Comunicato della mostra : INTERFERENZA - Hidetoshi Nagasawa
HIDETOSHI NAGASAWA
INTERFERENZA
scultura site specific e opere su carta
a cura di LAURA VECERE
La galleria Il Ponte inaugura la stagione espositiva autunnale con una mostra dedicata all’artista transnazionale, giapponese di origine, occidentale di adozione Hidetoshi Nagasawa.
Secondo un caratteristico modus operandi, che Nagasawa persegue fin dagli anni Sessanta, scegliendo di realizzare le sue opere in situ, ideate “in” e “per” quel luogo, in un serrato dialogo tra ambiente e scultura, tra opera e spazio, realizzerà appositamente per la sala superiore della galleria una scultura site specific dal titolo Interferenza. Composta da una trave in legno di castagno squadrata di 30 cm di lato e lunga 1100 cm, realizzata in due elementi che si congiungono al centro attraverso un particolare incastro e sorretta ad ognuna delle estremità da un troncone di trave trasversalmente contrapposto all’altro. Questi la sostengono a circa un metro dal suolo per un magico equilibrio di forze contrarie, che paiono togliere peso a questo enorme elemento sospeso.
La mostra prosegue nella sala inferiore attraverso una serie di raffinate opere su carta (uno dei mezzi di espressione privilegiati dall’artista, tanto da essere spesso trattata come vero e proprio mezzo scultoreo) che si intersecano in un gioco di relazioni e rimandi fra pieni e vuoti fra luci e ombre con nastri di rame incollati, dove talvolta appare del colore che, tratto attraverso l’acido dalla natura del rame, si distende sulla carta nelle sue varianti di verde ceruleo. Questo nucleo compatto di opere, datate 2004 – 2005, è realizzato su carte di formato 100x70 cm, fra cui se ne evidenzia una di grandi dimensioni, 210x300 cm, composta da nove moduli.
Nota biografica
Hidetoshi Nagasawa nasce in Manciuria (da genitori giapponesi, ivi trasferitisi per il lavoro del padre, medico militare) il 30 ottobre del 1940. Durante il conflitto mondiale con l’attacco dell’Unione Sovietica la famiglia è costretta a fuggire in Giappone, vicino Tokyo.
In questi difficili anni minati dalla guerra, Nagasawa frequenta la scuola secondaria dove si avvicina all’arte contemporanea aprendosi ai gruppi d’avanguardia (Neo-Dada) e in particolar modo scoprendo l’attività del gruppo Gutai (di cui ammira la creatività, la libertà di espressione attraverso le loro Azioni e la novità del linguaggio - con ogni mezzo si può esprimere l’idea - in opposizione alla tradizionale cultura accademica dell’ambiente artistico giapponese) visitando le loro ripetute Esposizioni Indipendenti organizzate al Museo di Tokyo dal giornale Yomiuri News Paper fino al 1964.
Nel 1963 si laurea al corso di Architettura e Interior Design e in seguito lavora in uno studio di design di un grande magazzino e poi in uno studio di architettura.
Nel 1966 inizia il suo - quanto mai fondamentale e per la sua vita e per la sua arte - viaggio in bicicletta attraverso l’Asia toccando Bangkok, la Malesia, Singapore, l’India, il Pakistan, l’Afghanistan, la Persia, l’Iraq, la Giordania, il Libano, la Siria, la Turchia. Dall’Oriente all’Occidente, dalla Grecia all’Italia, da Brindisi a Napoli, Roma, Firenze e Milano, dove nel 1967 si conclude la sua irripetibile avventura (tipicamente zen: non proporsi dove arrivare, ma far tesoro di ogni esperienza vissuta per il raggiungimento del profondo sé - che per l’artista si sublimerà con la pratica dell’Arte).
Negli anni Sessanta a Milano si respira un clima di stimolante fervore artistico (l’esperienza dell’operato di Manzoni, di Fontana, e ora delll’Arte Povera) al quale non si sottrae Nagasawa che, trasferendosi nel quartiere operaio di Sesto San Giovanni, entra in contatto con artisti come Castellani, Fabro, Nigro, Trotta, Ongaro. In particolar modo stringerà una forte amicizia con Fabro.
Dal 1968 il lavoro di Nagasawa procede senza interruzioni creando i Solidi di plexiglas, gli Oggetti manipolati, le Azioni nella campagna lombarda. Nello stesso anno prende parte all’Art Festival di Anfo - Brescia - insieme al Gruppo Torinese (Marisa Merz, Getulio Alviani, Nanda Vigo).
Dei primi anni Settanta le prime personali, a Milano (Gallerie Lambert, Toselli), Roma (Gallerie L’Attico, Arco d’Alibert), Torino (Galleria Christian Stein) in cui l’artista rivela un suo percorso che si inserisce nell’ambito dell’ Arte Concettuale passando dai video alle parole, concepite come elemento visivo, incise su lastre metalliche.
In questi anni prende corpo anche una vera e propria produzione scultorea, con l’impiego dell’oro, del marmo, del bronzo.
Nel 1972 partecipa alla XXXVI Biennale di Venezia e sviluppa un importante rapporto di lavoro con Ardemagni della galleria milanese Arte Borgogna, che cura il catalogo della mostra dello stesso anno tenuta da Nagasawa a Basilea, Internationale Kunstmesse Art 3 ’72, con testi di Pierre Restany e Gianni Schubert.
Questo decennio ed il successivo vedono l’artista cimentarsi con successo in una produzione vasta e varia per temi (l’impronta del corpo, lo spazio, il tempo), mezzi di espressione, materiali (legno, ferro, cera, carta, bambù). Riscopre il valore della manualità e la scultura si espande su scala spaziale, risolvendosi in vera e propria creazione di “luoghi” (tra i soggetti ricorrenti, dimore, stanze, porte, muri, recinti, barche, paraventi).
I riferimenti alla cultura orientale si accentuano; il tema del viaggio come passaggio tra diverse realtà, il bilico delle sue opere tra visibile e invisibile, la materialità della scultura che si rende leggera e trasparente sono condizioni determinanti nella manifestazione del proprio linguaggio.
Conseguentemente, gli impegni espositivi nazionali ed internazionali in personali e collettive, in spazi pubblici: 1978, Firenze, Palazzo Strozzi; 1982 e ’88, Biennale di Venezia; Galleria Comunale d’Arte Moderna, Bologna e privati: 1981, Galleria Sperone, Torino. Si susseguono Documenta di Kassel (1992), Biennale di Venezia (1993) - con sala monografica nel Padiglione Italiano - International Exhibition Center di Tokyo (1995, Giardino delle Sette Fontane, il primo giardino realizzato dall’artista), Fattoria di Celle di Pistoia (Iperuranio) e Fondazione Mirò di Palma di Mallorca (1996, Jardin), Palazzo della Triennale di Milano e Palazzo Pretorio di Certaldo (2001, Giardino della casa del té), Palazzo delle Stelline di Milano (2002), Il Caffè Letterario di Modena (2003), Galleria Arco d’Alibert (2004) e Nuova Pesa (2005) di Roma.
Molte sono anche le collezioni pubbliche e private, in America, Belgio e Giappone, che espongono i suoi lavori.
CATALOGO: f.to 30x21,5 cm, 35 pag., 12 tav. riprodotte a colori. Testo di Laura Vecere, biografia di Susanna Fabiani. Edizioni “Il Ponte” Firenze.
INAUGURAZIONE: sabato 8 ottobre 2005, ore 18.00
8 ottobre – 31 dicembre 2005
orario: 16/19.30 – chiuso lunedì e festivi
GALLERIA IL PONTE – via di Mezzo, 42/b – 50121 FIRENZE
Ufficio stampa:
Susanna Fabiani (susy@galleriailponte.com)