Galleria Marabini - Dettaglio evento

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Opere 1981-2004 - Candida Höfer

Dal Friday 10 March 2006
al Saturday 29 April 2006

Orari:
Orario di apertura della Galleria:
dal Martedì al Sabato dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:30.
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Comunicato stampa evento: Opere 1981-2004 - Candida Höfer

Venerdì 10 Marzo 2006 la Galleria Marabini presenta la mostra personale di Candida Höfer, a cura di Paola Barbara Sega.
La mostra consiste in una selezione di sedici fotografie realizzate tra il 1981 e il 2004 che ritraggono interni di musei, alberghi, teatri, palazzi, biblioteche e sono scattate in varie città: Madrid, Basilea, Innsbruck, Dublino, Weimar, Rotterdam, Roma, Düsseldorf, Gent, Baden-Baden, Torino.
Insieme a Thomas Struth, Thomas Ruff, Andreas Gursky e Axel Hüttle, Candida Höfer è tra gli artisti fotografi più famosi al mondo e esponente del gruppo internazionalmente noto come la “Scuola di Düsseldorf”.
Tra le più recenti mostre personali dell’artista ricordiamo la retrospettiva Architecture of Absence presso University Art Museum, Long Beach, California e Norton Museum of Art, West Palm Beach, Florida (2005); nel 2003 insieme a Martin Kippenberger ha rappresentato la Germania alla 50a Biennale di Venezia e nel 2002 ha partecipato a Documenta 11, Kassel, Germania.
Numerose istituzioni museali hanno acquisito all’interno delle proprie collezioni permanenti lavori fotografici di Candida Höfer, tra questi: Centre Pompidou, Paris; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Kunsthalle Basel; Museum of Modern Art, New York; San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco.
In occasione della mostra presso la Galleria Marabini e di questo soggiorno in Italia Candida Höfer ha scelto proprio la città di Bologna per una nuova serie di scatti fotografici, a cui lavorerà nella primavera del 2006.


Candida Höfer indaga con stile documentario luoghi di incontro e di riunione in condizione di totale assenza dell’uomo. Per quanto forme e strutture esaminate si somiglino, nessun luogo é però mai uguale all’altro. Il piacere dell’archiviare ambienti e situazioni crea infatti una nuova organizzazione dello spazio che si dimostra sempre variegata nei raffinati scatti fotografici dell’artista.
I suoi lavori non vogliono mostrare la realtà oggettiva ma situazioni, superfici, atmosfere e oscillano tra l’inventario e la rappresentazione, tra il concetto e l’utilizzo pratico.
Nonostante le immagini siano fondate su vuoti assoluti e luminosi, il grande protagonista dell’opera di Candida Höfer rimane però sempre l’uomo, come abitante e artefice primo di spazi, ambienti e interni che rivelano indizi della sua presenza e della sua essenza, del suo vivere sociale e anche politico.
In tal modo la ricerca della Höfer passa ad un livello interiore di indagine, interrogandosi anche sul bisogno di artificio continuamente inseguito dagli uomini, con uno sguardo però preciso, senza pregiudizi.

Candida Höfer espone per la prima volta nel 1975 a Düsseldorf, città in cui si era trasferita nel 1973, per studiare, con grande passione e rigore, le arti visive alla famosa Kunstakademie. In quegli anni, l’artista tedesca ha avuto il privilegio di avere – fra gli altri grandi – come maestro Bernd Becher, che diventerà famoso, anche presso il grande pubblico, per le opere fotografiche eseguite con la moglie Hilla. Con lui impara ad amare la fotografia. Dopo la precedente esperienza cinematografica con il regista e fotografo Oli John, decide di fotografare i “diversi”, gli “altri”, seppur integrati nella sua città: i suoi concittadini turchi, sempre desiderosi di conservare le proprie abitudini. Li blocca, con il suo magico obbiettivo, nelle sale da the oppure in giardini pubblici, luoghi degni di preservare la millenaria riservatezza e il desiderio di meditazione spirituale tipico degli orientali. Con la mostra al Photographische Museum di Essen, dell’82, decide di concludere il ciclo della diretta presenza umana nelle sue opere. Si appassiona, quindi, allo “spazio”, soprattutto degli spazi conchiusi. Consacra il suo interesse per lo svelamento d’interni prestigiosi, come musei, biblioteche, aule universitarie, ma anche di luoghi ordinari come depositi, scantinati, magazzini e sale termali, tutto sempre ben conservato ed ordinato. Attraverso la sua mirabile poetica apollinea, che materializza il suo meraviglioso mondo interiore, fotografa eterogenei spazi vuoti, dove l’uomo non è più direttamente presente, ma lo è in differita. In maniera tangibile, appare l’umana operosità, la sua stessa fatica, il suo lavoro sconosciuto e anche misconosciuto. Le sue foto si potrebbero considerare come “inquadrature” a campo lungo e fisso (Still Life of Dead Pan), in modo simile opera - oggi - Steve McQueen, ricordo qui Deadpan del 1997, da me esposto all’Expo di Roma, nel 1988; questo procedimento crea un’immagine che risulta dal nanosecondo in cui l’artista azzera il movimento ed emerge il particolare. Penso che lo spettatore, dopo una paziente visione d’insieme, si accorga della presenza umana attraverso una fitta serie di segnali minimali, facilmente trascurabili da parte di visitatori frettolosi. Emergono così statue, artefatti artigianali e di design, ornamenti prestigiosi, ma anche alberelli e oggetti d’uso quotidiano, vicino alle grandi finestre e agli androni di depositi e di ospedali. Viene in mente la fatica degli artisti, degli architetti e dei designers e di tanti sconosciuti che lavorano per rendere accogliente la millenaria esigenza degli occidentali di costruire rifugi e luoghi protetti per conservare, ma anche potere, in uno spazio riservato, meditare e godere della libertà di sognare. Allora lo spettatore sorride e quelli della nostra generazione si accorgono che - forse - si è equivocato: la cultura non è asfissiante...
Paola Barbara Sega


Inaugurazione Venerdì 10 Marzo 2006 ore 18
10 Marzo – 29 Aprile 2006


Per ulteriori informazioni si prega di contattare la Galleria Marabini al numero 051 6447482.

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