da un lato vengono evocate ancora una volta immagini e situazioni rituali, dall’altro si crea uno spazio deliberatamente neutro, estremamente rarefatto, definito da tre semplci elementi verticali e superfici bianche, lucide. L’installazione utilizza rose fresche appena colte poste come in un letto alla base di tre colonne in fibra di vetro, vuote al loro interno, il cui ruolo è di suggerire gli elementi portanti di uno spazio in disuso, disabitato. Una fessura le percorre nella loro interezza, permettendo al visitatore di cogliere il letto di rose rosse all’interno delle strutture cilindriche e di sentirne (o, sinesteticamente, immaginarne?) il profumo. Le fessure non sono osservabili dal punto di entrata della sala: inizialmente nascoste all’osservatore nel momento in cui accede allo spazio, la loro scoperta, e la sensazione olfattiva che a loro idelamente si accompagna, coglie così di sorpresa. Con questa epifania sensoriale, Onishi vuole offire una metafora del dolore per la perdita del nostro passato o dell’entusiasmo per la sua improvvisa -- e sorprendente -- riconquista.

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