Giovanni La Cognata - Sikelia
Galleria Forni
Sede Via Farini 26, Bologna 40124
Altre informazioni Tel +39 051 231589 | forni@galleriaforni.it
| http://www.galleriaforni.it/
Data di apertura sabato 29 settembre 2007
Data di chiusura giovedì 25 ottobre 2007
Orari: martedì-sabato, ore 9.30-13.00 / 16.00-19.30; chiuso lunedì e festivi
Comunicato della mostra : Giovanni La Cognata - Sikelia
Inaugurazione sabato 29 settembre ore 18.00
SIKELIA, la grande mostra antologica di Giovanni La Cognata ospitata a luglio al Palazzo Ducale di Sabbioneta, darà anche il titolo alla sua personale di Bologna, mostra di apertura della nuova stagione espositiva della Galleria Forni. In occasione dell’inaugurazione verrà presentato il catalogo monografico dell’artista edito da Skira con testi di Daniela Del Moro
Una trentina di opere recenti daranno vita ad un interessante percorso espositivo che condurrà il visitatore nell'entroterra siciliano, lontano dalle mete turistiche della costa, tra la gente del luogo, negli animosi centri storici del ragusano ma anche nelle periferie semi-deserte dei grossi centri urbani. Numerose sono le vedute campestri, con le immense distese di grano punteggiate da ulivi e carrubi, ma numerose sono anche le visioni urbane dominate da incantevoli palazzi barocchi.
Ogni dettaglio nelle tele di La Cognata traspira umanità, storia, autenticità, calore, vita. Con un linguaggio fedele alla tradizione pittorica, votato a scoprire l'essenza delle cose, La Cognata ci conduce in una terra magica, in una dimensione umana totalizzante ove quiete e infinito inducono alla contemplazione della bellezza: gli antichi greci la chiamavano SIKELIA.
Note biografiche di Giovanni La Cognata
Giovanni La Cognata nasce nel 1954 a Comiso (Ragusa), dove tuttora vive e lavora. Dopo gli studi all'Istituto d'Arte della sua città, si dedica alla pittura. Del 1978 è la prima esposizione collettiva, di due anni dopo la prima mostra personale. All'inizio il suo lavoro è dedicato al ritratto, ma presto rivolgerà la sua attenzione al paesaggio che sarà, insieme ai dipinti figurativi, fondamentale nella sua crescita poetica e stilistica. Importante per la sua formazione, la decisione nei primi anni Ottanta, di trasferirsi a Milano dove troverà i maggiori contatti e opportunità nel far conoscere il suo lavoro ai critici ed alle gallerie. Dopo circa dieci anni d'attività a Milano, si accorge che la grande fonte di ispirazione dei suoi dipinti è la forza inesauribile dell'attrazione alla sua terra, decide così di ritornare nella sua Sicilia e rivivere "dal vero" le grandi emozioni della luce mediterranea: sarà la svolta, le sue tele vibreranno di nuovi cromatismi, rendendo gli azzurri dei cieli abbaglianti, infiammando i gialli dei campi d'estate, vivacizzando i verdi di primavera. Per un decennio, i dipinti di Giovanni La Cognata rispecchieranno il mutare delle stagioni, gli intensi colori dei paesaggi della Sicilia dove la luce e le lunghe ombre del silenzio e della solitudine sono naturali. Realizzerà in questi anni anche una serie di magnifici dipinti figurativi, dove la ricerca della luce è unita alla grande liberazione di energia che viene dall'espressione dei suoi "ritratti". Del 2000 le prime comparse all'estero con una mostra alla Albemarle Gallery di Londra ed alla Galerie Prom di Monaco di Baviera. Dal 2001 è chiamato a partecipare a numerose rassegne collettive in luoghi istituzionali come quella del 2004 alla Galleria d'Arte Moderna di Catania con gli artisti del Gruppo di Scicli e quella del 2005 al Palazzo Ducale di Gubbio Il paesaggio italiano contemporaneo. Tra le mostre più recenti, la personale nel maggio del 2006 alla Galleria Dir'Arte di Modica,che precede la mostra "Sicilia" al Museo Civico di Chiusa, in provincia di Bolzano. Del luglio 2007 è la grande mostra antologica dal titolo "Sikelia" allestita al Palazzo Ducale di Mantova, con catalogo Skira e presentazione di Daniela Del Moro. Per il mese di ottobre dello stesso anno è in programma la personale alla Galleria Forni di Bologna.
ingresso libero
Testo Critico di Daniela Del Moro
GIOVANNI LA COGNATA
“…di cui rifletto la luce”
La mia anima è il riflesso del mondo che mi circonda
non esiste senza di lui, non matura un altro segreto
l’immagine la più remota e la più prossima alla realtà
è la bellezza della mia donna di cui rifletto la luce
(dalle Poesie d’amore di Nazim Hikmet)
In fondo l’arte o, forse, un certo modo di “fare” arte è frutto non solo di una scelta, ma anche di un’iniziazione. E se alla scelta provvedono spesso, anche con crudeltà e durezza, tanto lo spirito critico quanto la sperimentazione, all’iniziazione si perviene non solo sotto la spinta di illuminazioni e suggestioni puramente interiori, ma anche dopo lunghe meditazioni su un complesso di insegnamenti, di letture, di antropologie del vivere, di conoscenze forse soprattutto “segrete” perché strettamente personali e riservate. Ed è fondamentale conoscere la terra di Sicilia per apprezzare, nel profondo, la riservatezza di chi ne viene generato: anime trepidanti, sicuramente ansiose di viaggi e dipartite, ma anche gente silenziosa, di un silenzio intimo e profondo, un silenzio che sa “ascoltare” con gli occhi, sempre attenti ed espressivi, gente che misura con sguardi e gesti la “sfrontatezza” di una regione unica per colori, suoni e profumi.
L’isola è per natura territorio che abbraccia e contiene: è circondata e scossa dal movimento di acque spesso “impertinenti”, è memoria di approdi, di battaglie, d’invasioni, ma anche di culture lontane, di matrimoni delle arti e del vivere, ed è soprattutto madre, terra che consola e trattiene i suoi figli, regalando loro profumi rari e legandoli nelle viscere con i “nodi” della nostalgia. Forse una malinconica nostalgia potrebbe essere il sentimento che più di altri sembra nato e alimentato nelle pieghe dell’anima isolana.
Un’anima isolana felice e un po’ inquieta - come solo gli artisti sanno esserlo – Giovanni La Cognata della sua terra ha scelto il tempo migliore, il tempo di un ritorno, il tempo dell’introspezione e dell’osservazione, il tempo della riconoscenza verso un mondo che parla al femminile: donne che, come la Sicilia, lo hanno generato, amato, consolato, aspettato e donne come i suoi paesaggi, le sue case, i suoi balconi, i suoi cieli…
Anche se come nota Marco Di Capua, “La Sicilia di Giovanni La Cognata è quella da cui non si vede il mare“, è innegabile che la ricercata condizione cromatica dei suoi “azzurri” racchiuda i toni intensi di orizzonti senza limite, dove l’occhio si perde e arriva al “profumo” della costa e del mare.
Un profumo di salsedine che arriva nel cuore delle case, nelle strade arroccate dei paesini di montagna, negli orli delle gonne e nelle rughe degli anziani, un profumo che La Cognata riesce a percepire e trasferire nei suoi lavori più intimi: i ritratti della madre, della moglie Irene, degli amici con cui si condividono passioni e si beve vino. Di ognuno coglie il momento, l’essenza, la conoscenza e riemerge ancora assoluta la sua passione per una pittura che parla di storia, di grandi maestri che nello studio della “ figura” hanno regalato il meglio del “sentimento“ e della narrazione.
Sicuramente oltre l’apparente visione di una condizione estetica, a me pare che il momento caratterizzante della dimensione artistica di La Cognata, forse più del risultato in sé, sia dato dal processo pittorico: non la “forma” raggiunta dalla composizione creata importa, bensì il “formarsi” della figurazione. Una figurazione lontana dall’accezione che il termine può suggerire: figura-azione. Per l’artista l’azione è comunque un fermo immagine, un prima e un dopo, un racconto che coglie il movimento nella pennellata e nel colore, ma non per questo emotivamente meno intenso.
Nei suoi palazzi, nelle sue vie e non meno nei suoi paesaggi come naturalmente nelle sue figure, il protagonismo espressivo è assoluto; lontano dall’accademismo di matrice impressionista - che la scelta figurativa a volte può suggerire - La Cognata vive il suo rapporto con la pittura in maniera più intensa, vibrante di un’introspezione che solo dall’espressionismo può alimentarsi. Le sue finestre assolate hanno gli occhi chiusi per il riverbero di una luce “scoppiata” come soltanto in quella Sicilia accade nella tranquilla ora di pranzo, con la solitaria presenza di maestosi edifici e piccole case, come donne consapevoli di una natura mediterranea e sensuale.
“Anime calde” come i muri e le strade che si “sciolgono” sotto i tacchi seguendo un ritmo lento e senza età, le sue case sono protagoniste assolute di silenzi apparenti, consapevoli di una bellezza che viene da lontano, forse portata dalla musica greca che ha lasciato tracce e generato “figli”, o forse alimentata dal suono di fonemi ovattati che puoi cogliere passando tra vicoli mossi solo dalle “curve” dei balconi. Certo, la musica, ecco cosa ci avvolge osservando i quadri di La Cognata, un suono costante che nel bagliore attutisce i toni, per animarli ancora come onde nei campi gialli e deserti; e nel “suono” della gente, la “sua” gente nascosta dietro un albero, assopita in un campo, appena sveglia dietro le tante finestre chiuse, negli scorci assolati di colline, nell’unico accenno di movimento di una macchina, nel sorriso della sua compagna: è lì che la musica prende vita…
C’è in ogni caso anche una componente scientifica che detta ordine nelle composizioni pittoriche di La Cognata e che sembra richiamare l’antica ars combinatoria, memorizzando un punto di partenza che si ritroverà poi, seguendo un piano organico di sviluppo, in tutte le ramificazioni e diramazioni prospettiche delle sue vedute. Il pregio dell’opera, dunque, si genera ulteriormente nello sviluppo di una ricerca cromatica di forti tensioni, dove la forma e il “modo” di ordinare il discorso rappresentano, anzi sono, come avviene nelle più pure espressioni del Barocco, il contenuto stesso dell’opera.
Il suo modo di analizzare e “fare” pittura non è mai frutto del caso ma, semmai, si può dire ottenuto per “addizione” e “sottrazione”: una ricerca simile a quella di un compositore che, partendo da un tema, costruisce un gruppo omogeneo.
Addizione, quando il tema accoglie il fragore abbagliante delle “percussioni” nella definizione di una luce solare che diventa cifra di riconoscibilità estetica; sottrazione, quando il tema insegue non il principio della variazione ornamentale, bensì quello della metamorfosi, del tempo rallentato e solo apparentemente sospeso. Un equilibrio raro e ricercato, in quella libertà espressiva garantita da una interpretazione lirica del vivere: quella stessa che Bach definiva Veranderungen, un termine che ha un significato più vasto di variazione implicando concetti quali trasformazione, adattamento, analisi, indissolubilmente legati allo “spazio” dei sentimenti nel silenzioso frastuono della sua pittura.
Nasce così il viaggio verso la conoscenza, per l’artista e per chi ne vuole condividere percorsi, emozioni e verità. La verità di una Sicilia ricca di un fascino che ha il sapore alchemico della memoria contemplata con attenzione dall’artista e dallo spettatore, nel sapore della tradizione pittorica fatta di tempi e di attese, con un personalissimo senso dell’ordine e dello spazio, della scena e della rappresentazione, dello studio costante e dell’approfondimento della tecnica.
E tutto deciso da un unico principio d’ordine: l’attenzione cadenzata, il ritmo, il si/no della dialettica etica, tutto descrivibile come una funzione d’onda: dividere lo spazio su piani ottici e cromatici, perché tutto sta nel tempo con cui lo si attraversa. I movimenti degli attori in scena – siano finestre, corpi, strade o palazzi – sono sempre da coreografare nel calcolo delle masse, dei colori e dei corpi, quando all’improvviso uno scoppio di risa femminili lascia che tutto cresca da sé su un sano principio di osservazione e deduzione, tra significato e ritmo.
Ecco perché per un artista come La Cognata dobbiamo parlare anche di componente scientifica del “fare arte” o come direbbe lui del “dipingere”: le arti visive e le scienze sperimentali si fondano entrambe sulla possibilità umana di superare quella visione ordinaria della realtà alla quale siamo geneticamente legati e la funzione parallela delle arti e delle scienze è proprio quella di scuotere la nostra abitudine a vedere come i nostri avi, continuando così il processo evolutivo della nostra specie, ma sotto una spinta conoscitiva. La scienza e l’arte, dunque, possono esprimere, ciascuna a suo modo, una stessa intuizione in un gioco ripetuto di esperienza e di pensiero, attraverso un confronto fra immagine emergente e “dati sensoriali”, spontanei o provocati, fino a sentire il raggiunto “significato” dell’opera. O fino a sentire “viva” la relazione fra i colori, i contorni e le “parti” oltre la condivisione estetica.
Una cultura di tradizione per La Cognata, sicuramente nell’approccio tecnico della pittura ad olio e nella scelta di una realtà apparentemente oggettiva come poetica, ma che mantiene viva e vitale l’interazione innovativa con un processo più complicato di rappresentazione, dove il compito è alimentare il cambiamento di percezione rendendolo concreto perché gli altri lo percepiscano, lo vedano e infine cambino. Entrare nel mondo profondo dell’arte di Giovanni La Cognata mi ha portato alla convinzione che la conquista o l’appropriazione di uno “spazio” nel mondo dell’espressione e della dimensione artistica sia, non già il frutto di stimoli, suggerimenti, esortazioni e sollecitazioni esterne, né che ambizioni personali, presagi di successo lo abbiano catturato, ma sia invece il risultato di un processo conoscitivo di sé stesso come incipit e delle sue radici come rispetto profondo e vincolante della memoria, come interprete raffinato che sa cogliere anime e sfumature, storia e attualità, nella contrapposizione di una pittura “accecante” per musica e colori, ma sempre frutto di determinazione e profonda sensibilità, dove abita lo suo spirito.
Ed è un insegnamento importante di fronte a tempi e persone che si fanno depositari di certezze.
Daniela Del Moro