Galleria Falteri - Dettaglio evento

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Safet Zec - Opera Grafica 1992/2007 - Parte Seconda

Galleria Falteri

Sede Via della Spada, 38/r, Firenze 50123
Altre informazioni Tel +39 055 217740 | falgraf@tin.it | http://www.falteri.it/

Data di apertura giovedì 08 novembre 2007
Data di chiusura sabato 08 dicembre 2007

Gli artisti correlati Safet Zec

Comunicato della mostra : Safet Zec - Opera Grafica 1992/2007 - Parte Seconda

I PARTE INAUGURAZIONE GIOVEDI 11 OTTOBRE 2007 ore 18 (fino al 3 Novembre 2007)
II PARTE INAUGURAZIONE GIOVEDI 8 NOVEMBRE 2007 ore 18 (fino al 8 Dicembre 2007)

Doppia inaugurazione alla Galleria Falteri di Antonio Berni che torna all’incisione dopo un anno di mostre di pittura. Per la prima volta a Firenze uno dei maggiori artisti della Ex Yugoslavia SAFET ZEC e la sua opera grafica. Dalla vastità dell’opera nascono due mostre consecutive che espongono ciascuna 30 incisioni di grande formato realizzate dal 1992 ad oggi (tutte le opere antecedenti il 1992 sono andate perdute nella furia devstatrice della guerra) dall’11 ottobre la prima trance e dall’8 novembre la seconda (l’artista sarà presente a entrambe le inaugurazioni).

SAFET ZEC, nato in Bosnia nel 1943, è arrivato in Italia con la famiglia nel 1992 in conseguenza della guerra dei Balcani; oggi vive e lavora a Venezia. Dalla fine della guerra torna spesso nel suo paese a Pocitelj vicino Monstar dove, dalle rovine del suo atelier di grafica, ha recentemente fondato una scuola di incisione per giovani artisti.
Artista di fama internazionale, oltre 100 mostre all’attivo, un suo autoritratto è stato esposto tra quello di Picasso e di Duchamp alla mostra Moi!, inaugurata al Museé du Luxembourg di Parigi, e poi agli Uffizi; lo scrittore e filosofo Jorge Semprun sta lavorando a un saggio sul suo lavoro; l’International League of Humanists gli ha conferito il premio umanistico Linus Pauling.

“Da una guerra si esce sempre allo stesso modo, con in mano un sacchetto con poche cose o senza niente. Io ho il diritto e il dovere di dipingere e incidere come dipingo e incido oggi. E’ la mia battaglia quotidiana. Contro le stupidaggini, la tv che vende, lo scherzo scacciapensieri in cui vogliono farci vivere. (…) Creare dopo Sarajevo? Non potevo continuare con paesaggi poetici, alberi meravigliosi. Oggi la mia arte è preghiera. Ha un’altra drammaticità, una gestualità diversa. Non raffiguro temi religiosi, la religiosità è nello sguardo concentrato su piccole cose semplici, un piatto, una pagnotta, un cestino, una mano, una finestra. Dietro la sofferenza cerco sempre la bellezza. Nel mio lavoro c’è l’eco dei maestri del passato, certo, Rembrandt è il mio padre artistico. Prima, prima della guerra, mi definivano “realista poetico”. Dopo, ogni gesto è preghiera”.
Così parla Safet Zec, in un’intervista a L’Espresso del 15 settembre 2005.

GALLERIA FALTERI
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