Quattro
Dal Friday 04 April 2003
al Sunday 04 May 2003
Comunicato stampa evento: Quattro
Il 4 aprile 2003 alle ore 18 presso la galleria d’arte “Maniero Associazione Culturale” sarà inaugurata la mostra “Quattro”, dedicata ad altrettante artiste donne: Marilù Eustachio, Myriam Laplante, Sabina Mirri e Orsina Sforza. Il testo in catalogo è di Bebetta Campeti.
Si tratta di artiste molto diverse l'una dall'altra, ma con un sotterraneo filo conduttore che lega il loro lavoro: l'ironia sottesa nel cogliere il reale, l'attenzione per il mondo ludico dell'infanzia, l'ossessività seriale dell'immagine, la quotidianità assunta a valore simbolico e, soprattutto, un modo illusionista e prodigioso di recuperare la realtà. La diversità dei linguaggi scelti dalle quattro artiste (dalla pittura ad olio alla performance, dalla fotografia al computer) rende ancor più stimolante il nesso tra i loro lavori e i significati che questi acquistano nel confronto reciproco. Qualcosa di simile all'atto che crea immagini illusorie, che compaiono e scompaiono, che si moltiplicano e si pongono come un enigma nella loro visionarietà.
Dal testo “Quattro” di Bebetta Campeti
“Nella notte di Myriam un groviglio di stantuffi, alambicchi e teiere distilla una catena infinita di elaborazioni, che dissolvono grumi di senso in flussi di significati. Un lavorio inesauribile prende corpo nella pace mortale racchiudente del buio, quando il corpo riposa svenuto dalla fatica del giorno e lo spirito vaga sfrenato nel mondo dei sogni”.
“Orsina è il mattino: cammina per strade invase di luce azzurrina con passo veloce, il naso puntuto in preda all’abbaglio di fresche visioni, all’armonia ritrovata di una consapevolezza senza parole, né opinioni, né giudizi. Orsina si ferma e contempla i rifiuti con occhio incantato. Il bello si staglia come oro nella crepa del muro, nel biancastro di umido muffito che scolorisce l’intonaco, nell’accumulo di materie deformi stratificato fra fichi e detriti avariati. Nella loro condizione emarginata di scarti, alcune sostanze mantengono le vestigia dell’identità precedente”.
“Sabina rimescola bacche rosse di fuoco in un labirinto di passioni attraente e maestoso, innocuo all’apparenza; sottigliezze di colori degradanti, quegli stami ordinati, quelle foglie, le ombre perfette: ma attenti, chi lo sfiora s’impiglia nelle spine che lacerano la carne, trova labbra che succhiano il sangue che sprizza da ferite d’amore, si fa coinvolgere dall’incandescenza di cuori che bruciano. Feroce è l’incantesimo del meriggio, quando non è la mezza luce lunare che t’inganna, ma l’abbaglio, il dardo del sole a picco che prima ti acceca e poi ti squaglia. Tu ti addormenti e dalle ombre attorno a te sbucano mondi sommersi che t’inghiottono”.
“Che cosa ho fatto? Chi sono? Che senso ha, oggi, la fatica di vivere?
Marilù non se lo chiede manco più: ridacchia, sapiente, malinconica. E’ abituata a domande così, alle domande senza risposte accettabili. Il suo è l’incantesimo del sublime possibile. Cammina leggera sul crinale fra luce e ombra, passeggia nel golfo che si apre fra forma e fantasma, illusione e verità, potenza ed esistenza, qui e altrove. Evoca apparizioni che s’incidono nel bianco come una ferita di china e poi si squaglia. Così, improvvisamente com’era comparsa, svanisce”.
Durata della mostra: dal 4 aprile al 4 maggio 2003
Orario di apertura: dal martedì al sabato, dalle 16 alle 20