Giovanni Iudice + Riccardo Gusmaroli
Galleria Forni
Sede Via Farini 26, Bologna 40124
Altre informazioni Tel +39 051 231589 | forni@galleriaforni.it
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Data di apertura sabato 13 novembre 2004
Data di chiusura giovedì 09 dicembre 2004
Comunicato della mostra : Giovanni Iudice + Riccardo Gusmaroli
Due differenti espressioni artistiche coesistono in questa mostra: il realismo di Giovanni Iudice e il mondo immaginario di Riccardo Gusmaroli. Il tradizionale mezzo espressivo della matita e del pennello utilizzati da Iudice si contrappongono alle tecniche più insolite sperimentate da Gusmaroli; l’uno esprime tutta la durezza della realtà, l’altro invece quasi la rifugge o meglio la rielabora per approdare a varianti ludiche.
Giovanni Iudice nasce nel 1970 a Gela, dove vive e lavora.
Indipendentemente dalla tecnica utilizzata, matita o olio, i lavori di Iudice rivelano un realismo preciso e meticoloso. I soggetti dei suoi lavori, prevalentemente ritratti, nudi femminili, ma anche paesaggi e interni, vengono scansionati da un occhio indagatore che non lascia certo spazio all’immaginazione. Eppure dando visibilità ad innumerevoli particolari suggerisce sorprendenti percezioni di verità nascoste. Come egli stesso afferma “quasi sempre fotografo il soggetto che mi interessa e da esso traggo tutte le peculiarità per far affiorare forme imperscrutabili della realtà”.
Riccardo Gusmaroli nasce a Verona nel 1963, vive e lavora a Milano.
Le sue opere sembrano descrivere il piacere del viaggio nell’immenso mondo dell’immaginario e quindi del gioco: interviene su un oggetto esistente secondo una lettura diversa rispetto a quella più oggettiva conferendogli un aspetto giocoso. Ad esempio, per movimentare l’aridità descrittiva delle carte nautiche, applica un vortice di piccolissime barche di carta fatte a mano e incollate una a una che assumono il significato grafico delle correnti, “… si muovono in sciami come le api smarrendosi e ritrovandosi nell’oceano dell’illusione, una geometria riscattata dal ghirigoro. In altri casi è il totale bianco su bianco ad annunciare la presunzione di un viaggio che non conduce in nessun luogo fisico ma apre lontani varchi nell’infanzia … (…) La fantasia sostituisce così almeno in parte la realtà fornendole un apporto allegorico che ne riscatta l’appiattimento descrittivo e conoscitivo. (...)”